(dall’inviato al Cairo) “I cristiani egiziani rimarranno nel loro Paese perché hanno radici profonde in questa terra. E lo stesso accadrà per i cristiani del Medio Oriente. Nessun pericolo di estinzione”. Lo ha ribadito il patriarca copto-ortodosso Tawadros II parlando ieri sera a una delegazione di Aiuto alla Chiesa che soffre, in questi giorni in Egitto per una visita di solidarietà. La delegazione è guidata dal direttore Alessandro Monteduro ed è composta, tra gli altri, da alcuni giornalisti, dal vescovo di Carpi, mons. Francesco Cavina e dal suo vicario generale, don Massimo Fabbri. Riferendosi alla recente inaugurazione (7 gennaio) della più grande chiesa cristiana del Medio Oriente, situata nella nuova città amministrativa del Cairo che sta sorgendo lungo la strada fra la capitale e la città di Suez, il patriarca si è detto convinto che “i cristiani egiziani rimarranno nel loro Paese perché hanno radici profonde in questa terra. E lo stesso accadrà per i cristiani del Medio Oriente. Le nostre radici sono nei tanti monasteri sorti nel sud dell’Egitto nei primissimi secoli del Cristianesimo che arriva qui nel I secolo con l’apostolo Marco. Per noi è un bene grande – ha spiegato Tawadros – che lo Stato costruisca una grande chiesa e vicino una grande moschea. È un fatto inedito e significativo”. La nuova cattedrale è dedicata alla “Natività di Cristo”, ed “è la prima chiesa in Egitto con questo nome, ha rimarcato il patriarca. Nel parlare dei cristiani in Medio Oriente, il patriarca copto-ortodosso ha accennato anche alla recente decisione di Trump di considerare Gerusalemme capitale dello Stato di Israele: “La città santa è importante per le tre grandi religioni monoteiste. Essa contiene monumenti storici cari alle tre fedi. La decisione di Trump è a favore di Israele e disattende le speranze palestinesi di vedere nascere un proprio Stato con Capitale Gerusalemme Est”.

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