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Federico Peirone

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23 Gennaio 2015

ARABIA SAUDITA – ( 23 Gennaio 2015 )

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Riad

Arabia Saudita, morto re Abdullah
 
 
 
 
​Re Adbullah in una foto del 2008 (Reuters)
 

Abdullah bin Abdulaziz, sesto re dell’Arabia Saudita e per anni il più anziano sovrano regnante al mondo, è morto giovedì all’età di 91 anni. Le esequie si tengono venerdì nella capitale Riad, nella grande moschea intitolata all’imam Turki bin Abdullah. Proclamati 40 giorni di lutto in Bahrein e Giordania; il presidente palestinese Abu Mazen ha decretato tre giorni di lutto. Per la successione è pronto uno dei suoi fratellastri, il principe Salman bin Abdul Aziz.

CHI ERA RE ABDULLAH. Per oltre tre decenni è stato uno degli uomini più influenti degli Stati del Golfo: alleato cruciale degli Stati Uniti, nel dopo 11 settembre dovette guidare quell’alleanza in una fase critica. Quindici dei 19 dirottatori erano sauditi e molti indicarono nell’ideologia di al-Qaeda le radici dell’interpretazione wahabita saudita dell’islam.

Il suo regno è stato caratterizzato dallo scontro con le ambizioni regionali dell’Iran, sciita. Uno scontro che si è spostato in vari paesi e da ultimo ha avuto il suo culmine nel conflitto siriano. Fu anche duro nella repressione del dissenso nel momento del sorgere delle primavere arabe, spezzando sul nascere le dimostrazioni da parte della minoranza sciita.
 
Re Abdullah passerà alla storia come il sovrano che in patria ha promosso i valori ultraconservatori dell’Islam, ma che all’estero ha lanciato numerose iniziative per il dialogo interreligioso.

Figlio – assieme a 36 fratellastri – del fondatore dell’Arabia Saudita Abdul Aziz bin Saud, Abdullah era re dal 3 agosto 2005, dopo la morte di Fahd. Già dieci anni prima, nel 1995, aveva di fatto assunto la carica di reggente.   La sua ascesa ai vertici del potere è stata anche attribuita al fatto che Abdullah non avesse fratelli ma solo fratellastri. Se questo gli ha impedito di costruire attorno a sé una naturale base di potere, gli ha però fornito un maggior margine di manovra nelle lotte intestine alla famiglia reale.

Senza mai tradire l’alleanza con gli Stati Uniti, in più di un’occasione re Abdullah ha però preso le distanze da Washington. Nel 1998 respinse la richiesta americana di usare le basi militari saudite per lanciare i raid contro l’Iraq. Mentre nel 2002 lanciò al vertice arabo di Beirut l’iniziativa di pace saudita per il Medio Oriente, che prevedeva il riconoscimento arabo dello Stato ebraico in cambio della creazione di uno Stato palestinese formato dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania con Gerusalemme est capitale.

Il sovrano, che lascia le quattro mogli da cui avuto sette figli maschi e 15 femmine, è stato anche il primo re saudita a visitare il Papa durante lo storico incontro a Roma nel novembre 2007 con il pontefice Benedetto XVI. L’ultimo periodo della sua vita è stato costellato da malattie e ricoveri, in patria e all’estero.

IL SUCCESSORE. Il principe ereditario Salman Abdul Aziz al Saud, fratellastro del defunto Abdullah e come lui uno dei tanti figli del fondatore del regno, ha quasi 80 anni, ma ha ottimi
rapporti e contatti con le tante tribù del Paese e decenni di
esperienza di governo. Ha fama di avere buone capacità diplomatiche, ma anche di saper usare le maniere forti.

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Dal 2011 è stato ministro della Difesa e ha svolto un ruolo chiave nell’adesione del suo Paese alla coalizione internazionale anti-Is guidata dagli Usa, con i caccia sauditi che bombardano postazioni jihadiste in Siria. 

È considerato un conservatore, ma anche un mediatore. Già nel 2007, dunque ben prima che nel 2012 venisse nominato principe ereditario, un memo dell’ambasciata Usa a Riad affermava che la grande famiglia
reale, che conta circa 5.000 principi, lo considera come “un
punto di riferimento” per la soluzione di dispute interne. Un elemento molto importante per un principe che si accinge a prendere in mano le leve del potere assoluto in un Paese che dispone del 20 per cento delle riserve mondiali di petrolio, che ha al suo interno i luoghi più sacri dell’islam e che dovrà inevitabilmente concedere delle riforme politiche, per consentire ad uno dei Paesi più tradizionalisti al mondo di far fronte a sfide internazionali e regionali sempre più complesse.

© riproduzione riservata

 

Il testo originale e completo si trova su:

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/arabia-morto-re-abdullah.aspx