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Federico Peirone

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11 Settembre 2014

CHIESA/DIALOGO INTERRELIGIOSO – ( 11 Settembre )

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Mons. Kaigama: “Boko Haram” non agisce in nome dell’islam

Famiglie nigeriane in fuga da “Boko Haram”

 

All’incontro di Anversa con i leader religiosi, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio ha avuto ampio spazio il Continente africano con i suoi conflitti e le sue speranze di riconciliazione. Sulla situazione in particolare in Nigeria, la nostra inviata ad Anversa Francesca Sabatinelli ha raccolto la testimonianza di mons. Ignatius Kaigama, arcivescovo di Jos, presente all’incontro:

R. – La situazione è ancora grave, perché la violenza aumenta. Finora il governo federale non ha fatto niente. Ci disturba molto pensare che “Boko Haram” possa esercitare questa violenza sulla gente e poi la situazione rimane grave.

D. – Qui ad Anversa sono intervenute parecchie personalità dell’islam: tutti hanno detto che l’islam non è violenza. L’islam in Nigeria, cosa sta facendo?

R. – I musulmani sono nostri amici: possiamo dirlo. Ci sono due livelli: l’islam moderato e quindi musulmani moderati. Con loro siamo uniti nel cercare la pace. Questo senz’altro, e per questo sono venuti qui con l’emiro di Ouassé, un grande leader islamico che è venuto con me. Seconda cosa: c’è “Boko Haram” che senza razionalità, senza ordine distrugge in nome di Dio e in nome dell’islam. Queste due cose dobbiamo separarle: l’islam come una religione di pace, sì; non vuol dire, questo, che non abbiamo tensioni. Abbiamo anche tensioni, in Nigeria, anche nei nostri rapporti con l’islam moderato su argomenti come il matrimonio, la conversione, sui luoghi nei quali costruire le chiese … i problemi ci sono. Ma non sono così gravi come il problema di “Boko Haram”. Il secondo livello è quello di “Boko Haram”, che ammazza e distrugge: è terribile!

D. – In Iraq i cristiani chiedono che ci sia l’intervento della comunità internazionale. In Nigeria?

R. – Sì: chiediamo questo aiuto, ma non lo vedo. Allora, l’aiuto internazionale è importante ma non so né come né cosa possano fare. L’aiuto molto grande che io credo che la comunità internazionale possa dare è fermare “Boko Haram”, fermare la strada che porta le armi: senz’altro ricevono aiuto da altri Paesi … Come è possibile che “Boko Haram” abbia armi più sofisticate dell’esercito regolare nigeriano? Devono esserci persone o Paesi, all’esterno della Nigeria, che aiutano “Boko Haram” a perpetrare questa violenza. La comunità internazionale può fermare questo: è possibile, con le conoscenza fornite dalle diverse intelligence su “Boko Haram” e sul terrorismo in Iraq e altrove. E’ possibile. Se la volontà c’è, io credo che si possa fermare “Boko Haram”.

D. – Voi siete venuti qui ad Anversa per parlare di dialogo, di pace, di unità, di fratellanza tra le religioni. E’ quindi questa l’arma che può disarmare la violenza?

R. – Senz’altro. Con l’amore manifestato in questi giorni, qui, le persone, i leader provenienti da altre culture e da altre religioni, dal Medio Oriente, dall’Africa, dall’Europa, dagli Stati Uniti … è una cosa meravigliosa, è un miracolo: un miracolo della presenza. Essere presenti uno per l’altro. Essere presenti vuol dire capire meglio, vuol dire giudicare meglio, vuol dire evitare i pregiudizi … Poi, l’amicizia si crea. L’appello molto importante che voglio fare a “Boko Haram” è questo: che riconsiderino la situazione. Quello che fanno non è cosa di Dio. Dicono che fanno quello che fanno per l’islam, per Dio: questo non è reale, non è autentico. Quindi, il primo appello è per loro: che abbiano compassione per le ragazze rapite. Poi, che finisca la crudeltà che stanno portando nel Paese: non è umano.

 

Il testo completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2014/09/11/mons_kaigama_”boko_haram”_non_agisce_in_nome_dell’islam/1106317