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Federico Peirone

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26 Settembre 2016

GIORDANIA – (26 Settembre 2016)

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GIORDANIA


Amman, intellettuale e giornalista giordano ucciso per una vignetta anti-jihadista

 

Nahed Hattar è stato freddato davanti all’ingresso del tribunale. Egli era a processo dopo aver trascorso due settimane in carcere. L’assassino è un noto imam locale e avrebbe agito per “vendicare l’insulto a Dio”, già conosciuto come elemento estremista fra le forze di sicurezza. Intellettuale musulmano: “Il terrorismo è genetico nella maggioranza degli arabo-musulmani”. 

 

Amman (AsiaNews) – L’assassino dello scrittore e attivista politico Nahed Hattar, ucciso ieri mattina davanti al tribunale di Amman, sarebbe Riad Abdullah, un imam locale offeso dalla vignetta condivisa da Hattar e per la quale era finito sotto processo. A rivelarlo sono fonti della polizia giordana, che rilanciano il racconto di un testimone secondo cui Abdullah aveva una lunga barba e indossava un abito lungo, pratica diffusa fra i musulmani conservatori nel regno hascemita. L’omicidio ha destato profondo shock e commozione nella capitale, non solo fra attivisti e intellettuali ma pure fra la popolazione civile. 

Nahed Hattar aveva trascorso due settimane in carcere ed era stato rilasciato da poco dietro pagamento di cauzione. Egli era finito in cella ad agosto per aver condiviso su Facebook una immagine che, secondo il governatore di Amman, era denigratoria della “Essenza Divina” e “istigatrice alla divisione inter-confessionale”. 

L’intellettuale musulmano K.A. (chiede di pubblicare solo le iniziali nel timore di ritorsioni) sottolinea ad AsiaNews che Nahed Hattar aveva intrapreso “una guerra contro gli estremisti islamici nel mondo arabo” e vi erano “milioni di musulmani che chiedevano la sua morte. “Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico] è tra noi – aggiunge – e ho l’impressione che il terrorismo sia divenuto genetico presso la maggioranza degli arabo-musulmani”. 

Hattar è stato freddato con colpi di arma da fuoco davanti al tribunale, nel quartiere Abdali ad Amman, mentre si stava dirigendo insieme ad alcuni suoi familiari in aula per deporre davanti davanti al giudice una memoria difensiva e relativi documenti in allegato. La caricatura, pubblicata il mese scorso, non era opera di Hattar ed era stata subito cancellata dal profilo, appena hanno iniziato a diffondersi le polemiche. Essa ritraeva un uomo barbuto, a letto con una donna, che chiedeva ad una figura ritenuta il Creatore di portare loro del vino e degli anacardi.

Durante l’interrogatorio lo scrittore si è difeso affermando che la caricatura non aveva nulla di offensivo nei confronti della “Essenza” del Creatore; al contrario, essa voleva far riflettere sull’abuso che viene fatto del divino da parte di jihadisti takfiri, che usano il sacro per giustificare il demoniaco.

Lo scrittore Hattar era un acerrimo nemico dei gruppi jihadisti dello Stato islamico (SI), al Qaeda e affiliati di ogni genere; egli era anche un critico senza mezzi termini dei Wahhabiti Sauditi. 

Le autorità giordane hanno subito dichiarato di aver identificato l’assassino, tratto in arresto e interrogato. Si tratta di Riad Ismaeel Abdullah, 49enne giordano e residente nel settore est di Amman. Egli era noto come elemento estremista fra le forze di sicurezza giordane. 

Secondo le prime informazioni diffuse dalla polizia e rilanciate a caldo dalla stampa giordana, l’assassino avrebbe agito per “vendicare l’insulto a Dio” insito nella caricatura.

I familiari dello scrittore si sono rifiutati di ricevere il cadavere di Hattar per le esequie. Essi invocano giustizia e chiedono che prima vi siano processo e condanna dell’assassino, che imputano al governo. L’omicidio ha destato scalpore negli ambiti politici e intellettuali di Amman, secondo i quali in realtà dietro la morte vi sarebbero le posizioni anti-saudite dello scrittore.

Secondo Khalil Harb, giornalista libanese del quotidiano As Safir, “Nahed (Hattar) è un martire del giornalismo e della libertà di pensiero. Egli era un nemico giurato del pensiero estremista diffuso nella regione e del movimento wahabbita, che legalizza – sul piano del Corano – lo spargimento di sangue dei musulmani in tutto il mondo”. 

Per il giornalista libanese “Nahed e tutti i suoi simili presenti nel nostro mondo sono sottoposti a campagne di minacce e vengono tacciati come infedeli a causa delle loro posizioni contrarie all’Arabia Saudita e degli Stati Uniti nella regione”. Persone vicine ad Hattar hanno riferito che lo scrittore e attivista aveva ricevuto minacce di morte mentre si trovava in carcere. 

Con la sua morte la Giordania e il mondo musulmano hanno perso un nemico dell’islam terrorista ed estremista; un nemico del genocidio e delle violenze commesse nel nome dell’islam. Un uomo coraggioso che aveva osato criticare apertamente chiunque e qualsiasi Paese sostenitore dei gruppi Takfiri. Con lui è stata zittita un’altra voce di verità. Per molti analisti si tratta di un chiaro ammonimento per quanto osano alzare la voce, contro quella che è considerata un’altra forma di terrorismo: il terrore di esternare dei pensieri che possano essere diversi dal coro voluto dai jihadisti. (PB)

Il testo originale e completo si trova su:

http://www.asianews.it/notizie-it/Amman,-intellettuale-e-giornalista-giordano-ucciso-per-una-vignetta-anti-jihadista–38678.html