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Federico Peirone

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27 Giugno 2013

EGITTO – ( 27 Giugno )

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Egitto: l’opposizione critica il presidente Morsi dopo il discorso in tv



In Egitto, l’opposizione ha ribadito la necessità che il presidente Morsi si dimetta dopo il discorso fiume ieri in tv. Migliaia le persone raccolte in piazza Tahrir per contestare il suo intervento che cade in un momento di forte tensione nel Paese ad un anno dal suo insediamento. Intanto l’esercito si è schierato in tutto l’Egitto mentre sempre ieri in alcuni disordini vicino Al Cairo una persona è morta, oltre 160 i feriti. Benedetta Capelli:RealAudioMP3

Due ore e mezzo di intervento per Morsi che si è presentato alla platea del centro conferenze del Cairo, non come il presidente dell’Egitto ma come semplice cittadino. E come tale ha ragionato sulle grandi difficoltà del Paese, ad un anno dal suo insediamento, e sul rischio sempre più evidente di un’eccessiva polarizzazione, la più seria minaccia in grado di paralizzare l’Egitto. Nel mirino gli uomini del vecchio regime di Mubarak accusati di aver soltanto ostacolato il percorso del governo. Ma chi si aspettava concessioni all’opposizione si è dovuto accontentare dell’annuncio della creazione di un comitato con le forze politiche per studiare emendamenti alla Costituzione. Alle Forze armate, che ieri si sono schierate in tutto il Paese, Morsi ha ribadito che sono vitali per la protezione degli egiziani ma che è lui il capo dell’esercito. In un passaggio del suo discorso, si è riferito ai copti definendoli “partner della nazione” mentre ha ammonito i giudici a “tenersi lontano dalla politica”. Ieri ancora violenze a Mansoura, città a nord del Cairo, il bilancio è di un morto e centinaia di feriti. E in attesa della manifestazione di domenica, convocata dall’opposizione per chiedere le dimissioni del presidente, il Paese vive una profonda crisi economica con lunghe file per la benzina ed un turismo ormai in ginocchio.

Nel suo intervento, il presidente Morsi ha dunque ribadito il pericolo di una polarizzazione del Paese. E in proposito Benedetta Capelli ha intervistato Massimo Campanini, docente di Storia dei paesi islamici all’Università di Trento ed esperto di Egitto:RealAudioMP3

R. – Direi che questa polarizzazione è nei fatti, perché le varie componenti politiche del quadro egiziano sono l’una contro l’altro e armate. Io ricorderei che il presidente Morsi è stato eletto democraticamente: che poi abbia fallito i suoi obiettivi e che i Fratelli musulmani si siano rivelati meno capaci di governare di quanto ci si aspettasse inizialmente, potrebbe anche essere vero. Morsi è stato eletto attraverso una procedura democratica e, secondo me, dev’essere battuto attraverso una procedura altrettanto democratica.

D. – L’esercito da ieri si è schierato in tutto il Paese. Che ruolo stanno giocando adesso i militari ai quali Morsi comunque ha ribadito di essere lui, il capo?

R. – Morsi aveva messo in un angolo i militari. Ora che il potere presidenziale sembra in fase di declino, è chiaro che l’esercito sta vagliando l’idea di ritagliarsi un nuovo spazio di espressione e di azione politica.

D. – Il capo dello Stato ha parlato “dei vecchi” del regime di Mubarak che avrebbero lavorato per tutto questo anno per far sì che il suo governo cadesse: hanno ancora un peso così determinante?

R. – C’è un dato di fatto: che le vecchie istituzioni del potere non sono state completamente modificate, e quindi è chiaro che una frase come questa, di Morsi, potrebbe essere anche un pretesto per giustificare le proprie azioni. E’ anche vero, però, che un certo livello di continuità è probabile che esista.

D. – Domenica ci sarà questa grande manifestazione del movimento Tamarod per chiedere le dimissioni del capo dello Stato. Ma chi compone questo movimento? E soprattutto, secondo lei potrebbe essere un’alternativa futura alla Fratellanza musulmana?

R. – Il fronte del Tamarod è un fronte di ribelli, in cui sono presenti i copti e forze laiche di sinistra. Che il Fronte del Tamarod sia ostile all’instaurazione di un sistema pur vagamente e moderatamente islamizzanate possano costituire di fatto un’alternativa ai Fratelli musulmani, come dicevo prima, lo dovrebbero dire le urne. Io credo che ci sia una certa base popolare di questo movimento, ma è anche vero che i Fratelli musulmani credo conservino ancora un certo radicamento all’interno della popolazione e all’interno della società. Bisognerà vedere poi nella realtà dei fatti: certamente Tamarod riempirà le piazze, ma è anche vero che Tajarrud, cioè il movimento favorevole a Morsi, ha altrettanto riempito le piazze. Di conseguenza, viene confermata questa polarizzazione che potrebbe essere molto pericolosa per la stabilità interna dell’Egitto.

D. – Ma secondo lei, l’anima di Piazza Tahrir che ha infuocato la Primavera araba, dove è collocata oggi, in Egitto?

R. – Difficile dirlo … Secondo me, l’anima di Piazza Tahrir da un certo punto di vista non c’è più. I Fratelli Musulmani hanno tentato – apparentemente senza riuscirci – di presentarsi come gli eredi della rivoluzione. E’ difficile dire se il Fronte dei ribelli possa costituire effettivamente l’eredità di Piazza Tahrir. Personalmente credo di no, perché credo che quel tipo di forze siano state ormai assorbite dall’istituzionalizzazione. Io vedo piuttosto il Tamarrod come un’altra forza, come un’altra espressione che pretende di risventolare la bandiera della rivoluzione, ma anche risventolando la bandiera della rivoluzione i suoi obiettivi e le sue parole d’ordine dovranno essere adeguate e rispondenti all’attuale situazione egiziana, cioè una situazione di transizione incompiuta rispetto a quella che era la situazione all’epoca della rivolta contro Mubarak e della caduta del dittatore.

Testo proveniente dalla pagina

http://it.radiovaticana.va/news/2013/06/27/egitto:_lopposizione_critica_il_presidente_morsi_dopo_il_discorso_i/it1-705343


del sito Radio Vaticana