Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Centro
Federico Peirone

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubeinstagram
30 Aprile 2020

ASIA/TERRASANTA – (30 Aprile 2020)

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

ASIA/TERRA SANTA – Un parroco di Gerusalemme: “Israeliani e palestinesi aspettano una pace solida e duratura”

giovedì, 30 aprile 2020 pace   guerre   coronavirus   fede  

Gerusalemme (Agenzia Fides) – “L’accorato invito del Santo Padre a porre fine ai conflitti armati in tutto il mondo è stato accolto con grande gioia e speranza da israeliani e da palestinesi, che da lungo tempo attendono un momento di pace duratura. ttualmente non ci sono scontri, ma tra le due popolazioni permane uno stato di profonda diffidenza”. Così riferisce all’Agenzia Fides padre Amjad Sabbara, appartenente all’Ordine dei frati minori (OFM) e parroco della Chiesa latina di San Salvatore a Gerusalemme, a proposito dell’appello al “cessate il fuoco globale”, lanciato dal Segretario Generale Onu Antonio Gutierres, e sostenuto ufficialmente il 29 marzo scorso, da Papa Francesco, mentre il mondo affronta la crisi della pandemia di Covid-19.
A un anno di distanza dalle elezioni politiche in Israele, l’esecutivo, che in questo lasso di tempo non era riuscito a trovare un accordo nei tempi previsti dalla legge, si avvia a uscire dall’impasse: il 20 aprile 2020, infatti, il premier uscente Benjamin Netanyahu e il suo principale avversario politico Benny Gantz, hanno raggiunto un’intesa per formare un governo di emergenza nazionale, anche spinti dalla condizione d’incertezza innescata dalla pandemia mondiale. Sullo sfondo di questa nuova situazione politica, il fronte del conflitto ha registrato molti episodi di recrudescenza negli ultimi mesi del 2019. Soprattutto a Gaza, dove la tensione è tornata a salire: da un lato i palloncini incendiari e i razzi, lanciati dalla Striscia nel deserto del Negev, a volte hanno colpito edifici civili israeliani; dall’altro la dura risposta dello Stato ebraico, con i suoi raid aerei.
La situazione a Gaza continua a essere drammatica: l’embargo navale israeliano che ha privato circa 4mila pescatori di Gaza della loro unica fonte di sussistenza e li ha fatti entrare nelle fila dei disoccupati. Anche a Gerusalemme periodicamente la tensione torna a salire. Al centro della questione c’è, ancora una volta, la Spianata delle Moschee, divenuta teatro di incursioni da parte dei fondamentalisti legati ai movimenti messianici.
A questa difficile situazione si aggiunge l’emergenza sanitaria in atto: nello Stato ebraico, ad oggi, ci sono oltre 15.800 casi confermati di coronavirus, con 215 decessi. Nei territori palestinesi i contagiati hanno superato quota 500. E i numeri sembrano destinati a salire. In questo tempo di restrizioni, il sostegno dei parroci della Custodia della Terra Santa arriva “con una serie di iniziative che abbiamo messo in campo per continuare a prenderci cura dei nostri parrocchiani”, spiega il religioso francescano. “Quest’anno a Gerusalemme – racconta padre Sabbara – dopo la veglia pasquale che al Santo Sepolcro si svolge il sabato mattina, abbiamo incaricato alcuni scout di portare la luce santa nelle case della Città Vecchia. È stata una gioia inaspettata per tanti fedeli che hanno potuto accende una candela con il fuoco santo”. I frati che lavorano nella parrocchia latina di San Salvatore hanno costituito un piccolo comitato di fedeli, in cui ciascuno svolge il proprio compito, come ad esempio: la video catechesi per i ragazzi della cresima o appuntamenti per via telematica con la gioventù francescana ogni due settimane. “Con l’aiuto del nostro comitato d’emergenza – sottolinea il parroco di Gerusalemme – stiamo assistendo tante famiglie in difficoltà. Non è facile per molti rimanere a casa, in spazi spesso inadeguati e in situazioni di incertezza economica”.
Il francescano conosce bene la situazione sul terreno: durante la cosiddetta seconda Intifada era presente nell’assedio della Natività di Betlemme (dal 2 aprile al 10 maggio 2002) e fu coinvolto nelle trattative per trovare un accordo con i 240 militanti palestinesi che si erano rifugiati nella Basilica per sfuggire alla cattura da parte dell’esercito israeliano. “Quello che ci auguriamo – conclude padre Amjad – è che si giunga finalmente a una soluzione giusta, che rispetti la dignità e la sicurezza di entrambi i popoli, israeliani e palestinesi”.
(ES-PA) (Agenzia Fides 30/4/2020)

Il testo originale e completo si trova su:

http://www.fides.org/it/news/67830-ASIA_TERRA_SANTA_Un_parroco_di_Gerusalemme_Israeliani_e_palestinesi_aspettano_una_pace_solida_e_duratura