Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Centro
Federico Peirone

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubeinstagram
20 Marzo 2013

EGITTO – ( 20 Marzo )

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

Le sorelle islamiste “Al servizio dell’uomo”

Al Cairo, nella sede delle estremiste, che sconfessano le donne che stanno in piazza Tahrir. Loro scelgono il niqab: “E per noi Bin Laden resta un eroe di GIOVANNA LOCCATELLI


IL CAIRO – “Le ragazze che manifestano a Tahrir non sono egiziane. Noi siamo il vero Egitto” incalza una sorella salafita, si chiama Somaya Azemon, ha 22 anni. Porta -come tutte le altre- il niqab,  velo nero integrale che lascia scoperti solo gli occhi “non sono ancora sposata. Mi devo sbrigare. L’età media per il matrimonio è 18-20 anni. Devo fare tanti figli. Di media 5 o 6. Ma io ne voglio 11”. È appena iniziata una sessione delle sorelle islamiste. Si riuniscono tre volte a settimana; sono sole donne, anche se il capo del comitato è un uomo. I loro incontri si svolgono al quarto piano di un palazzo a Gesr El Suez, quartiere popolare del Cairo. E sono finanziati dal gruppo estremista islamista, Gamaa Islamiya.

Le attività che svolgono sono per lo più di beneficenza e riguardano assistenza sanitaria, scolastica e nell’ambito lavorativo. Iniziative più sociali che politiche “Ora siamo libere di esprimerci, alla luce del sole. Sotto Mubarak non potevamo riunirci : eravamo ricercati dalla polizia. È iniziata un’era nuova per il popolo delle donne islamiste in Egitto.” spiega la giovane. E riguardo le recenti manifestazioni a piazza Tahrir contro le violenze sessuali- piaga della società egiziana- la risposta è lapidaria “Quelle donne non ci rappresentano. Hanno un cattivo comportamento: dicono parolacce, bevono e dormono sotto le tende con altri uomini. Lo abbiamo visto in televisione.” Tuona la leader più anziana e portavoce del gruppo, Shadia Ahmed. 

Durante gli incontri, le sorelle salafite parlano, liberamente, di qualsiasi argomento. Anche quelli più intimi: il sesso con il marito, i problemi di coppia, non esistono tabù : “Spesso invitiamo una dottoressa o una ginecologa:  possiamo farci visitare, senza dover pagare. E lei risponde a tutti i nostri interrogativi”.  Somaya spiega che la religione gli proibisce di utilizzare contraccettivi: “il Profeta Muhammad dice che più musulmani siamo e meglio è. Voglio più musulmani su questa terra” sorride alzando il tono di voce, poi conclude “tanti fratelli sono morti in Siria, nel Mali, in Afghanistan. Dobbiamo diventare l’esercito più numeroso”. Alla sessione sono presenti una decina di sorelle, Somaya è la più giovane. Utilizza incessantemente twitter e facebook sul suo tablet e- tra un tweet e l’altro- racconta che i mariti comparano spesso biancheria molto sexy per le mogli e ‘giochi’ per divertirsi; e che una delle parti principali della loro vita è servire il proprio marito e obbedire, sotto tutti gli aspetti. “Lo dice il Corano, la famiglia viene prima di tutto”.

GUARDA LE IMMAGINI

Parlano molto di politica ma la praticano poco “Ho partecipato alla Rivoluzione di due anni fa dal primo giorno: stavamo tutte in piazza Tahrir contro Mubarak.” Ma  nell’ultima manifestazione islamista organizzata dal gruppo Gamaa Islamyaa, la piazza è gremita di soli uomini; molti dei quali- come dimostrano i video che una delle salafite mostra orgogliosa sul suo cellulare- baciano la foto di Bin Laden :” E’ La nostra guida spirituale. È il nostro salvatore. Gli occidentali lo considerano un terrorista ma il vero terrorista è Bush, è l’occidente” tuona, senza mezzi termini, la portavoce. Shadia Ahmed  indossa un niqab che lascia scoperti gli gli occhi ma quello della figlia, 22enne, copre anche quelli ” Non vogliamo attrarre l’attenzione dell’uomo- speiga Shadia-. Mia figlia è giovanissima e ha degli occhi molto belli: per questo motivo anche quella parte è oscurata da una retina; certo, il nostro vestito ci dà qualche problema: l’estate, ad esempio, soffriamo molto il caldo. Ma saremo ricompensate dopo, nel paradiso. Dio ci ha chiesto di portarlo e non siamo contente di farlo.” Quando l’unico uomo nella stanza se ne va, le donne mostrano il volto e parlano con più scioltezza ” hai mai pensato di convertirti all’Islam?” Chiede una di loro.” Ti potrei dare, gratis, lezioni sul Corano; capirai che è l’unica religione autentica; noi ti aiuteremo: non lasciamo mai sole le sorelle chi si convertono; diamo soldi, un lavoro, un posto dove stare. Non abbandoniamo nessuno.” Conclude, entusiasta, la portavoce.

Nella stessa, numerosa, famiglia delle sorelle islamiste c’è la ‘sorellanza’- le donne dei Fratelli musulmani-  : un’organizzazione strutturata e capillare su tutto il territorio. Anche loro reclamano “dopo la Rivoluzione siamo finalmente libere”. Le loro attività sul campo  – analogamente alle sorelle salafite- sono finanziate dai Fratelli Musulmani. “Esistono più di sette dipartimenti. Ogni dipartimento rappresenta una categoria: studentesse, professioniste, casalinghe, artigiane, commercianti. E Ciascun dipartimento lavora su tre livelli: quartiere -livello base-; governatorato e  livello nazionale” Spiega Azza El Garf, sorella musulmana, una delle 11 donne elette in parlamento  tra le fila del partito della Fratellanza, Libertà e Giustizia, nell’era post Mubarak.  Hanno un’agenda molto fitta. A differenza delle salafite, si incontrano tutti i giorni, ognuna nella sua categoria. Anche nelle loro riunioni vengono invitati esperti delle materia per tenere delle relazioni o delle tavole rotonde: “parliamo di tutti gli argomenti,  i nostri incontri locali sono supportati dalla presenza di professionisti di ciascun settore.”

 La ‘Sorellanza’ è un microcosmo: per fare carriere all’interno dell’Organizzazione bisogna prendere una laurea targata ‘Fratelli Musulmani’: “A livello nazionale- spiega El Garf- organizziamo corsi che poi terminano con degli esami. Se passi l’esame, viene rilasciato un certificato. Io ho seguito un programma di scienze politiche a Giza.” Tra le donne islamiste non esistono taboo ma solo una regola: il mondo esterno deve rimanere fuori :”i nostri incontri sono rivolti solo alle sorelle.” incalza, senza mezzi termini.  El-Garf si è unita alla Fratellanza quando aveva 15 anni, e ha svolto un lavoro prima sociale e di organizzazione della comunità per il movimento, oggi politico. Il loro ‘percorso’- che durerà tutta la vita- inizia a quell’età, a volte anche prima.
 

(19 marzo 2013) © Riproduzione riservata

 

Il testo completo si trova su:

http://www.repubblica.it/esteri/2013/03/19/news/le_sorelle_islamiste-54844988/