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Federico Peirone

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15 Aprile 2013

AFGHANISTAN – ( 15 Aprile )

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GUERRA E DROGA
 
Afghanistan, con l’insicurezza cresce la produzione di oppio

Il papavero da oppio cresce sempre più rigoglioso in Afghanistan. L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) prevede per il 2013 un aumento dei campi coltivati a oppio in 12 delle 34 province del Paese. Come se non bastasse, i campi di papavero si stanno estendendo anche in “nuove” aree, comprese alcune tra quelle che in passato erano state dichiarate poppy-free, cioè libere dalla coltivazione. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) e del ministero afghano Antinarcotici.

I coltivatori afghani produrranno probabilmente una quantità maggiore di oppio, grazie agli alti prezzi della sostanza, arricchendo così sia i trafficanti che i gruppi guerriglieri talebani. L’Afghanistan fornisce circa il 90% dell’oppio mondiale, da cui si ricava l’eroina, e la sua economia basata sulla coltivazione del papavero ha contribuito ad alimentare una guerra che dura da 12 anni.

Secondo gli esperti l’incertezza sul futuro del paese asiatico, dopo che la maggior parte delle forze straniere si ritireranno entro la fine del 2014, potrebbe contribuire a una intensificazione nella coltivazione del papavero. Inoltre, la mancanza di incentivi economici e di assistenza agli agricoltori da parte del governo, spinge  contadini a puntare su questa coltivazione, molto più redditizia rispetto a quelle tradizionali. I villaggi che godono di scarse condizioni di sicurezza e quelli che non ricevono aiuti agricoli sono probabilmente quelli che destineranno maggiori aree alla coltivazione di papaveri da oppio quest’annoo rispetto agli altri.

«I prezzi dell’oppio, pur se inferiori a quelli del 2010 e 2011, sono ancora alti rispetto a quelli del periodo 2005-2009, rendendo la coltivazione dell’oppio finanziariamente attraente per gli agricoltori», spiega il rapporto.
Secondo l’Unodoc, nel 2011 il commercio di oppio avrebbe fruttato ai talebani 700 milioni di dollari, rispetto ai 200 milioni l’anno del precedente decennio, mentre i trafficanti guadagnano comunque miliardi.
Lo studio chiede alle autorità afghane di adottare misure «tempestive ed efficaci» per l’eradicazione delle coltivazioni di oppio. «Il governo ha ancora tempo per agire» prima dell’inizio della raccolta del papavero da oppio, ha detto Jean-Luc Lemahieu, rappresentante Unodc per l’Afghanistan. 

In un rapporto Unodc dello scorso novembre era già stato registrato un aumento del 18% dei campi coltivati a oppio rispetto al 2011. In quello stesso studio si sottolineava come nonostante l’aumento delle coltivazioni, la produzione fosse però calata del 36% per lo più a causa di «malattie delle piante e maltempo».

Stando all’ultimo rapporto, la regione sud dell’Afghanistan -quella che comprende le province di Kandahar, Helmand, Uruzgan, Dai Kundi e Zabul- dovrebbe rimanere in cima alla classifica delle più importanti aree produttive. Lo studio prevede un calo nella coltivazione di papavero da oppio solo nella provincia di Herat, nell’Afghanistan occidentale. Nel 2012 sono stati distrutti 9.672 ettari di campi coltivati a oppio. Due anni fa la produzione, così come nel 2012, si è attestata su 3.700 tonnellate.