Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Centro
Federico Peirone

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubeinstagram
5 Giugno 2017

GRAN BRETAGNA/ISLAM – (5 Giugno 2017)

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail
Il jihadismo sta violando le sue stesse regole
 
di Silvia Scaranari

05-06-2017
 
Manchester, primi soccorsi

Molti hanno detto e scritto che la ritirata in Medio Oriente dell’Isis avrebbe provocato attentati a raffica in Occidente ed è quello che sta accadendo. Ma c’è qualcosa di più. Gli ultimi attentati meritano un’attenzione particolare sia perché non tutti riconducibili all’Isis (anche se cerca comunque di attribuirsene il merito) sia perché vengono infrante regole chiare e sacre.

Al-Qaida e Isis hanno rivendicato attentati di tutti i tipi ma sempre offrendo una giustificazione giuridica di quanto andavano facendo. Il salafismo-jihadista costruisce se stesso intorno al mito di ritornare alla umma (la comunità dei fedeli) islamica, di tornare alla vera fede, è molto attento alle prescrizioni coraniche e alla tradizione diretta del Profeta. Così anche l’uccisione di un anziano sacerdote nel Nord della Francia, nonostante il divieto coranico di uccidere i monaci, era stato spiegato dottamente con un “distinguo” fra la figura del monaco e quella del parroco che, in quanto personaggio in contatto con il pubblico, in quanto predicatore, diventava uno che fa proselitismo per una falsa religione e quindi lo si poteva uccidere.

Le ultime mosse superano altre barriere dottrinali, o almeno sembrano farlo, e questo induce a pensare che il terrorismo stia sfuggendo dalle mani dei leader, non solo nel senso che gli attentati sono pensati ed eseguiti da “lupi solitari” ma nel senso che la propaganda e la formazione dottrinale tramite internet sta iniziando a mostrare alcune criticità. Anche il terrorismo è vittima dello sfaldamento, della coriandolizzazione tipica della società occidentale, è sempre più guerra asimmetrica, ma talmente asimmetrica che rischia di perdere il motivo per cui è scoppiata.

Due aspetti: uccisione di bambini e jihad nel mese sacro di ramadan. Manchester, 22 maggio, attentato in una arena alla fine di un concerto per adolescenti e bambini. Ariana Grande è cantante amata dai teenagers e questo genere di folla è sottoposta a tutela perché alcune regole dovrebbero sempre essere rispettate: il divieto di uccidere donne, fanciulli, vecchi, monaci e inermi in genere. Sarebbe sciocco pensare che la guerra sia un’operazione senza dolore. Quando si combatte ci sono i morti e i feriti, distruzioni e saccheggi, e gli innocenti soffrono. Tuttavia il vero jihad, proprio perché guerra con uno scopo religioso di fondo, non dovrebbe mai avere crudeltà gratuite. «Ibn Omar ha detto che il Messaggero di Dio (su di lui la grazia e la salvezza di Dio) ha visto, durante un’incursione, una donna uccisa, ha disapprovato e ha proibito ciò, l’assassinio di donne e di bambini durante gli attacchi»; e ancora: «Conquistate in nome di Dio, nel modo di Dio, lottate contro coloro che sono increduli verso Dio. Non sbagliate, non tradite, non sfigurate i vostri nemici, e non uccidete un neonato». (hadith citato in Imam Malek ben Anas, Le Consentement Al-Muwatta’, Dar Al-Kotob Al-Ilmiyah, p. 240).

