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Federico Peirone

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8 Febbraio 2015

GIORDANIA – ( 8 Febbraio 2015 )

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Giordania: distrutto il 20% della forza dello Stato islamico

I caccia giordani impegnati contro l’Is – ANSA

 
 
 

In tre giorni di raid sono stati colpiti 56 obiettivi ed è stato distrutto il 20% delle capacità militari dell’Is. L’annuncio viene dalla Giordania. L’esercito di Amman in un comunicato ha precisato di aver colpito centri di coordinamento, armi, depositi e i luoghi dove mangiano e dormono i militati del sedicente stato islamico. Intanto, il gruppo Anonymous è riuscito a violare centinaia di account Twitter e Facebook di presunti appartenenti all’Is. Sarete trattati come un virus, è quanto recita il video pubblicato dalla rete mondiale di hacker. 

In Siria si continua però a combattere anche un’altra guerra, quella tra il regime di Assad e  tra ribelli. Uno dei luoghi contesi dalle parti e la città di Aleppo. Al microfono di Michele Raviart, la testimonianza di mons. Boutros Marayati, vescovo armeno-cattolico di Aleppo su come si vive in questa città devastata da cinque anni di guerra:

R. – La situazione ad Aleppo è una situazione drammatica, molto tragica, perché manca tutto. Manca l’acqua, manca l’elettricità, la luce, il riscaldamento, la benzina, i medici sono andati via, non ci sono medicine, ma siamo lì, a vivere, per non dire a sopravvivere. E ci sentiamo un po’ abbandonati, dimenticati dall’Occidente e da tutto il mondo. E allora la nostra gente, i nostri fedeli vengono spesso da noi per chiedere: “Rimaniamo o partiamo? Cosa facciamo?”. E tu non puoi dire niente, davanti a questa tragedia.

D. – Come si vive nel quotidiano, ad Aleppo?

R. – Soprattutto manca la sicurezza. Arrivano razzi, bombe dalla zona dei jihadisti e due settimane fa anche la nostra cattedrale è stata colpita: è stata distrutta la cupola e il tetto della chiesa. E così la gente adesso pensa ad andare via. Già due terzi della popolazione dei cristiani armeni sono andati via; è rimasto un terzo di questa gente che ancora crede: crede alla pace, vuol rimanere. E soprattutto, quando hanno lanciato questo appello per un cessate il fuoco, tanti hanno ripreso fiducia e ancora ne hanno, ma diventano più pessimisti perché vedono che la situazione non è cambiata, al contrario: è peggiorata.

D. – Cosa fa la comunità armeno-cattolica?

R. – Noi apriamo solamente le nostre chiese per aiutare la gente. Arrivano aiuti: tutti sono diventati poveri e chiedono l’elemosina; quelli che aiutavano la Chiesa, sono ormai loro stessi bisognosi di aiuto. Ma sono anche stufi: come pensare che tu possa fare sempre la fila per aspettare una goccia d’acqua, aspettare la benzina, il cibo? Ma malgrado tutto, abbiamo aperto le scuole, i fedeli vengono in chiesa: tante chiese sono state distrutte, ma quelle che funzionano ancora sono piene!

D. – Come superate la paura per tutta la distruzione che c’è attorno a voi?

R. – Questo tipo di male, come si dice nel Vangelo, non si vince che con la preghiera e il digiuno. Allora noi chiediamo la pace. Come diceva un vescovo: queste cose si chiedono al Signore, con le lacrime. Ed è quello che adesso stiamo facendo nelle nostre comunità.

D. – Qual è il rapporto con le altre confessioni?

R. – In Aleppo, tutto si fa in modo “ecumenico”: non puoi essere cristiano cattolico da solo; o siamo insieme, o non siamo. Allora tutto quello che si fa, si fa tra ortodossi, cattolici e protestanti insieme e anche con i musulmani moderati. Tutto quello che si riesce a fare adesso è frutto di collaborazione, di solidarietà ecumenica e interreligiosa.

 

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2015/02/08/giordania_distrutto_il_20_della_forza_dello_stato_islamico/1122272