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Federico Peirone

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27 Ottobre 2011

ASSISI – (27 Ottobre)

Con i passi della verità e della pace
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Le parole di Benedetto XVI e le testimonianze di pace dei leader religiosi

Centosettantasei esponenti di diverse tradizioni religiose non cristiane e non ebraiche, 31 delegazioni di Chiese, Comunità ecclesiali e Organizzazioni cristiane mondiali, 3.000 giovani di tutte le diocesi umbre, 200 volontari: sono alcuni dei numeri della Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, “Pellegrini della verità, pellegrini della pace”, in corso oggi ad Assisi, a 25 anni dal primo incontro, il 27 ottobre 1986, voluto da Giovanni Paolo II. Giunto in treno, il Pontefice, con le delegazioni, si è subito trasferito nella vicina basilica di Santa Maria degli Angeli dove è stato ricevuto dai ministri generali degli Ordini francescani. Dopo l’ingresso in basilica, sullo sfondo della Porziuncola, luogo dove visse e morì Francesco d’Assisi, i leader religiosi hanno portato le loro testimonianze di pace, introdotte dal card. Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, e chiuse dalle parole di Benedetto XVI. “Rinnoviamo e rafforziamo una ricerca della verità in cui ciascuno di noi s’impegna incessantemente”, ha detto il card. Turkson. I 25 anni trascorsi “hanno ampiamente dimostrato il nostro senso di fraternità e di solidarietà”, ma sono pure stati “pieni di sfide sul senso dell’uomo e della storia”.

Le testimonianze di pace. A turno hanno preso poi la parola i leader religiosi dai quali è giunta una unanime condanna della violenza e della guerra, soprattutto se condotte in nome di Dio. “Dobbiamo opporci alla deformazione del messaggio delle religioni e dei loro simboli da parte degli autori di violenza – ha affermato il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I – sviluppare il religioso mediante il religioso stesso, questa è l’esigenza necessaria per promuovere la dimensione umanitaria di una figura del divino che si vuole misericordioso, giusto e caritatevole”. “Le sfide del nostro tempo sono tali che nessun gruppo religioso può pretendere di avere tutte le risorse pratiche di cui ha bisogno per affrontarle”, ha rimarcato, a sua volta, l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams. “Siamo qui per levare la voce in modo che la famiglia umana possa essere più pienamente consapevole di quanta sapienza vi sia da attingere nella lotta contro la follia di un mondo ancora ossessionato da paura e sospetti. Una pace duratura inizia là dove noi vediamo il nostro prossimo come un altro noi stessi”. Il segretario generale della Conferenza internazionale degli studiosi islamici, Kyai Haji Asyim Muzadi, nella sua testimonianza ha posto l’accento sulle “comprensioni errate della religione che portano a conflitti sociali tra l’umanità”. Dovere delle Comunità religiose è correggere tali distorsioni come “testimonianza di pace”. “Costruttori di pace” devono essere anche i giovani, ha affermato Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (World council of churches-Wcc): “Anche oggi la pace nel mondo richiede le idee e il contributo dei giovani, portatori di cambiamento”. Un ostacolo alla “pace giusta” è l’“alto livello di disoccupazione tra i giovani in tutto il mondo”, segno che “stiamo mettendo in gioco il benessere e la felicità di una generazione”.
Nella basilica è risuonato anche il canto di Wande Abimbola, Awise Awo Agbaye (religione Yoruba), portavoce Ifa (tecnica di divinazione originaria dell’Africa occidentale), che ha portato il saluto dei popoli d’Africa e dei membri della religione yoruba nel mondo. Il portavoce ha chiesto che “alle religioni indigene venga dato lo stesso rispetto e la stessa considerazione delle altre religioni. Non possiamo avere pace nel mondo quando non rispettiamo, abusiamo, o disprezziamo i nostri vicini”. Sulla stessa lunghezza d’onda sono state le testimonianze dei rappresentanti induisti, armeni, buddisti e del Rabbino Davi Rosen che ha espresso gratitudine per questo incontro. A Santa Maria degli Angeli era presente anche Julia Kristeva, docente bulgara, che ha parlato a nome dei non credenti, una presenza questa, nuova per gli incontri di Assisi. “L’appello di Giovanni Paolo II, ‘Non abbiate paura’, non è indirizzato unicamente ai credenti”, ha detto la docente. “Esso ci spinge anche a non temere la cultura europea, ma, al contrario, a osare l’umanesimo che insegna a prenderci cura di uomini e donne. La cura amorosa per l’altro, la cura della terra, costituiscono delle esperienze interiori che creano nuove prossimità e solidarietà inattese. L’incontro delle nostre diversità qui ad Assisi, testimonia che l’ipotesi della distruzione non è l’unica possibile e la rifondazione dell’umanesimo è una scommessa”.

Le parole di Benedetto XVI. La vera natura della religione non è quella che giustifica il terrorismo e la violenza, questo, anzi, è il suo travisamento che la conduce alla distruzione. La Chiesa cattolica, da parte sua, “non desisterà dalla lotta contro la violenza, dal suo impegno per la pace nel mondo”. Lo ha ricordato Benedetto XVI nel suo discorso a Santa Maria degli Angeli, che ha chiuso la prima parte della Giornata di Assisi. Il Pontefice è tornato all’appuntamento di 25 anni fa quando “la grande minaccia per la pace nel mondo derivava dalla divisione del pianeta in due blocchi contrastanti tra loro”, dove “simbolo vistoso” di tale divisione era il muro di Berlino. “Nel 1989, tre anni dopo Assisi, il muro cadde”, poiché “la volontà dei popoli di essere liberi era più forte degli arsenali della violenza”. Tuttavia ancora oggi “il mondo è pieno di discordia”, dal momento che “il mondo della libertà si è rivelato in gran parte senza orientamento”. “La discordia assume nuovi e spaventosi volti e la lotta per la pace deve stimolare in modo nuovo tutti noi”. Che “la religione motivi di fatto la violenza è cosa che, in quanto persone religiose, ci deve preoccupare profondamente”, ha sottolineato papa Benedetto che ha fatto riferimento al terrorismo, spesso “motivato religiosamente”, portando quindi la religione non “a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza”.
“Nella storia – ha ricordato il Papa – anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana”. Alla violenza “motivata religiosamente”, Benedetto XVI ha poi affiancato quella “conseguenza dell’assenza di Dio, della sua negazione”. “Il ‘no’ a Dio – ha evidenziato – ha prodotto crudeltà e una violenza senza misura, che è stata possibile solo perché l’uomo non riconosceva più alcuna norma e alcun giudice al di sopra di sé”. È “l’assenza di Dio” che “porta al decadimento dell’uomo e dell’umanesimo”, in una sorta di “contro-religione”. Da ultimo, il Santo Padre ha rivolto un pensiero a quanti “non è stato dato il dono del poter credere e che, tuttavia, sono alla ricerca di Dio”. “Sono ‘pellegrini della verità, pellegrini della pace’. Che non riescano a trovare Dio dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio. Così la loro lotta interiore e il loro interrogarsi sono anche un richiamo per i credenti a purificare la propria fede”.


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