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Federico Peirone

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12 Settembre 2011

AFRICA/EGITTO – (12 Settembre)

"L’assalto all’ambasciata israeliana è un evidente gesto di rottura con il passato" dice un missionario dal Cairo
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Il Cairo (Agenzia Fides) – “Si è trattato di una prova di forza, di un gesto di rottura con il passato. È stato violato un luogo ‘sacro’, che sotto il regime di Mubarak non sarebbe mai stato attaccato in quel modo” dice all’Agenzia Fides p. Giovanni, missionario comboniano che vive al Cairo, che ha assistito all’assalto del 9 settembre all’ambasciata israeliana da parte di un folto gruppo di dimostranti. “Abbiamo visto il gruppo che ha assaltato l’ambasciata israeliana. È difficile pensare che si sia trattato di un evento spontaneo. Si è trattato di un fatto pianificato. La manovalanza è stata reclutata tra le tifoserie calcistiche. La cosa più inquietante è che l’ambasciata non è stata difesa adeguatamente” afferma il missionario. “Questo gesto compiace certamente le aspettative della gente, che prova risentimento nei confronti di Israele. Ed è facile fare affermazioni populiste in questo campo per raccogliere consensi in vista delle prossime elezioni. Allo stesso tempo però danneggia le relazioni internazionali del Paese e mette in allarme la comunità internazionale” commenta p. Giovanni. “A tutto ciò si può aggiungere un’ulteriore chiave di lettura” continua p. Giovanni. “Il governo provvisorio militare è formato da esponenti del regime di Mubarak. Mentre quest’ultimo è sotto processo, i suoi uomini governano il Paese. Ma dal processo potrebbero emergere delle carte che mettano in luce le connivenze degli attuali detentori del potere con i fatti passati. Inoltre l’umore della popolazione nei confronti dell’esercito è cambiato. Molti si stanno dichiarando contro l’esercito. Si potrebbero quindi ipotizzare degli accordi sotterranei tra settori militari ed ambienti dei Fratelli Musulmani: se i militari spianano la strada del potere ai Fratelli Musulmani, questi gli potrebbero garantire in cambio una certa impunità. Ma siamo solo nel campo delle ipotesi” sottolinea il missionario. “Vi sono diversi segnali che indicano un cambiamento nella posizione internazionale dell’Egitto. Si parla per esempio di cambiare le modalità di accesso dai Paesi occidentali. Finora per entrare nel Paese basta comprare il visto direttamente all’aeroporto. Si vuole invece introdurre la norma con la quale occorre recarsi presso l’ambasciata egiziana nel Paese di partenza per poter entrare in Egitto. È un segnale a mio avviso di un progressivo allontanamento dall’occidente” conclude il missionario. (L.M.) (Agenzia Fides 12/9/2011)


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http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=37183&lan=ita