Redazione Internet lunedì 22 giugno 2020
I presunti effetti personali del ricercatore sequestrato e ucciso nel 2016 consegnati dalle autorità egiziane. La famiglia Regeni: vogliamo risposte, basta cianfrusaglie
Regeni, consegnati all'Italia presunti documenti ed effetti personali

 

Da sabato sono in possesso degli inquirenti italiani i documenti di Giulio Regeni, il passaporto e due tessere universitarie, consegnati dalle autorità egiziane assieme a una serie di oggetti che, secondo gli investigatori egiziani, appartenevano al ricercatore sequestrato e ucciso al Cairo nel 2016.

Stando agli investigatori egiziani, gli oggetti furono sequestrati alla banda di presunti killer, cinque criminali comuni uccisi in Egitto il 24 marzo di quattro anni fa. I cinque furono fatti passare dall’autorità locali come gli autori dell’omicidio di Regeni in quello che per gli investigatori italiani è stato, invece, un tentativo di depistaggio.

Gli oggetti restituiti sabato sono quelli mostrati in alcune foto dopo il blitz ai danni dei cinque malviventi: oltre al passaporto di Giulio e le tessere di riconoscimento dell’università di Cambridge e dell’università americana del Cairo anche alcuni presunti effetti personali come un marsupio rosso con lo scudetto dell’Italia, alcuni occhiali da sole (di cui due modelli da donna), un cellulare, un pezzo di hashish, un orologio, un bancomat e due borselli neri di cui uno con la scritta Love.

È probabile che i genitori di Giulio Regeni vengano convocati dagli investigatori per effettuare un nuovo riconoscimento degli oggetti giunti dal Cairo. Ma già nei giorni precedenti Claudio e Paola Regeni non avevano utilizzato mezze parole a riguardo: “Non intendiamo più farci prendere in giro dall’Egitto: non basterà inviarci quattro cianfrusaglie, indumenti vari e chiacchiere o carta inutile. Basta atti simbolici, il tempo è scaduto“, avevano affermato nel corso di una intervista televisiva chiedendo alle autorità nordafricane “una risposta esaustiva a tutti i punti della rogatoria inviata dalla Procura di Roma nell’aprile del 2019, rimasta priva di risposta”.

Risposte che potrebbero arrivare nel corso del vertice di luglio e che riguardano, in primo luogo, l’elezione di domicilio dei cinque funzionari degli apparati egiziani indagati. Si tratta del generale Sabir Tareq, dei colonnelli Usham Helmy e Ather Kamal, del maggiore Magdi Sharif e dell’agente Mhamoud Najem. Sono loro, secondo quanto accertato da Ros e Sco, ad avere organizzato e portato a termine il sequestro di Regeni nel gennaio del 2016. Se le autorità egiziane dovessero accogliere la richiesta, contenuta nella rogatoria, potrebbe aprirsi uno spiraglio per un eventuale processo a carico dei cinque.

Inoltre va precisato che in passato la stessa famiglia di Giulio, assista dall’avvocato Alessandra Ballerini, avevano compiuto una perizia sulle foto dei presunti effetti personali del ricercatore da cui era emerso che solo i documenti di riconoscimento fossero di Giulio e non il resto degli oggetti.

Stando a quanto riportato da Repubblica“il passaporto, le tessere universitarie, erano state già consegnate alla famiglia anni fa. Mancavano i vestiti di Giulio, chiesti all’epoca dai genitori al presidente egiziano Al Sisi, ma quelli al momento non sono nemmeno stati consegnati”. Mentre gli effetti personali riconsegnati non appartengono a Giulio, stando al quotidiano, ma sono espressione del depistaggio messo in atto dall’Egitto rispetto all’omicidio di Giulio Regeni.

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