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Federico Peirone

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25 Febbraio 2019

AFRICA/EGITTO – (25 Febbraio 2019)

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AFRICA/EGITTO – Il Mufti dovrà confermare la pena di morte per i due condannati per l’omicidio del Vescovo Epiphanius

lunedì, 25 febbraio 2019 medio oriente   chiese orientali   monachesimo   giustizia   sharia  
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Damanhur (Agenzia Fides) – La sentenza di condanna a morte emessa dalla giustizia egiziana per il monaco e l’ex monaco accusati dell’omicidio di Anba Epiphanios, abate del monastero di San Macario, rappresenta “una catastrofe” e va presentato al più presto il ricorso per un secondo appello di giudizio. Così si è espresso Anba Agathon, Vescovo copto ortodosso di Maghagha, riguardo alla pena capitale comminata sabato 23 febbraio dalla Corte penale di Damanhur contro il monaco Falta’os al Makari e l’ex monaco Wael Saad Tawadros, condannati come colpevoli dell’assassinio perpetrato il 29 luglio 2018, che ha sconvolto l’intera comunità copta e in particolare gli ambienti monastici. Il Vescovo Agathon ha anche definito il giorno della sentenza come “un giorno triste”, e ha invitato a pregare per i due condannati.
Nella sentenza di condanna si legge che i due condannati “non hanno avuto scrupoli nel commettere il loro crimine in un luogo sacro, e hanno mostrato di non tenere in alcun conto neanche l’età avanzata e la statura spirituale della vittima. Questo avrebbe tolto ai membri del tribunale ogni possibilità di prendere in considerazione eventuali attenuanti con cui giustificare una pena meno pesante. La Corte penale di Damanhur ha sottoposto la sentenza al Mufti d’Egitto, l’autorità religiosa islamica incaricata di emettere le fatwa (pareri giuridici basati sulla Sharia) su questioni rilevanti. In Egitto, una condanna a morte non può essere definitiva se non approvata dal Mufti. La data del giudizio definitivo è stata fissata dalla Corte per il prossimo 24 aprile.
Secondo quanto ricostruito durante le indagini, tra l’Abate assassinato e i due condannati erano sorti contrasti per questioni economiche e per diverse violazioni delle regole monastiche da parte dei due monaci (uno dei quali, Wael Saad Tawadros, dopo l’omicidio era stato spogliato dell’abito monastico al termine di un lungo processo canonico). Durante il dibattimento processuale, i due accusati hanno continuato a proclamarsi innocenti, e hanno anche ritrattato precedenti confessioni di colpevolezza che a loro dire sarebbero state estorte attraverso pressioni psicologiche da parte degli organi inquirenti.
Alle prime ore di domenica 29 luglio 2018, il corpo del Vescovo Epiphanius era stato rinvenuto in una pozza di sangue, all’interno del monastero, lungo il tragitto che dalla sua cella conduceva alla chiesa, dove il Vescovo si stava recando per iniziare la giornata con l’ufficio delle preghiere mattutine, prima della Messa domenicale (vedi Fides 30/7/2018). 64 anni, nativo di Tanta, laureato in medicina, Anba Epiphanius era entrato nel Monastero di San Macario, nella regione del Wadi Natrun, nel 1984, era stato ordinato sacerdote nel 2002. Ricercatore e studioso, aveva lavorato alla traduzione dal greco all’arabo di diversi libri della Bibbia. I monaci del Monastero di San Macario lo avevano eletto a maggioranza come proprio abate il 3 febbraio 2013. Discepolo di Matta el Meskin – padre spirituale e figura chiave nella storia recente della Chiesa copta ortodossa – Anba Epiphanius viveva intensi rapporti di comunione spirituale con amici e comunità monastiche della Chiesa cattolica, come la Comunità di Bose. (GV) (Agenzia Fides 25/2/2019).

Il testo originale e completo si trova su:

http://www.fides.org/it/news/65623-AFRICA_EGITTO_Il_Mufti_dovra_confermare_la_pena_di_morte_per_i_due_condannati_per_l_omicidio_del_Vescovo_Epiphanius