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Federico Peirone

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8 Aprile 2013

EGITTO – ( 8 Aprile )

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EGITTO
 
Tornata la calma. Apparente
 
La mancanza di istituzioni forti, capaci di far rispettare le leggi e l’instabilità politica sono i principali detonatori degli scontri in atto, con tante vittime da parte cristiana. Riduttivo, quindi, parlare solo di violenze religiose. L’analisi di padre Hani Bakhoum, segretario del Patriarcato copto-cattolico

 
È tornata la calma questa mattina intorno alla cattedrale copto-ortodossa di san Marco, al Cairo, dopo i violenti scontri, esplosi ieri, 7 aprile, mentre si celebravano i funerali di quattro cristiani morti negli scontri di sabato ad Al Khosous (a nord delle capitale). “Un fatto grave” ha stigmatizzato Papa Tawadros II, Patriarca dei copti ortodossi, che ha invitato a “mantenere la calma” anche per preservare la sicurezza del Paese e l’unità nazionale. Il leader religioso, che è “in contatto costante con i funzionari del ministero degli Interni per favorire una rapida fuoriuscita dalla fase critica” ha ricevuto anche una telefonata di solidarietà dal presidente Mohamed Morsi: “Ogni attacco contro la cattedrale è un attacco contro di me personalmente”. Secondo alcune ricostruzioni, domenica pomeriggio, nel corso della liturgia funebre, dalla folla dei fedeli sono partiti slogan contro il presidente Morsi e il governo egemonizzato dai Fratelli Musulmani. Alla fine della messa gruppi di assalitori – molti dei quali appostati sui tetti degli edifici circostanti – hanno attaccato i fedeli copti che uscivano dalla chiesa con pietre e bombe molotov, provocando ancora morti, due, e decine di feriti. Gli scontri sono durati fino a tarda sera, nell’iniziale latitanza delle forze di sicurezza. Il fatto è stato condannato dal Consiglio delle Chiese in Egitto che ha sottolineato come l’attentato ai luoghi di culto rappresenta “un grave superamento di una soglia inviolabile, e richiede un intervento immediato da parte degli organismi dello Stato”. Sulla vicenda Daniele Rocchi, per il Sir, ha posto alcune domande a padre Hani Bakhoum, segretario del Patriarcato copto-cattolico, con sede al Cairo.

Padre Bakhoum, può bastare il motivo confessionale per spiegare questi gravi fatti?
“Gli scontri di questi giorni, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non hanno un carattere confessionale ma affondano le loro cause nella mancanza di leggi, di stabilità politica e sociale. Ed è chiaro che in questa situazione coloro che soffrono maggiormente sono le minoranze, come quella cristiana. Fatti come questi si susseguono quasi giornalmente e non vedono sempre al centro le chiese. Sabato, per esempio, degli scontri si sono avuti anche davanti a un tribunale. Il problema è la mancanza di rispetto e dell’applicazione delle leggi, delle regole in vigore. La strage di Capodanno del 2011 nella chiesa dei Santi ad Alessandria d’Egitto, che provocò decine di morti e feriti, non ha, ancora oggi, un colpevole, e lo stesso vale per tanti altri fatti analoghi”.

Il presidente egiziano Morsi, della Fratellanza musulmana, ha ordinato un’inchiesta immediata sull’attacco alla cattedrale e ha espresso solidarietà al patriarca Tawadros II…
“Di parole ne abbiamo sentite tante. Tante chiese vengono attaccate, come anche in passato, ma oggi accade perché non ci sono leggi e istituzioni forti ad impedirlo. La stessa polizia si ritira subito quando ci sono scontri e manifestazioni”.

Frizioni tra copti e musulmani si sono sempre verificate in Egitto, ma adesso il livello della tensione sembra crescere sempre di più. Perché?
“Nel Paese cresce l’intolleranza, in tanti settori della società, a causa dell’ignoranza che trasforma in nemico chiunque abbia un’idea diversa. Spesso gli scontri nascono per diatribe che non hanno nulla a che vedere con l’aspetto confessionale, tuttavia diventano scontri religiosi con musulmani da una parte e cristiani dall’altra. A contribuire è anche la mancanza di educazione e di istruzione. Sono milioni i giovani egiziani che ogni giorno vivono per le strade. Nelle scuole la qualità dell’istruzione si sta abbassando in modo impressionante. Cambiano i programmi scolastici: ormai nelle lezioni di arabo si studia che chi è con i Fratelli Musulmani è con Dio, chi è contro è un nemico. L’intolleranza si studia a scuola”.

L’Egitto ha avanzato, oggi, una richiesta di prestito al Fmi, di 4,8 miliardi di dollari, con l’obiettivo di coprire il deficit fino a metà del 2015. Quanto pesa la crisi economica in questo particolare momento?
“La crisi economica, che è in grave aumento, è un’altra conseguenza del mancato rispetto delle leggi. Senza leggi nessuno vuole investire in Egitto, nessuno vuole aprire negozi. Tutti hanno paura e gli investimenti se ne vanno. I riflessi si sentono in modo particolare sul turismo, una delle principali risorse del Paese che occupa centinaia di migliaia di persone. Abbiamo famiglie, i cui padri sono impegnati nel settore turistico, che non lavorano da due anni. È terribile!”.

Nell’attuale panorama di agitazione politica, economica e sociale in cui versa l’Egitto, il movimento giovanile è tornato in piazza Tahrir per protestare contro il governo del presidente Morsi…
“Le manifestazioni di piazza Tahrir proseguono. Se da un lato questo è un dato positivo, poiché dimostra che esiste un dissenso, dall’altro evidenzia un Paese fermo, immobile, che non riesce ad uscire dal guado in cui è caduto dopo la caduta di Mubarak”.

La primavera egiziana è già sfiorita?
“No, c’è da essere ottimisti per il futuro. Dobbiamo avere speranza. Forse si è parlato troppo presto di Primavera araba. Io credo che siamo ancora in autunno, un tempo di fatica, di lavoro, di semina. Il tempo di gettare semi di tolleranza, di rispetto, di diritto, di libertà. La rivoluzione non è il tempo giusto della raccolta ma si è voluto raccogliere comunque. Quelli che vediamo oggi ne sono i risultati… Dobbiamo aspettare che i frutti maturino e per questo sono ottimista”.

 
Il testo completo si trova su:

http://www.agensir.it/sir/documenti/2013/04/00259684_tornata_la_calma_apparente.html