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I monaci trappisti di Tibhirine -nellAtlas algerino- avevano ricevuto
la visita di uomini del G.I.A. (Gruppo Islamico Armato) il Natale 1993. Avevano
rifiutato di collaborare con loro, se non eventualmente curando i feriti
gravi. Per questo erano stati minacciati. La coscienza della possibilità
della morte violenta cresce in loro col tempo. La lettera è scritta
già nel gennaio 1994. I monaci ripetono, con successive decisioni
comunitarie, il voto di stabilità, con cui scelgono di
rimanere al loro posto, anche dopo lassassinio di due religiose nel
1995, quello di un Fratello Marista, delle Suore Agostiniane e delle Suore
di Nostra Signora degli Apostoli. I 7 monaci di Tibhirine furono rapiti dal
G.I.A. il 27 marzo 1996 e decapitati il 21 maggio 1996.
Lunico sfuggito alla strage é padre ........ assente al momento
dellincursione dei terroristi del G.I.A.. Oggi é tornato a Tibhirine
dove continua la sua testimonianza di fedeltà al Vangelo nel tentativo
di un difficile dialogo con il mondo islamico e nella speranza di essere
presto raggiunto da altri coraggiosi confratelli.
Il brano riportato (la cui traduzione in arabo è di Lucia Avallone),
tratto da L Osservatore Romano del1 giugno 1996, è del Priore
della comunità, P. Christian de Chergé.
Quando si pensa ad un ad-Dio:
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Che pregassero per me: come potrei essere trovato degno di questa offerta?
Che sapessero associare questa morte a tante ugualmente violente, lasciate
nellindifferenza dellanonimato. La mia vita non ha prezzo più
alto di unaltra. Non vale di meno né di più; in ogni
caso, non ha linnocenza dellinfanzia
Ho vissuto abbastanza per considerarmi complice del male che sembra, ahimè,
prevalere nel mondo, e anche di quello che mi può colpire alla cieca.
Mi piacerebbe, se venisse il momento, di avere quello sprazzo di lucidità
che mi permetterebbe di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli
in umanità, e nel tempo stesso di perdonare con tutto il cuore chi
mi avesse ferito.
Non posso auspicare una morte così. Mi sembra importante dichiararlo.
Infatti non vedo come potrei rallegrarmi del fatto che un popolo che amo
sia indistintamente accusato del mio assassinio. Sarebbe un prezzo troppo
caro, per quella che forse chiameranno la grazia del martirio,
doverla ad un algerino, chiunque egli sia, soprattutto se questi dice di
agire nella fedeltà a ciò che crede essere lislam. So
bene il disprezzo del quale si è arrivati a bollare gli algerini
globalmente presi. Conosco bene anche le caricature dellislam che un
certo islamismo incoraggia.
É troppo facile mettersi la coscienza in pace identificando questa
religione con gli integralismi dei suoi estremisti. LAlgeria e
lislam, per me, sono unaltra cosa, sono un corpo e unanima.
Ho proclamato abbastanza, credo, davanti a tutti, quel che ne ho ricevuto,
ritrovandovi così spesso il filo conduttore del Vangelo appreso sulle
ginocchia di mia madre (tutta la mia prima chiesa), proprio in Algeria e,
già allora, con tutto il rispetto per i credenti musulmani.
Evidentemente, la mia morte sembrerà dar ragione a quelli che mi hanno
considerato con precipitazione un naïf o un idealista: ci
dica adesso quel che pensa!. Ma queste persone devono sapere che la
mia più lancinante curiosità verrà finalmente soddisfatta.
Ecco che potrò, a Dio piacendo, immergere il mio sguardo in quello
del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dellislam come lui
li vede, totalmente illuminati dalla gloria del Cristo, frutti della sua
passione, investiti dal dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà
sempre stabilire la comunione, ristabilire la rassomiglianza, giocando con
le differenze.
Per questa vita perduta, totalmente mia, totalmente loro, rendo grazie a
Dio che sembra averla voluta interamente per quella gioia, nonostante tutto
e contro tutto. In questo Grazie! in cui è detto tutto, ormai, della
mia vita, comprendo certamente voi, amici di ieri e di oggi, amici di questa
terra, accanto a mia madre e a mio padre, alle mie sorelle ed ai miei fratelli,
centuplo accodato secondo la promessa! E anche te, amico dellultimo
minuto, che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio
dire questo grazie e questo ad-Dio da te deciso.
E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se lo vorrà
Dio, nostro Padre comune. Amen.Insciallah.
Algeri, 1° dicembre 1993 - Tibhirine, 1° gennaio 1994.
P. Christian
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