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Federico Peirone

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22 Gennaio 2019

IRAN – (22 Gennaio 2019)

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Il presidente iraniano contro censura sui social e media di Stato

Per Rouhani i partiti, tutti, devono poter pubblicare organi di stampa propri. Il successo di internet dovuto al fatto che assicura una pluralità di voci. Serve una educazione all’uso della rete; non abbandonare il cyberspazio agli estremisti. Nelle ultime settimane sono stati arrestati quattro giornalisti per aver espresso opinioni critiche.

Teheran (AsiaNews) – Con una mossa che desta sorpresa, il presidente iraniano Hassan Rouhani sferra un duro attacco contro la censura e il monopolio dell’informazione nelle mani dello Stato e, più in generale, della leadership religiosa ultraconservatrice. Rivolgendosi agli avversari politici, egli sottolinea che “contrastare le [legittime] aspirazioni della gente è contro la legge e in contrasto con i principi della religione”.

Il tema della libertà di stampa, insieme ai diritti civili, riveste una importanza crescente nella Repubblica islamica, dove nelle ultime settimane almeno quattro giornalisti sono stati arrestati per “reati di opinione”. L’ultimo in ordine di tempo è l’ex detenuto politico Ali (Amir) Amirgholi, collaboratore di un sito di informazione in rete.

Secondo Rouhani, i movimenti politici – dall’ala conservatrice alla fazione riformista, passando per i moderati – devono poter essere liberi di possedere media – giornali, radio, tv – che siano riferimento e voce del partito. Essi devono essere “indipendenti” rispetto alla tv pubblica controllata dal governo, per acquisire una propria credibilità agli occhi del pubblico.

Il presidente avverte che è necessario abbattere il monopolio televisivo ancora oggi nelle mani dello Stato, aprendo le frequenze anche ai privati o realtà editoriali diverse. Il successo di internet e dei nuovi media, avvisa Rouhani, è dovuto proprio al fatto che essi consentono una pluralità di voci e garantiscono spazi anche a quanti non trovano nei media tradizionali una via per comunicare.

Già in passato il capo dello Stato ha sfidato alcuni principi tradizionali sui quali si fonda la Repubblica islamica e lo stesso è avvenuto ieri. Intervenendo ad un incontro organizzato al ministero delle Telecomunicazioni, Rouhani – senza citarlo – si è così rivolto al grande ayatollah Ali Khamenei e alla leadership religiosa: “Qualcuno di noi pensa di possedere autorità divina e di poter impartire qualsiasi comando per governare quanti abitano su questa terra. Ma non è così”.

Egli ha quindi aggiunto che è inutile cercare di filtrare o censurare i contenuti nei social, aggiungendo che i nuovi media portano molti benefici e minacce limitate. “Non possiamo arginare – ha aggiunto – l’impatto delle moderne tecnologie sulla vita delle persone” e una politica di “resistenza” rappresenta “un approccio fuori dal tempo”.

Pur apprezzando il ruolo e l’importanza dei social, Rouhani lancia un monito agli internauti esortandoli a contenere il linguaggio. “Ho notato – spiega – che gli iraniani usano un tono sgarbato sui social media”. Tuttavia, prosegue, “la soluzione non è né il filtro dei contenuti, né abbandonare il cyberspazio alla mercé degli estremisti”, al contrario è necessario “formare all’uso e garantire una maggiore consapevolezza nell’utilizzo di questi strumenti”.

“In Iran – afferma il presidente – non abbiamo libertà di stampa. Vi è solo una tv di Stato, per questo tutti si affidano ai media per essere informati. E questo non accadrebbe se ci fossero 500 giornali”. Internet e social, sottolinea, possono rafforzare l’economia nazionale, contribuire alla giustizia sociale e garantire maggiore trasparenza smascherando la corruzione. A questo, conclude, è necessario aggiungere un migliore e “più attivo ruolo” della donna nella società, in netto contrasto con i radicali che vorrebbero rinchiuderle fra le mura domestiche. “In alcuni campi [egli cita il settore finanziario], sanno fare meglio anche degli uomini”.

Il testo originale e completo si trova su:

http://www.asianews.it/notizie-it/Il-presidente-iraniano-contro-censura-sui-social-e-media-di-Stato-46035.html