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Federico Peirone

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7 Marzo 2019

ASIA/TURKMENISTAN – (7 Marzo 2019)

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ASIA/TURKMENISTAN – Favorire il dialogo interreligioso, il rispetto e le buone relazioni tra cristiani e musulmani

giovedì, 7 marzo 2019 dialogo   cristianesimo   islam   diritti umani  
TURKMENISTAN

Ashgabat (Agenzia Fides) – “Dialogare, condividere, testimoniare, sono tutti atteggiamenti che portano frutto. Lo scontro non aiuta, bisogna invece lavorare sui punti in comune. E’ ciò che ho imparato nei miei 25 anni in un ambiente post-sovietico e a maggioranza musulmana”. Lo racconta all’Agenzia Fides p. Andrzej Madej, sacerdote polacco degli Oblati di Maria Immacolata (OMI) e Superiore della Missio sui iuris del Turkmenistan.
L’Oblato sottolinea la relazione tra Islam e Cristianesimo: “L’Islam riconosce Gesù come profeta: questo rappresenta un terreno fertile per dialogare e iniziare a testimoniare ciò che Cristo è per noi, il Figlio di Dio, il Salvatore. Vi sono poi altri aspetti. Durante la festa di Kurban Bairan, per esempio, i musulmani celebrano l’offerta del sacrificio di Abramo. E anche Maria rappresenta un ‘ponte ecumenico’ importante, dato che la riconoscono come la madre del profeta. Abbiamo in comune la fede in un unico Dio, il pellegrinaggio ai luoghi sacri, il digiuno, la misericordia verso i poveri e la preghiera. Lo spazio in cui possiamo creare un clima di dialogo e di condivisione è ampio”.
Spiega p. Madej: “Tutto questo lo sperimentiamo quotidianamente nella nostra missione in Turkmenistan. Quando una persona di fede islamica viene a trovarci ed entra nella nostra cappella, possiamo notare che ha sempre grande rispetto del sacro, del Dio misterioso e santo. Noi ricambiamo questo atteggiamento quando partecipiamo alle feste islamiche. Inoltre, quando andiamo a visitare fedeli che vivono in altre città, cogliamo spesso l’occasione per far visita ai leader islamici locali”.
Il Superiore della Missio sui iuris racconta come gli abitanti dell’Asia centrale siano stati “colpiti dalla visita di Papa Francesco negli Emirati Arabi e dal fatto che a breve andrà in Marocco, proprio come fece Giovanni Paolo II. Vedere il successore di Pietro che si reca in queste zone, tra i musulmani, è una testimonianza che ci porta benefici e dà la cifra del Pastore universale”.
Il Turkmenistan ha una popolazione di 5 milioni di abitanti, al 90% musulmani. La comunità cattolica turkmena è costituita da due sacerdoti Oblati di Maria Immacolata e circa 250 fedeli, che si riuniscono nella cappella della Trasfigurazione del Signore, nella capitale Ashgabat. La Chiesa cattolica locale è rinata nel 1997, quando Giovanni Paolo II istituì la Missio sui iuris. Per tredici anni, la presenza degli Oblati è stata ammessa solo come “rappresentanza dell’Ambasciata vaticana”. All’inizio ci si incontrava nelle abitazioni private e la messa si celebrava nel territorio diplomatico della Nunziatura apostolica di Ashgabat. Nel 2010 il governo turkmeno ha riconosciuto ufficialmente la presenza cattolica. (LF) (Agenzia Fides 7/3/2019)

Il testo originale e completo si trova su:

http://www.fides.org/it/news/65682-ASIA_TURKMENISTAN_Favorire_il_dialogo_interreligioso_il_rispetto_e_le_buone_relazioni_tra_cristiani_e_musulmani