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8 Settembre 2014

EGITTO – ( 8 Settembre )

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Intervista
 
Il mufti d’Egitto: Califfato? Non è islam

 
Giovanni Maria Del Re
 
 
 
 
 

Urge una stretta collaborazione tra le grandi religioni che resista al terrorismo e alla violenza e conduca al consolidamento della pace e della stabilità mondiale. È un appello che ben si associa al messaggio che vuole lanciare l’incontro internazionale «La Pace è il futuro» organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio ad Anversa in Belgio.

A lanciare l’appello è uno degli ospiti d’onore della cerimonia inaugurale di questo pomeriggio al Teatro comunale di Anversa, il Gran muftì d’Egitto Shawki Ibrahim Abdel-Karim Allam, 55 anni. Allam, è in carica dal febbraio 2013, ed è il primo Gran muftì a rivestire questa carica non su indicazione del governo egiziano (come accadeva fino ai tempi di Hosni Mubarak), ma per elezione di un comitato di religiosi dell’Università al-Azhar del Cairo, considerata la massima autorità teologica del modo musulmano sunnita. Allam presiede il Dar al Ifta (“la casa delle fatwa”) ed è la fonte principale di autorità religiosa per il governo ed è molto influente nel paese e nel mondo islamico. 
«Questo evento – dice ad Avvenire – giunge in un momento in cui ci sono tanti focolai pericolosi nel mondo che ci circonda, per questo c’è ancor più bisogno di un appello per la pace a livello mondiale».

Dunque condivide il messaggio di fondo di questa iniziativa, che le religioni devono essere associate alla pace e non lasciarsi associare in alcun modo con la violenza.
Certamente. Tutte le grandi religioni vogliono la pace e lo sviluppo e rifiutano la violenza e la guerra. Serve una stretta collaborazione tra le grandi religioni per la stabilità, la pace, per resistere al terrorismo.

Papa Francesco parlando ieri ai vescovi del Camerun ha esortato a un dialogo con l’islam. Come reagisce a questo appello?
L’ho fortemente apprezzato, è un appello molto importante. Noi siamo fortemente a favore del dialogo, dei ponti che colmino i divari tra i popoli e le fedi. Chiediamo però che sia un dialogo paritario con comunità d’intenti e che porti a progressi tangibili, concreti per l’umanità. E cioè dobbiamo allargare il terreno comune che unisce le diverse religioni.

Come giudica i rapporti tra islam e cristianesimo?
A ben guardare, posso dire che ci sono più basi comuni che differenze, su questo dobbiamo continuare a costruire il nostro dialogo. Le esperienze già fatte in passato ci incoraggiano.

Parliamo però del terrorismo, purtroppo spesso attuato strumentalizzando l’islam, a cominciare dal cosiddetto Stato islamico che dilaga in Iraq e Siria.
Vede, quello non è né uno Stato, né è islamico. Non è uno Stato perché non dispone delle caratteristiche essenziali: un popolo, un territorio, dei princìpi, un’autorità. E non è islamico perché il vero, puro islam vieta la violenza, condanna il terrorismo, la distruzione, i massacri. Per questo ho più volte chiesto al mondo di smettere di utilizzare questo nome di «Stato islamico».

Teme che il dilagare di questo terrorismo possa danneggiare il vero islam?
Il pericolo indubbiamente c’è finché continua ad esserci un’associazione tra questi terroristi sanguinari e l’islam. Per questo è importante, insisto, che si smetta di usare questa denominazione.

In Occidente c’è chi lamenta che i veri musulmani non hanno protestato con sufficiente forza contro l’uso del nome dell’islam da parte del terrorismo.
È un’impressione sbagliata. Dal primo giorno in cui si è cominciato a parlare di Stato islamico e sono iniziate le violenze, io stesso ho diffuso parole molto dure, condannando queste azioni. E smontando con una fatwa la pretesa di questi terroristi di essere uno Stato islamico per le ragioni che citavo prima.

Si parla di infiltrazioni in Egitto dell’Is. C’è un vero pericolo?
È molto improbabile che possa prendere piede in Egitto. Primo, il Paese è in grado di affrontare l’aggressione terroristica. Inoltre vale la pena ricordare che secondo ultime informazioni i miliziani legati a questa organizzazione in Egitto sono pochissimi. Infine, noi religiosi combatteremo sul piano dottrinario e ideologico i deliranti messaggi lanciati da questi criminali abusando del nome dell’islam. Mi creda, è una situazione del tutto diversa dalla Siria o dall’Iraq.

© riproduzione riservata

 

Il testo completo si trova su:

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/MUFTI-EGITOO-INTERVISTA.aspx