Silvia Guzzetti mercoledì 29 maggio 2019
Sedici persone, tra le quali il direttore dell’istituto religioso frequentato dalla ragazza, rischiano la pena di morte. La giovane aveva denunciato il suo tormentatore che l’ha fatta bruciare viva.
Bangladesh: 19enne bruciata viva dopo molestie, 16 incriminazioni

Era riuscita a fare il nome dei suoi assassini dal letto dell’ospedale, con ustioni sull’80% del corpo, e adesso i colpevoli rischiano la pena di morte. Capita nel Bangladesh dove, il 6 aprile scorso, giorno degli esami finali, una diciannovenne, Nusrat Jahan Rafi, è stata attirata sul terrazzo della scuola islamica di Feni, circa 160 chilometri dalla capitale Dacca, poi cosparsa di cherosene e bruciata viva.

L’omicidio aveva scatenato forti proteste in tutto il Paese.

L’unica colpa della ragazza era di aver denunciato per molestie sessuali, il preside dell’istituto, Siraj Ud Doula, che l’aveva convocata nel suo ufficio, toccandola in maniera inappropriata. L’uomo era stato immediatamente arrestato, ma poiché Nusrat si era rifiutata di ritirare la denuncia, aveva messo a punto un piano sofisticato per vendicarsi.

Sedici persone sono state incriminate per il delitto, che è stato organizzato come un piano militare. La ragazza, infatti, era stata attirata sul terrazzo della scuola dove un gruppo di persone, con indosso i burqa, le aveva dato fuoco tentando di far apparire la morte come un suicidio. Nusrat, però, era sopravvissuta e aveva raccontato le circostanze dell’agguato, prima di morire il 10 aprile.

Tra gli incriminati, oltre al preside molestatore, ci sono alcuni studenti e due politici locali del partito di governo Awami, che avevano un incarico nel consiglio della scuola e hanno negato il loro coinvolgimento. Altri dodici, però, hanno confessato, confermando la versione della povera 16enne..

Il testo originale e completo si trova su:

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