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7 Settembre 2020

FRANCIA/ISLAM – (7 Settembre 2020)

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Charlie Hebdo, le sfide della libertà di espressione

di Kamel Abderrahmani *

Il controverso giornale satirico ha ripubblicato le vignette su Maometto all’origine della strage del 2015. La pubblicazione provocò reazioni indignate in tutto il mondo islamico, che tace quando si uccide in nome di Allah.

Parigi (AsiaNews) – Charlie Hebdo, ovvero il più controverso giornale satirico di Francia, questo mercoledì in occasione dell’inizio del processo per l’atto terroristico di cui sono stati vittime otto membri della redazione il 7 gennaio 2015, ha deciso di ripubblicare in un numero speciale alcune vignette del Profeta dell’Islam Maometto (Muhammad in arabo). Questo numero speciale è stato un grande successo, 200mila copie sono state vendute e altre 200mila verranno ristampate.

La redazione del quotidiano in un articolo pubblicato sullo stesso numero ha spiegato: “Da gennaio 2015 ci è stato chiesto più volte di produrre più caricature di Maometto. Ci siamo sempre rifiutati di farlo, non perché è vietato, la legge ce lo permette, ma perché c’era bisogno di una buona ragione per farlo, una ragione che abbia senso e che porti qualcosa al dibattito”.

In effetti, questa decisione di ripubblicare le vignette del Profeta dell’Islam è molto coraggiosa. Visto il contesto, sottolinea l’importanza di questo evento e quello della libertà di espressione, fortemente sostenuta in Francia. In altre parole, è un segno che dimostra l’importanza della libertà di espressione e della libertà di coscienza e il posto che occupano nella società francese e occidentale in generale. Qualcosa che il mondo musulmano e i musulmani occidentali – purtroppo influenzato da interpretazioni anacronistiche dell’Islam – trova difficile capire e far proprio.

L’edizione speciale di Charlie Hebdo intitolata ” Tout ça pour ça ” non è passata inosservata nel mondo musulmano. Anzi, l’università di Al Azhar, uno dei riferimenti del mondo sunnita – che si era rifiutata di colpire con la scomunica i terroristi di Daesh – aveva denunciato senza esitazione “una provocazione ingiustificata“, “un atto criminale” nei confronti di “quasi due miliardi di musulmani nel mondo ”. Anche lo sciismo iraniano così come Erdogan avevano condannato questo atto. In Pakistan, il partito islamista “Tehreek-e-Laibak Pakistan” aveva organizzato una grande manifestazione per protestare contro queste vignette, e anche per sognare di decapitare i “blasfemi”! In questo Paese, la blasfemia è punibile con la morte. In altre parole, si dovrebbe sapere che questo Paese è ancora nell’adorazione sconsiderata di un Allah guerriero e di assetato di sangue.

Queste condanne dal mondo musulmano sono quasi unanimi. E questo dimostra che i leader dell’Islam sanno come farsi sentire quando vogliono. Tuttavia, quando i terroristi islamici compiono attacchi uccidendo persone innocenti quale che sia la loro fede, quando fanno saltare in aria chiese in Egitto, uccidendo e ferendo centinaia di fedeli, le loro voci si spengono, non si ascoltano!

In Francia, il Consiglio francese dei musulmani (CFCM) , attraverso la voce del suo presidente, ha invitato a pensare alle vittime del terrorismo, “ignorando” le vignette pubblicate di nuovo, “Le vignette, abbiamo imparato a ignorarle e invitiamo a mantenere questo atteggiamento. in tutte le circostanze“. Chems-eddine Hafiz, il rettore della moschea di Parigi, in un’eccellente articolo pubblicata questo sabato sul sito di Figaro, (https://www.lefigaro.fr/vox/religion/le-recteur-de-la-grande-mosquee-de-paris-que-charlie-hebdo-continue-d-ecrire-de-dessiner-d-user-de-son-art-et-surtout-de-vivre-20200904) vuole: “che Charlie Hebdo continui a scrivere, disegnare, usare la sua arte e soprattutto a vivere. Possa il dramma che ha colpito questa pubblicazione, gli agenti di polizia e i nostri compatrioti ebrei servire da lezione alla comunità nazionale, ma anche a coloro che affermano di essere dell’Islam, a coloro che si definiscono ‘amici dei musulmani’ e che non condannano chiaramente questi crimini terroristici: in cosa l’omicidio di vignettisti ha portato avanti la causa dei musulmani? E come possono la distruzione e la barbarie servire all’immagine dell’Islam? “

Va ricordato che nessun testo coranico vieta di rappresentare il Profeta. Il Corano, testo principale dell’Islam e sacra raccolta della rivelazione divina trasmessa a Maometto, condanna solo l’idolatria: il fatto di associare con l’Unico Dio, altre divinità rappresentate da idoli. In altre parole, è “difficile sostenere che il presunto rifiuto della rappresentazione dell’immagine nell’Islam ricada sotto la legge divina!” Se guardiamo alla storia dell’arte musulmana, il Profeta Muhammad è stato regolarmente rappresentato in Persia, India, Afghanistan, Turchia, in diverse varianti; Muhammad riceve il Corano da Gabriel. Da Jami ‘al-Tawarikh (Storia del mondo) di Rashid al-Din, Tabriz, Persia, 1307; Ritratto di Maometto, tratto dalla Storia generale della religione dei turchi di Michel Baudier. Parigi (1625); Illustrazione del XVI secolo Siyer-i Nebi.

I musulmani che si sentono offesi, offesi e feriti da questo tipo di caricatura devono sapere che le idee si neutralizzano con altre idee, caricature con altre caricature, e che nulla giustifica la violenza e gli atti terroristici che Charlie Hebdo ha sofferto. In altre parole, dobbiamo trarre ispirazione dagli italiani che hanno saputo rispondere con arte e intelligenza al famoso cartone animato di Charlie Hebdo sul terremoto che ha colpito l’alta valle del Tronto! In effetti, la libertà di espressione della stampa è una delle più grandi conquiste della democrazia in Occidente; in altre parole, è un bene da tutelare, da difendere da spiriti liberi, per andare oltre le concezioni arcaiche della religione e tornare all’essenziale: lo spirito di fede.

*Giovane studioso musulmano a Parigi

Il testo originale e completo si trova su:

http://www.asianews.it/notizie-it/Charlie-Hebdo,-le-sfide-della-libertà-di-espressione-50962.html