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Federico Peirone

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8 Gennaio 2015

FRANCIA/EUROPA – ( 8 Gennaio 2015 )

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Strage Francia: analisti, rischio nuovi attentati

Agenti a Reims – REUTERS

Orrore e sgomento in Francia, tra i cittadini ed ovviamente tra i giornalisti. Francesca Sabatinelli ha raggiunto telefonicamente a Parigi Samuel Lieven, giornalista del quotidiano cattolico La Croix:

R. – Charlie Hebdo da quasi un decennio è il simbolo della libertà di espressione soprattutto nei confronti dell’islamismo. Questo giornale dopo aver pubblicato caricature di Maometto è sempre stato un possibile bersaglio, si sapeva che un giorno avrebbe potuto essere colpito. Però, non si poteva immaginare fino a che punto, perché la Francia non era mai stata colpita così duramente dagli islamici. Gli ultimi attentati del ’95 avevano fatto otto morti. Quindi la prima reazione da parte delle persone è stata di orrore perché non si immaginava che quel giornale sarebbe stato colpito così duramente.

D. – Il presidente Hollande ha detto che negli ultimi tempi sono stati sventati diversi attacchi, non si è forse sottovalutato il rischio attentati?

R. – Si parlava di questo soprattutto dopo gli attacchi in Medio Oriente e della possibilità del ritorno di quei giovani che erano andati lì per aderire alla jihad. Però l’opinione pubblica non era così informata. Si sapeva che c’era una minaccia. I poteri pubblici parlavano di una minaccia sempre più evidente contro la quale stavano lottando, però le persone non avevano informazioni più precise a riguardo. Un grande editorialista, Serge Moati, ha detto che quell’islamismo ideologico non ci deve far paura e che dobbiamo assolutamente continuare a lottare contro le barbarie. Tutti i francesi devono resistere alle minacce di questi islamisti che non rappresentano nessuno se non loro stessi.

 

In questo quadro, si può dunque parlare di un vero e proprio attacco del terrorismo islamico? Risponde Pietro Batacchi, direttore della Rivista Italiana Difesa, intervistato da Giada Aquilino:

R. – A questo punto, assolutamente sì, insomma. Tutti gli elementi che sono emersi dai video facevano, in qualche misura, balenare questa ipotesi. Adesso, dopo le prime risultanze, pare che ormai ci sia la certezza. Del resto, poi, l’obiettivo era da tempo nel mirino degli estremisti islamici, per le sue campagne satiriche. Le modalità poi con cui l’attacco è stato condotto mostravano comunque personale molto competente, da un punto di vista operativo, da un punto di vista militare: non siamo di fronte ai classici ‘lupi solitari’, agli auto-radicalizzati, ma evidentemente qui si tratta di personale che ha un background militare probabilmente acquisito in Siria, come è già emerso, oppure in altri fronti della jihad, come il Mali.

D. – Queste persone potrebbero essere state esortate a colpire per esempio attraverso il web? Nei giorni scorsi, Al Qaeda nella Penisola Araba lo aveva fatto…

R. – La Francia è nel mirino dell’estremismo islamico ormai da tempo; lo stesso Al Baghdadi, il leader di Is, aveva esortato ad attaccare obiettivi in Francia e in Europa. Del resto, la Francia è un Paese impegnato sia in Iraq, contro la stessa Is, ma soprattutto in tutto il Sahel e in Mali. Poi, soggetti e profili come questi non hanno bisogno di chissà quale messaggio propagandistico per andare a colpire il proprio obiettivo: sono persone – se così è confermato – che hanno combattuto in Siria, che probabilmente hanno combattuto anche in Mali e che quindi hanno un’esperienza militare, hanno un indottrinamento. Si tratterebbe comunque di persone già ben conosciute sia ai servizi di informazione francese, alla polizia francese – addirittura, uno sarebbe già stato condannato per reati connessi al terrorismo – e addirittura le due persone risultavano nel data-base dell’Fbi e delle agenzie di sicurezza americane.

D. – L’attacco è arrivato dopo i gravi fatti delle ultime settimane: c’è stato un assalto ad una caserma della polizia, ci sono stati furgoni lanciati come bombe su passanti e gente inerme. Quali pericoli per la Francia, ma anche per altri Paesi?

R. – I pericoli per la Francia sono evidenti; per gli altri Paesi ci sono pericoli altrettanto forti e altrettanto concreti, perché in diversi Paesi europei ci sono persone che sono rientrate, cioè persone che – dopo aver combattuto mesi se non anni in Siria, Iraq, Mali e così via – sono rientrate nei Paesi d’origine perché si tratta, nella maggior parte dei casi, di cittadini europei.

 

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2015/01/08/strage_francia_rischio_nuovi_attentati/1117325