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Federico Peirone

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15 Maggio 2013

GMG RIO DE JANEIRO – ( 15 Maggio )

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GMG RIO DE JANEIRO
 
I giovani mediorientali si faranno sentire

Da Libano e Siria, da Egitto e Iraq, da Israele e Territori palestinesi si preparano a partire, dopo grandi sacrifici, per il Brasile. Per una volta, non si sentiranno una minoranza, ma parte integrante della Chiesa universale, alla quale affideranno il loro grido contro il fondamentalismo violento e le guerre che vivono sulla loro pelle

 
Saranno oltre 2 milioni i giovani che da ogni parte del mondo arriveranno a Rio de Janeiro per celebrare, con Papa Francesco, la XXVIII Giornata mondiale della gioventù (23-28 luglio) che avrà per tema “Andate e fate discepoli tutti i popoli!”. A sventolare con orgoglio le loro bandiere nazionali, i loro foulard, le loro kefiah saranno anche i giovani delle comunità cattoliche mediorientali, per una volta tanto non minoranza, come nei loro Paesi di origine, ma parte di una festosa maggioranza che rappresenta il “volto giovane” della Chiesa universale. Dall’Egitto al Libano, dalla Palestina all’Iraq passando per Israele, questi giovani, accompagnati dai loro vescovi e sacerdoti, sono, però, anche il volto sofferente della Chiesa che vive e opera in una realtà politica e sociale che mostra più ombre che luci. Basti pensare all’occupazione israeliana dei Territori palestinesi che rende difficile la vita quotidiana per la libertà di movimento, l’economia e la vita religiosa, alle violenze settarie in Iraq e in Siria, Paesi dove i cristiani sono tra le vittime principali in quanto rappresentano la comunità più esigua e debole. Al Libano, dove i cristiani sono divisi sul piano politico e confessionale; all’Egitto, dove alla crescita dell’Islam politico sembra corrispondere un aumento dell’intolleranza, della disuguaglianza e dell’ingiustizia.

Lo stesso grido. Il loro grido a Rio de Janeiro sarà lo stesso che, forte, levarono nel corso della Via Crucis al Colosseo, il 29 marzo Venerdì Santo, quando a scrivere le meditazioni furono proprio i giovani libanesi. Una voce alzata contro “il fondamentalismo violento che prende a pretesto la difesa dei valori religiosi” e per affidare a Dio “tutti gli uomini e tutti i popoli umiliati e sofferenti, in particolare quelli dell’Oriente martoriato” affinché possano portare con Lui “la loro croce di speranza”. A questi giovani è affidato il compito di testimoniare a tutti i loro coetanei del mondo le ansie e le attese dei popoli del Medio Oriente in un contesto privilegiato, come quello della Gmg, un’occasione unica per ritemprare quel senso di appartenenza alla Chiesa che il vivere da minoranza spesso indebolisce. Un evento importante, che i giovani mediorientali non hanno mai disertato, e che viene preparato con grande attenzione sia sotto il profilo spirituale che organizzativo.

Libano. Ne è la prova la presenza in America Latina, in visita pastorale, del cardinale Bechara Boutros Rai, patriarca maronita di Antiochia e di tutto l’Oriente. Lo scorso venerdì, 10 maggio, infatti, il cardinale libanese si è recato a Rio de Janeiro dove ha incontrato il Comitato organizzatore della Gmg. Insieme con lui anche il vicario generale della Chiesa maronita in Libano, l’arcivescovo Paul Sayah, il vescovo maronita in Brasile, Edgard Madi, e padre Toufic Bou Hadir, responsabile della pastorale giovanile per il patriarcato maronita. Quattrocentocinquant’otto i giovani libanesi iscritti alla Gmg, di questi solo 58 appartengono alla diaspora, il resto arriva direttamente dal Paese dei Cedri. Numeri che hanno fatto felice il cardinale e padre Bou Hadir. “Il Libano – ha detto quest’ultimo – è un piccolo Paese con una superficie di soli 10.452 km², ma avrà un gran numero di iscrizioni. I libanesi non godono di buone condizioni finanziarie, ma questi giovani hanno messo da parte i soldi da tre anni a questa parte, promosso progetti e iniziative per autofinanziarsi per venire a Rio de Janeiro. I nostri giovani torneranno dal Brasile con la forza della missione. La nostra regione – ha aggiunto il maronita – sta vivendo un momento molto difficile, per le guerre e gli sconvolgimenti politici in atto, per questo vogliamo testimoniare il nostro essere cristiani in Libano”.

Israele e Palestina. Saranno 115 i giovani, 95 da Israele e 20 dalla Palestina (Betlemme e Ramallah), che partiranno dalla Terra Santa, accompagnati da monsignor William Shomali, vescovo ausiliare di Gerusalemme e vicario patriarcale per la Palestina, e da don Aziz Halaweh, parroco del villaggio cristiano di Taybeh e cappellano generale della Gioventù studentesca cattolica (Jec) in Palestina. Il gruppo parteciperà anche alla settimana missionaria nell’arcidiocesi di Niteroi (Stato di Rio de Janeiro) nella quale sarà accolto grazie al sostegno della Luogotenenza dell’Ordine del Santo Sepolcro di Brasile. In quei giorni i giovani visiteranno anche gli studi di Cançao Nova TV che presto lancerà una radio cristiana proprio a Taybeh, parrocchia di don Halaweh.

Iraq. A Rio de Janeiro sono attesi anche 170 giovani provenienti dalle province di Baghdad, Kirkuk e Dohuk. Alle difficoltà economiche e alle sofferenze che segnano la vita delle comunità cristiane in Iraq i giovani hanno risposto con creatività e ingegno. Tra le tante iniziative messe in campo per finanziare la partecipazione in Brasile spicca quella dei giovani della Chiesa caldea di san Giuseppe a Baghdad che hanno inaugurato il 1° maggio un mercatino fai-da te dove si trovano generi alimentari, vestiti e prodotti elettronici. Un mercatino ecumenico visto che alla raccolta partecipano anche giovani appartenenti alle diverse Confessioni cristiane.

 
Il testo completo si trova su:

http://www.agensir.it/sir/documenti/2013/05/00262023_i_giovani_mediorientali_si_faranno_sentir.html