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Federico Peirone

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6 Ottobre 2020

ASIA/KIRGHIZISTAN – (6 Ottobre 2020)

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ASIA/KIRGHIZISTAN – In piazza per chiedere l’annullamento delle elezioni: è caos sociale e politico

martedì, 6 ottobre 2020 politica   elezioni   diritti umani   società civile   violenza  

Bishkek (Agenzia Fides) – “La situazione è molto tesa: l’opposizione ha occupato la Casa Bianca, sede del governo, e gli esponenti del partito stanno decidendo cosa fare. D’altra parte, i risultati delle elezioni del 4 ottobre erano palesemente scorretti. Lo scontento nel paese è forte, quindi era prevedibile che la popolazione decidesse di scendere in piazza. Siamo tutti molto preoccupati per quello che potrebbe accadere. Ci troviamo di fronte alla terza rivoluzione kirghisa”: è quanto dichiara all’Agenzia Fides Burmachach Tomoeva, fondatrice dell’Associazione Nazionale Kyrgyzstan Italia (ANKI), esprimendo apprensione per la situazione , molto fluida, che si registra a livello sociale e politico nella nazione.
A Bishkek, capitale del paese centroasiatico, un nutrito gruppo di manifestanti è sceso in piazza ieri, 5 ottobre, per chiedere l’annullamento delle elezioni parlamentari svoltesi domenica 4 ottobre, che hanno visto trionfare il presidente filorusso Sooronbay Jeenbekov. Il neo eletto presidente viene accusato di frode elettorale e compravendita di voti. Le proteste sono sfociate nel sequestro della sede del governo kirghiso e nella liberazione dell’ex presidente Almazbek Atambayev, che era detenuto in attesa di un processo per presunti reati di corruzione. Alle clamorose azioni dei dimostranti, la polizia ha risposto con gas lacrimogeni e granate assordanti: secondo quanto riportato dal Ministero della Salute kirghiso, la protesta ha provocato almeno un morto e 590 feriti, di cui 13 in serie condizioni.
“La scorsa notte è stata piuttosto concitata, ma vedremo come andrà. Preghiamo perché da qui in avanti la situazione di tensione possa rientrare. Grazie a Dio stiamo tutti bene”, dice in un breve messaggio inviato all’Agenzia Fides, il Gesuita p. Anthony Corcoran, Amministratore apostolico del Kirghizistan, preoccupato per la situazione di instabilità sociale e politica che si registra nel paese.
Il Kyrgyzstan, che ha raggiunto la sua indipendenza dall’URSS nel 1991, ha già attraversato due periodi di crisi simili a quello in atto, nel 2005 e nel 2010: in entrambe le occasioni, la popolazione era scesa in piazza per protestare contro corruzione e povertà, riuscendo ad estromettere i presidenti in carica, ma non portando, di fatto, ad un miglioramento delle condizioni del paese.
L’indigenza è piuttosto diffusa in questa zona dell’Asia centrale: secondo Asian Development Bank, in Kirghizistan, il 22,4% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. In questo contesto si svolge l’operato della piccola comunità cattolica, che porta avanti numerosi progetti facendo leva su carità ed istruzione, che si focalizza particolarmente sui giovani provenienti da famiglie povere e villaggi rurali.
In Kirghizistan vi sono attualmente tre parrocchie nelle città di Bishkek, Jalal-Abad e Talas, ma molte piccole comunità sono distribuite nelle zone rurali del paese. I cattolici del posto possono contare sull’assistenza spirituale di sette sacerdoti, un religioso e cinque suore francescane. Nel 1997, Giovanni Paolo II fondò la Missione sui iuris, come avvenne per gli stati limitrofi dell’Asia Centrale. Nel 2006, Benedetto XVI elevò la circoscrizione al rango di amministrazione apostolica. Oltre alla maggioranza musulmana, il 7% della popolazione è di fede cristiana, di cui il 3% di confessione ortodossa. Ebrei, buddisti e altre piccole minoranze costituiscono il 3% circa della popolazione.
(LF-PA) (Agenzia Fides 6/10/2020)

Il testo originale e completo si trova su:

http://fides.org/it/news/68770-ASIA_KIRGHIZISTAN_In_piazza_per_chiedere_l_annullamento_delle_elezioni_e_caos_sociale_e_politico