Redazione Internet mercoledì 19 giugno 2019
Presentato il rapporto della relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie

(Ansa)

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Il giornalista saudita Jamal Khashoggi è stato vittima di una «esecuzione deliberata e premedita». Lo afferma nel suo rapporto, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, Agnes Callamard.

L’Arabia Saudita è responsabile in base alla legge internazionale per «l’uccisione extragiudiziale» di Khashoggi, afferma ancora Callamard nel suo rapporto, redatto in base alla prima indagine indipendente sull’uccisione del giornalista.

Non solo. Dal rapporto emerge che ci sono «indizi credibili» che collegano il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e altri alti funzionari del regno wahabita alla morte di Khashoggi. «Bisogna sanzionare il principe saudita Mohammed Bin Salman e i capitali all’estero di quest’ultimo», afferma Callamard, sollecitando l’apertura di un’indagine da parte del Fbi. La rappresentante Onu dichiara che anche il segretario generale Antonio Guterres ritiene necessaria l’apertura di un procedimento penale.

Nel documento di 100 pagine, l’omicidio di Khashoggi viene definito «un crimine internazionale del quale lo Stato dell’Arabia Saudita è responsabile in base alle leggi internazionali sui diritti umani».

Le indagini e i silenzi di Riad

La rappresentante Onu si è recata lo scorso febbraio in Turchia per raccogliere elementi sull’omicidio di Khashoggi, attività nella quale è stata coadiuvata dall’avvocato inglese Helena Kennedy e da un patologo portoghese, Duarte Nuno Viera. Ankara si era precedentemente vista rifiutare dall’Arabia Saudita l’estradizione di 18 persone sospettate di aver ordinato e preso parte all’omicidio del giornalista e dissidente saudita. Più di tutto Ankara ha lamentato la scarsa collaborazione da parte di Riad, da dove però hanno garantito che è in corso un processo a carico dei sospetti assassini, cinque dei quali rischierebbero l’ergastolo (ma si sa poco altro).

La sparizione di Khashoggi nel consolato saudita

Il giornalista saudita, collaboratore del Washington Post e dichiarato oppositore della monarchia wahabita, sparì il 2 ottobre scorso nel consolato del proprio Paese a Istanbul, dove si era recato per ritirare i documenti necessari al matrimonio con una donna turca. Dopo aver negato per due settimane qualsiasi responsabilità, le autorità saudite hanno ammesso l’omicidio, autorizzando gli inquirenti turchi a ispezionare l’interno del consolato e la residenza del console, che nel frattempo, sollevato dall’incarico, era rientrato in patria.

Secondo gli investigatori turchi, che vantano anche una registrazione audio relativa alla morte e allo smembramento del corpo di Khashoggi – registrazione definita «agghiacciante» dal presidente Recep Tayyip Erdogan – il giornalista sarebbe stato ucciso, fatto a pezzi e disciolto in acido idruofluorico, sostanza di cui sono state ritrovate tracce all’interno della residenza del console saudita.

«Le valutazioni delle registrazioni effettuate da agenti dei servizi segreti della Turchia e di altri Paesi suggeriscono che a Khashoggi potrebbe essere stato iniettato un sedativo e poi che sarebbe stato soffocato usando un sacchetto di plastica» si legge nel rapporto dell’Onu.

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