Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Centro
Federico Peirone

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubeinstagram
4 Giugno 2020

ASIA/TURCHIA – (4 Giugno 2020)

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

ASIA/TURCHIA – “Io amo la Turchia”. Dieci anni fa l’omicidio del Vescovo Luigi Padovese, “uomo di comunione”

giovedì, 4 giugno 2020 medio oriente   dialogo   vescovi   spiritualità  
dailysignal.com

Roma (Agenzia Fides) – “Anche di Luigi Padovese, come di San Giovanni XXIII, si può dire che amava la Turchia e amava i turchi”. Lo ha sottolineato fra Luca Bianchi ofmCap, Preside dell’Istituto francescano di Spiritualità della Pontificia Università Antonianum, ricordando il vescovo cappuccino, Vicario Apostolico dell’Anatolia, ucciso a Iskenderun dal suo autista il 3 giugno 2010. Fra Bianchi, oggi alla guida dell’Istituto presieduto per ben 17 anni dallo stesso Padovese, ha tratteggiato anche con la sua testimonianza personale la figura del vescovo suo confratello, intervenendo alla commemorazione organizzata on line dall’Istituto Tevere nel decimo anniversario della sua morte violenta. Luigi Padovese – ha raccontato fra Luca Bianchi, – aveva un amore particolare per la Turchia, iniziato molto prima della sua ordinazione episcopale, a partire dalla sua passione per le testimonianze apostoliche e per i Padri della Chiesa. “Lui – ha rimarcato fra Bianchi – definiva la Turchia come la ‘Terra Santa della Chiesa’. Come la Palestina è la Terra Santa di Gesù, così per lui c’è stata una ‘Terra Santa’ della prima diffusione del cristianesimo. Basti ricordare che Antiochia di Siria, attualmente in territorio turco, è il primo luogo dove quelli che seguivano Gesù vennero chiamati cristiani”.
La passione e i legami di Padovese con la Turchia – ha rimarcato fra Bianchi nella sua testimonianza – attingevano ai suoi studi patristici. Era stato lui il principale artefice degli apprezzati “Simposi” organizzati a Efeso San Giovanni, e di quelli su San Paolo ospitati a Tarso, Antiochia e Iskenderun. Incontri di alto livello (Padovese ne organizzò ben 23), a cui partecipavano esegeti, teologi e studiosi conosciuti in tutto il mondo, e che hanno rappresentato per molti anni un momento importante anche per le comunità cristiane locali. La sua nomina a Vicario dell’Anatolia – ha ricordato il Preside dell’Istituto di Spiritualità francescana – aveva fatto maturare in Padovese anche l’idea di iniziare dei “Simposi di Anatolia”, il primo dei quali si sarebbe dovuto svolgere nel giugno 2010, cioè poche settimane dopo la sua uccisione. Sarebbe stata l’occasione per confermare e arricchire il suo amore per i Padri della Chiesa vissuti nell’attuale Turchia, che gli erano cari, a partire dai Padri Cappadoci e da Giovanni Crisostomo, dal quale – ha ricordato il professor Bianchi – Padovese aveva tratto anche il suo motto episcopale “in Caritate Veritas” (la verità nell’amore).
Sollecitato dalle domande di Cenap Aydin, Direttore dell’Istituto Tevere, il professor Bianchi ha anche delineato i tratti spirituali “francescani” di Padovese: “Si può dire” ha ricordato Bianchi “che era un uomo del dialogo a tanti livelli, capace ad di intrattenere relazioni di amicizia con tutti i professori, anche musulmani o non credenti, che partecipavano ai simposi. Il primo dialogo era proprio quello a livello umano, di ricerca della verità come cammino comune. Poi, Padovese è stato anche un uomo del dialogo ecumenico: era aperto al cammino ecumenico comune con altre confessioni cristiane, fu tra i promotori dei simposi di studiosi cattolici e ortodossi organizzati con la Facoltà teologica ortodossa di Salonicco, e era anche amico personale del Patriarca ecumenico Bartolomeo I, che dopo la sua morte ebbe per lui parole molto belle. Lo interessava anche il dialogo interreligioso, e strinse rapporti di amicizia con tanti esponenti musulmani, come ad esempio con il professor Kenan Gürsoy, che è stato anche Ambasciatore di Turchia presso la Santa Sede. Ma la parola che a suo riguardo mi piacerebbe usare di più è la parola ‘comunione’, che è qualcosa di più del dialogo. Il dialogo è la possibilità di mettersi in relazione, la comunione è la possibilità di volersi bene all’interno di una relazione iniziata dal dialogo. Non solo conoscersi e stimarsi, ma anche volersi bene. E Luigi Padovese, di certo, è stato un uomo di comunione”.
Nato nel 1947 a Milano da una famiglia originaria del Veneto, Luigi Padovese era entrato nell’Ordine dei Frati Minori cappuccini all’età di 18 anni. Ordinato sacerdote nel 1973, dopo aver conseguito il il Dottorato presso la Pontificia Università Gregoriana, dal 1982 era divenuto docente di Patristica e di storia della spiritualità presso l’allora Pontificio Ateneo Antonianum. Nel 1987 era divenuto preside dell’Istituto francescano di spiritualità, istituzione che aveva diretto e “plasmato” per 17 anni. Nel 2004 era stato eletto Vicario apostolico dell’Anatolia. Il 3 giugno 2010 fu ucciso a coltellate dal suo autista, il 26enne turco Murat Altun. La cerimonia funebre, presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi, si svolse il 14 giugno 2010 nel Duomo di Milano. (GV) (Agenzia Fides 4/6/2020)

Il testo originale e completo si trova su:

http://www.fides.org/it/news/68066-ASIA_TURCHIA_Io_amo_la_Turchia_Dieci_anni_fa_l_omicidio_del_Vescovo_Luigi_Padovese_uomo_di_comunione