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Federico Peirone

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21 Novembre 2018

ASIA/PAKISTAN – (21 Novembre 2018)

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ASIA/PAKISTAN – Legge sulla blasfemia: cresce la campagna per punire i falsi accusatori

mercoledì, 21 novembre 2018 diritti umani   blasfemia   asia bibi   minoranze religiose  
PAKISTAN

Islamabad (Agenzia Fides) – “La polizia deve arrestare Qari Mohammad Salim e le due donne musulmane che hanno inventato false accuse di blasfemia contro Asia Bibi, innocenti cristiana che ha trascorso 9 anni in carcere”: lo dice all’Agenzia Fides Taskeen Khan, attivista per i diritti umani in Pakistan, che aggiunge: “È tempo che lo stato corregga questo abuso, altrimenti continuerà impunemente”.
Nella società civile pakistana attivisti per i diritti umani, di organizzazioni e comunità di diverse religioni, hanno iniziato a parlare sui mass media e sui social network contro l’uso improprio della legge sulla blasfemia in Pakistan. Babar Ayaz, un musulmano, scrive dopo l’assoluzione di Asia Bibi: “Elogio i giudici della Corte Suprema per aver preso una posizione coraggiosa contro l’uso improprio della legge sulla blasfemia. Prima che Zia-ul-Haq, ex presidente del Pakistan, estendesse l’applicazione della legge sulla blasfemia, vi erano pochissimi casi di denunce nel paese”.
Nella legge sulla blasfemia esistente oggi, l’articolo 295 del Codice Penale proibisce di danneggiare un qualsiasi luogo di culto o un oggetto sacro. L’articolo “295 a” proibisce di oltraggiare i sentimenti religiosi; il “295 b” punisce il vilipendio al Corano e il “295 c” proibisce di diffamare il Profeta Maometto.
L’attivista cattolico Rashid Gill, coordinatore della Commissione “Giustizia e pace” dei Superiori Maggiori a Karachi, dichiara a Fides: “È triste constatare che, per questioni personali, si invoca e si abusa della legge sulla blasfemia. In un caso di tal genere, la famiglia di Asia Bibi è andata in frantumi e i suoi familiari rischiano la morte”. E prosegue: “Chiediamo che ai falsi accusatori accertati si dispensi la stessa pena inflitta ai blasfemi, in ogni singolo caso di presunta blasfemia. Questo sarà l’unico modo per fermare l’abuso della legge sulla blasfemia”.
Nel marzo scorso la Commissione per i diritti umani del Senato del Pakistan ha proposto alcuni emendamenti alla legge per punire i falsi accusatori, suggerendo di applicare le medesime pene previste per chi infrange la legge. Attualmente secondo il Codice penale pakistano (PPC), chi registra una denuncia con affermazioni false rischia fino a sette anni di carcere e una multa di 200.000 Rupie (1330 euro). La Commissione del Senato propone di inasprire tali pene.
In Senato il provvedimento non è passato a causa dell’opposizione del partito politico islamico Jamiat-Ulema-e-Islam Fazl (JUI-F), che ha chiesto di inviare il testo di legge al Consiglio per l’ideologia islamica per una ratifica. Nel 2010 tale Consiglio aveva raccomandato alcuni emendamenti, esortando il governo a “adottare le misure appropriate, amministrative, procedurali o legislative, per fermare i casi di abuso della legge sulla blasfemia”, ma dicendosi contrario all’abrogazione della legge. Il Consiglio suggeriva, tra al’altro, di rendere obbligatorio per il denunciante produrre prove concrete a sostegno delle accuse, di far giudicare i casi di presunta blasfemia dalle Alte Corte (tribunale di secondo grado) e non dai tribunali di primo grado,
Secondo dati della Commissione “Giustizia e pace” dei Vescovi del Pakistan, dal 1987 al 2014 sono stati imputati per blasfemia 633 musulmani, 494 ahmadi, 187 cristiani e 21 indù. Come notano diversi avvocati, nella maggioranza dei casi si tratta di false accuse. (AG-PA) (Agenzia Fides 21/11/2018)

Il testo originale e completo si trova su:

http://www.fides.org/it/news/65133-ASIA_PAKISTAN_Legge_sulla_blasfemia_cresce_la_campagna_per_punire_i_falsi_accusatori