SOMMARIO

Editoriale
Le Confraternite nell'Islam
Islam in Italia Un mosaico di appartenenze
Recensioni
Cultura Qualche notizia sulla lingua araba
Esperienze Viaggio in Turchia
Testimonianze Testamento spirituale di P. Christian
L’ intervista Un imam di Torino


Esperienze
Viaggio in Turchia

La Turchia, culla del cristianesimo delle origini, è stata la meta del primo viaggio che il Centro Peirone ha organizzato per promuovere la conoscenza diretta della situazione delle Chiese di Oriente. Si tratta di Chiese e di comunità cristiane autoctone il cui radicamento nella regione risale agli inizi stessi del cristianesimo.
La loro presenza è dunque antecedente l’espansione dell’islam che, in maniera progressiva, è divenuto la religione e la cultura maggioritaria della popolazione dell’area. Il viaggio ha così avuto due interessi principali: da un lato ripercorrere gli itinerari della prima diffusione della Chiesa in Turchia sulle orme di S. Paolo, che vi svolse i suoi viaggi missionari, e di S. Giovanni, che scrisse l’Apocalisse indirizzandola in particolare alle sette chiese dell’Asia Minore; dall’altro approfondire la conoscenza delle comunità cristiane contemporanee, verificando in particolare sia la loro situazione all’interno di uno stato che si presenta come il campione della laicità, sia le loro relazioni con l’islam turco.
L’approfondimento del secondo obiettivo si è rivelato di grandissimo interesse, ed è stato reso possibile da tutta una serie di incontri sia con intellettuali musulmani sia con rappresentanti delle chiese locali. Questi sono culminati con l’udienza accordata da S.S. Bartolomeo I, Patriarca greco-ortodosso di Costantinopoli, al Fanar.
Se si eccettua l’area del sud-est della Turchia, in cui sopravvive una popolazione rurale di cristiani siro-ortodossi, la maggior parte dei cristiani è oggi concentrata a Istanbul, con comunità minori a Smirne e nei dintorni di Iskenderun.
Mentre le minoranze armena e greco-ortodossa sono protette dal Trattato di Losanna (1923), la comunità siro-ortodossa, esclusa da tale Trattato, ha scelto una strategia di inserimento nella società e di rapporti con lo stato basata esclusivamente sull’affermazione della propria cittadinanza turca. La localizzazione nell’area curda non ha però giovato alle comunità siro-ortodosse del Tur Abdin: la guerriglia curda, le rappresaglie dell’esercito, la facilità con cui si sono moltiplicati a livello locale casi di discriminazione verso i cristiani, hanno prodotto una situazione di insicurezza sociale ed economica che ha provocato una forte emigrazione sia verso l’Europa sia verso Istanbul.
Nella capitale turca i siro-ortodossi si sono bene inseriti economicamente e socialmente, anche se hanno alcune difficoltà con il governo sul piano di una piena libertà religiosa: finora non hanno avuto il permesso né di aprire proprie scuole né di costruire proprie chiese nella capitale, perché la loro libera costruzione è proibita in Turchia. La legislazione sui luoghi di culto cristiani è infatti molto severa e limitativa: basti pensare che, qualora si cessi di celebrarvi la liturgia in modo ricorrente, essi vengono confiscati dallo stato.
La comunità greco-ortodossa è oggi ridotta a non più di tremila membri, e negli anni si susseguiti atti vandalici ai danni delle sue chiese e cimiteri, con episodici attentati anche contro la stessa sede patriarcale del Fanar, senza che mai la polizia turca ne abbia individuato i responsabili.
In termini generali lo stato turco traduce la laicità in prassi politiche piuttosto avverse alle comunità cristiane, senza applicare pienamente nei loro confronti le garanzie internazionali basate sui diritti dell’uomo. Bisogna dire che un atteggiamento analogo è tenuto dallo stato anche verso l’islam: qui tuttavia prevale il controllo sulla discriminazione, dal momento che è la religione della maggioranza della popolazione. Le ultime misure legislative tese a combattere l’influenza politica e sociale di partiti e movimenti di ispirazione islamica, hanno innescato nuove dinamiche di dialogo interreligioso tra cristiani e musulmani in Turchia, quasi a fare fronte comune contro un sistema laico aggressivo: alcuni giornali islamici dedicano ampio spazio alle tematiche connesse con la conoscenza del cristianesimo, e nel febbraio 1998 si è svolto a Istanbul un’importante convegno di dialogo islamo-cristiano. La speranza può essere riposta proprio in un dialogo culturale fecondo, che produca sintesi nuove, in grado di superare lo scoglio dell’autoritarismo laico e di evitare il formarsi di un analogo sistema autoritario legittimato da interpretazioni politiche integraliste dell’islam.

I pellegrini


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