Altro punto: nell’islam ci sono 4 mesi sacri in cui è proibito fare guerra: Dhu ‘l-Qida, Dhu ‘l-Hijjà, Muharram e Rajab. Si legge infatti nel Corano: “Ti chiedono del combattimento nel mese sacro. Di’: “Combattere in questo tempo è un grande peccato” (II, 217). E di più, per la tradizione è vietato anche tagliare gli alberi, colpire le case, colpire i luoghi di culto, avvelenare l’acqua, punire con il fuoco… proprio per evitare la guerra senza frontiere, quella con le armi di distruzione di massa. Simili regole si trovano anche nella tradizione cristiana. Nel Medioevo più volte i Papi hanno vietato duramente i combattimenti in Quaresima, nel tempo Pasquale, in Avvento e nell’ottava di Natale e, sempre, la domenica. Erano regole ovvie di una società in cui, sebbene su fronti opposti, il nemico veniva rispettato come persona, soprattutto nei suoi fondamentali diritti religiosi. Era il tempo di un mondo che sapeva rispettare anche i tempi della semina e del raccolto che sono sacri se non si vuol morire di fame. Oggi anche l’islam più radicale, quel jihadismo che affonda le sue radici nel salafismo del secolo scorso, si lascia travolgere dalla modernità, dalla volontà di cogliere l’occasione qualunque essa sia. 

Si potrebbe obiettare che anche in passato ci sono state violenze e donne, vecchi, bambini sono morti, che anche in passato si è combattuto nel mese sacro. Vero, ma un conto è l’urgenza della guerra dichiarata, è l’azione sul campo di battaglia, dove la attuali armi di distruzione non possono fare troppo discernimento, un conto è l’attacco contro inermi. Una delle voci più autorevoli e più ascoltate dal mondo salafita, il teologo e giurista siriano medievale Ibn Taymiyya (1263-1328) aveva spiegato che se i cristiani usano farsi scudo con dei bambini, si può comunque attaccare, e se la battaglia è nel vivo anche le donne devono portare il loro contributo. Ma, pur inserendo il jihad come sesto pilastro della fede e sostenendo la necessità del “jihad permanente”, aveva ribadito l’importanza di non introdurre novità rispetto alla tradizione. 

Il mese di ramadan è ancora più importante, è il mese benedetto, ramadan mubarak, o il mese generoso, ramadan karim. E’ il mese della rivelazione del Corano, e quindi il mese della preghiera più intensa, del digiuno non solo dal cibo ma anche dalle liti, dalla rabbia, dall’orgoglio, il mese della penitenza. Ora invece l’inizio del ramadan è stato funestato da un violento attacco a Kabul: un camion con 2 tonnellate di tritolo è esploso nel centro della città, in un’area protetta, la piazza Zanbaq. Il bersaglio forse era il quartiere delle ambasciate dove il kamikaze non è riuscito ad entrare. 90 i morti, centinaia i feriti fra i civili che affollavano la zona in un’ora di punta; l’esplosione è stata tanto violenta da provocare seri danni anche alle adiacenti ambasciate tedesca e giapponese. 

Sabato sera, Londra, sette persone sono morte e oltre quaranta sono rimaste ferite. Prima un pulmino ha investito i pedoni sul London Bridge e poi un furgone ha invaso il Borough Market, un’area di locali, bar, chioschi sulla riva meridionale del Tamigi, vicino al famoso Ponte. Tre persone sono scese dal veicolo e hanno iniziato ad accoltellare a caso i passanti.

Anche volendo mettersi nei panni dei musulmani, è ancora vero jihad? È ancora jihad quello che sovverte ogni regola e ammazza durante il ramadan fratelli nella fede, o che fa strage di ragazzini inermi. I jihadisti stanno facendo jihad o stanno perdendo il primario significato del loro agire? 

Ci troviamo come sempre di fronte al dubbio della interpretazione. Se è vero che ci sono limitazioni qualcuno può sempre citare il versetto “nulla deve essere risparmiato sulla via di Allah” oppure la prosecuzione del  versetto 217 precedentemente citato che, dopo aver vietato  di combattere nel mese sacro, recita “…ma più grave è frapporre ostacoli sul sentiero di Allah e distogliere da Lui e dalla Santa Moschea. Ma, di fronte ad Allah, peggio ancora è scacciarne gli abitanti. L’oppressione è peggiore dell’omicidio”.

Il testo originale e completo si trova su:

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-jihadismo-sta-violando-le-sue-stesse-regole-20062.htm