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Federico Peirone

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4 Aprile 2016

CAUCASO – ( 4 Aprile 2016 )

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Tra Armenia e Azerbaigian

Nagorno Karabakh, venti di guerra in Caucaso
 
 
 
 
 
 
​Barattoli per segnalare le incursioni nemiche, Nagorno Karabakh, marzo 2013 (foto di Claudio Monici)

 
 

Scontri armati fra soldati dell’Armenia e dell’Azerbaigian sabato all’alba alla frontiera del Nagorno Karabakh, l’enclave filoarmena in territorio azero. Decine i morti.

Il ministero della Difesa di Baku (Azerbaigian) ha dichiarato che 12 soldati azeri sono stati uccisi e ha aggiunto di averne uccisi e feriti «oltre 100 tra quelli armeni». Il presidente armeno Serzh Sargsyan, in una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale nella capitale Erevan, ha ammesso che sono morti 18 soldati armeni e altri 35 sono rimasti feriti.

Si tratta dei combattimenti più violenti dall’entrata in vigore del cessate il fuoco nel 1994.

SCHEDA Nagorno Karabakh, storia di una terra contesa

Le accuse reciproche. Armenia e Azerbaigian si accusano reciprocamente di avere lanciato un’offensiva con armamenti pesanti lungo tutta la linea del fronte. L’esercito armeno afferma di avere abbattuto un elicottero azero, sostenendo che minacciava di penetrare nel territorio del Nagorno Karabakh, ma Baku nega. L’Armenia accusa inoltre l’Azerbiagian di avere lanciato un’offensiva con l’impiego di artiglieria, carri armati e aviazione e minaccia gravi conseguenze nel caso Baku intenda portare avanti le operazioni. L’Azerbaigian, dal canto suo, denuncia attacchi armeni con colpi di mortaio, lanciagranate e mitragliatrici contro diverse località di frontiera, in cui un uomo sarebbe morto e il figlio sarebbe rimasto ferito.

Ucciso un ragazzino. Fonti ufficiali dell’autoproclamata Repubblica del Karabakh confermano la morte di un bambino di 12 anni durante un attacco azero con lanciarazzi Grad.

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Le rivendicazioni azere. Il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliev, che ha aumentato negli ultimi anni a dismisura i fondi destinati alla difesa, ha insistito sul fatto che Baku non rinuncia a recuperare con la forza l’enclave del Nagorno Karabakh.

Convocato il Gruppo di Minsk (Usa, Russia e Francia). Martedì a Vienna si riunirà il Gruppo di Minsk, struttura creata dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) per monitorare il cessate il fuoco proclamato nel 1994 nel Nagorno Karabakh. Del Gruppo fanno parte Stati Uniti, Russia e Francia, che in un comunicato hanno condannato “con fermezza” l’uso della forza, chiedendo alle parti la cessazione delle ostilità. “Riteniamo che non ci sia alternativa alla soluzione pacifica del conflitto, per mezzo di negoziati, e che la guerra non sia una opzione”, afferma la nota.

REPORTAGE Nagorno Karabakh, trincea dimenticata di Claudio Monici (3/2013)

Frequenti schermaglie. Il tema dell’escalation della tensione in Nagorno Karabakh, dove le schermaglie di maggiore o minore entità sono frequenti, è stato affrontato sabato a Washington dal presidente armeno, Serz Sargsyan, con il segretario di Stato americano John Kerry. La Russia, che ha una base militare sul territorio armeno, ha informato che segue attentamente gli sviluppi nel Caucaso meridionale.

Un’enclave autogestita. Il Nagorno Karabakh si trova in territorio dell’Azerbaigian ed è riconosciuto dalla comunità internazionale come parte dell’Azerbaigian, ma di fatto è controllato da armeni e si autogestisce come autoproclamata Repubblica. Riceve l’appoggio militare e finanziario dell’Armenia dalla fine della guerra separatista scoppiata nel 1991 e terminata nel 1994, in cui morirono 25-30mila persone.

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Il testo originale e completo si trova su:

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/nagorno-karabakh-scontri-armati-tra-armenia-e-azerbaigian.aspx