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Perché una rivista di studi, di confronto, di informazione da e
sul mondo arabo-islamico e di dialogo fra Cristianesimo e Islam?
Innanzitutto, perché è naturale filiazione di un Centro che
si occupa di ricerca e di rapporti con la cultura araba e con lIslam;
in secondo luogo, perché queste ultime sono realtà ancora
sconosciute ai più, e così spesso caricate di mistero, di luoghi
comuni, di ansie e di timori. E idea comune che lIslam
si offra allOccidente come nuova immagine ostile,
sostiene Bassan Tibi nel suo interessante saggio Il fondamentalismo
religioso.
Timori alimentati dallemergere di un Islam radicale dal quale sembrano
attirate le masse diseredate dei Paesi musulmani. Un Islam che non intende
ritirarsi nei cuori e nelle coscenze, ma imporre i suoi
ordini e i suoi diritti a un popolo fatto di catene e di sangue per
forgiare, attraverso il potere amministrativo e legislativo, una società
che sia un modello di applicazione dei principi, delle concezioni,
delle regole e delle leggi di questa religione (Sayyd Qutb).
Fa dunque paura lIslam oggi ma attira interesse: perché? E quale
Islam? E, tutto ciò ha un fondamento reale? Indubbiamente, la
civiltà arabo-islamica, nella sua ricchezza, complessità,
particolarità e frammentazione geografica ed etnica riserba, per noi
che stiamo sullaltra sponda del Mediterraneo, ancora molto da scoprire.
E, certamente, pone molti interrogativi sui suoi rapporti con la modernità,
con il pluralismo democratico, con i diritti umani e il ruolo della donna,
sulle sue relazioni con lOccidente e i musulmani della diaspora.
Nei Paesi musulmani vivono, poi, minoranze religiose, in particolare cristiane,
che hanno, da un punto di vista storico, culturale e spirituale, grande
importanza. Quali sono i rapporti fra queste minoranze e la religione
maggioritaria? Ci sono limiti al pluralismo religioso e questi si riverberano
sul pluralismo sociale e politico? Cè dialogo?
Di tutto ciò vogliamo occuparci, consapevoli che questo mondo ci viene
incontro anche il fenomeno delle migrazioni di masse alla ricerca di esistenze
più dignitose. Ma quali saranno le nostre risposte?
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