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Federico Peirone

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18 Luglio 2014

DIALOGO/ISLAM – ( 18 Luglio )

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Il card. Tauran per la fine del Ramadan: costruiamo assieme ponti di pace

Un fedele musulmano legge il Corano durante il Ramadan

18/07/2014
 

“Cristiani e musulmani sono fratelli e sorelle dell’unica famiglia umana”. E’ quanto sottolinea il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del dicastero per il Dialogo Interreligioso, nel messaggio in occasione dell’‘Id al-Fitr al termine del mese di Ramadan. Il porporato sottolinea che cristiani e musulmani sono chiamati a pregare e agire per la riconciliazione e la pace. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Lavoriamo insieme” per “costruire ponti di pace e promuovere la riconciliazione specialmente nelle aree in cui musulmani e cristiani subiscono insieme l’orrore della guerra”. E’ quanto si legge nel messaggio del card. Tauran per la fine del Ramadan, nel quale il porporato ricorda in particolare l’importanza del “dialogo fruttuoso basato sul reciproco rispetto”. Possa “la nostra amicizia – è l’auspicio del porporato – ispirarci sempre a cooperare nell’affrontare” le numerose sfide dei nostri tempi “con saggezza e prudenza”.

“Ispirati dai nostri valori condivisi e rafforzati dai nostri sentimenti di genuina fraternità – soggiunge – siamo chiamati a lavorare insieme per la giustizia, la pace e il rispetto dei diritti e della dignità di ogni persona” e in particolare dei “più bisognosi”. In tal modo, sottolinea, “potremo aiutare a ridurre le tensioni e i conflitti, facendo progredire il bene comune”. Così facendo, soggiunge, “dimostreremo pure che le religioni possono essere sorgente di armonia a vantaggio di tutta la società”.

Preghiamo, prosegue il card. Tauran, che “la riconciliazione, la giustizia, la pace e lo sviluppo rimangano le nostre prime priorità, per il benessere ed il bene dell’intera famiglia umana”. Con Papa Francesco, conclude il messaggio, “vi rivolgiamo i nostri cordiali auguri di una gioiosa festa e di una vita di prosperità nella pace”.

Ma ascoltiamo il cardinale Jean-Louis Tauran, al microfono di Olivier Bonnel :

R. – Nous sommes tous des êtres crées ; nous nous reconnaissons comme frères et …
Siamo tutti esseri creati e ci riconosciamo come fratelli e sorelle della grande famiglia umana. Di fronte alle situazioni drammatiche e all’incertezza del futuro, noi riconosciamo i musulmani come fratelli e sorelle, e l’avvenire dipende dalla coesione di questa famiglia umana, dalla collaborazione tra queste due religioni. I cristiani e i musulmani vivono situazioni diverse ma vivono insieme e soffrono insieme. C’è stato quel bel discorso di Papa Giovanni Paolo II a Kadouna [Nigeria], nel 1982, quando disse: “Viviamo sotto lo stesso sole, adoriamo il Dio unico”. Credo che la fratellanza tra musulmani e cristiani sia importante, perché essa è la prova del fatto che non sono le religioni all’origine delle situazioni di incomprensione e di chiusura alle quali assistiamo. La religioni lavorano per la pace, il dialogo, la fratellanza. Il problema sono i loro seguaci. Noi dobbiamo perseverare più che mai sulla via del dialogo e non perdere nessuna occasione per costruire ponti là, dove viviamo.

D. – Quali sono i suoi sentimenti di fronte a quello che sta succedendo in Iraq?

R. – C’est un regard plein d’appréhension. …
Di grande preoccupazione. Non possiamo non scandalizzarci quando vediamo che i diritti fondamentali della persona umana sono calpestati, quando vediamo che l’odio distrugge tutto quello che è stato costruito a prezzo di tanti sacrifici. Tutto ciò è molto triste. Noi ci auguriamo che, rafforzati nelle loro convinzioni grazie al Ramadan, i nostri fratelli musulmani siano capaci di trovare delle strade che consentano loro di unirsi a quanti si impegnano a far prevalere il rispetto e la generosità sull’odio e sulla violenza. Nella fratellanza, è nostro dovere anche pregare per i responsabili delle società affinché nei loro cuori si diffonda la saggezza e l’intelligenza necessarie per risolvere questi problemi.

D. – In che modo cristiani e musulmani possono donarsi una speranza e un conforto comune di fronte a questa grande violenza?

R. – Dans la vie de chaque jour, d’abord: les Chrétiens et les Musulmans vivent …
Intanto, nella vita quotidiana: cristiani e musulmani vivono insieme, lavorano insieme … Il problema nasce quando le ideologie vengono a sconvolgere questa atmosfera. Ecco perché è necessario instillare questi valori a partire dalla famiglia, dalla scuola, dalla chiesa, dalla moschea, questi valori che sono il rispetto della persona umana, il rispetto della vita, il rispetto della proprietà altrui … E poi, per quanto riguarda i responsabili della società, è necessario rispettare le leggi internazionali. Noi abbiamo moltissime Convenzioni che ci consentono di risolvere ogni problema senza ricorrere all’uso delle armi …

D. – Secondo lei, le ideologie stanno guadagnando terreno, oggi, in particolare in Medio Oriente?

R. – Oui. Oui, sans doute. Una radicalisation des positions, qui est très dangereuse, …
Sì, senza dubbio sì. E’ in atto una radicalizzazione delle posizioni che è molto pericolosa. Ci troviamo in una impasse: invece di andare avanti, andiamo indietro. Io credo sempre al potere del diritto internazionale, che troppo spesso è un valore sottovalutato. Se sono stati presi degli impegni, è necessario mantenerli. Credo che noi, in quanto credenti, abbiamo due strumenti magnifici che ci ha donato Dio: l’intelligenza per comprendere e il cuore per amare, per trasformare il mondo. Però, bisogna farlo tutti insieme.

 

Il testo completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2014/07/18/tauran_ai_musulmani_costruiamo_assieme_ponti_di_pace/1103031