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Federico Peirone

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26 Ottobre 2014

IRAN – ( 26 Ottobre )

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Iran: eseguita la condanna a morte di Reyhaneh Jabbari

Reyhaneh Jabbari – ANSA

Il mondo attonito dopo l’esecuzione sabato in Iran di Reyhaneh Jabbari, la giovane donna condannata a morte per aver ucciso l’uomo che nel 2007 stava tentando di stuprarla.  Il servizio di Giancarlo La Vella:

Gli appelli a lasciarla in vita non sono serviti a nulla e Reyhaneh all’alba è stata impiccata in una prigione di Teheran davanti ai parenti della vittima, un’ex dipendente dell’Intelligence iraniana, che si sono rifiutati di perdonarla. I giudici non hanno mai voluto credere alla versione della legittima difesa. Un ultimo tentativo di salvare la donna, 26 anni, è fallito in quanto lei non ha mai voluto smentire la sua versione dei fatti. Sconcerto in tutto il mondo per l’esecuzione, condannata apertamente da Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia. “L’uccisione di Reyhaneh è un dolore profondissimo”, ha  detto il ministro italiano degli Esteri , Federica Mogherini. “Abbiamo sperato tutti che la mobilitazione internazionale potesse salvare la vita di una ragazza. Invece i tanti appelli sono rimasti inascoltati”. “La difesa dei diritti umani e l’abolizione della pena di morte – ha detto ancora – sono battaglie fondamentali”.

Tristezza e rabbia in molte Ong che, in tutto il mondo, avevano avviato una mobilitazione on line per tutelare i diritti umani in Iran. Tra queste, Amnesty international. Gabriella Ceraso ha intervistato il portavoce della sezione italiana, Riccardo Noury:

R. – E’ certamente un momento di grande tristezza ed anche di rabbia, perché sembrava si fosse aperto uno spiraglio quando proprio grazie alle pressioni internazionali le autorità iraniane avevano cercato di favorire una riconciliazione tra le due famiglie, quella di Reyhaneh e quella dell’uomo che, secondo il verdetto, lei aveva ucciso. Non appena l’attenzione è calata, la macchina della morte si è rimessa in moto, con neanche 24 ore di preavviso per organizzare qualsiasi tipo di appello dell’ultim’ora. Tanti altri casi si sono risolti positivamente, tanto in Iran quanto in Sudan ed altrove; quindi l’insegnamento è che non bisogna abbassare l’attenzione.

D. – In realtà, sul piano giudiziario si era cercato di smuovere qualcosa: si era parlato della necessità di un giusto processo, perché sono uscite anche dichiarazioni della Procura secondo la quale sarebbe stato un omicidio premeditato …

R. – Credo che la cosa da sottolineare sia che in Iran non è possibile avere una giustizia perfetta. E anche se fosse, non diminuirebbero i motivi per essere contrari ad una condanna a morte.

D. – L’Iran ha interesse, in questo momento, a riavvicinarsi o entrare in contatto in maniera diversa con il mondo occidentale: è un’occasione persa?

R. – I diritti umani sono stati sacrificati e temo continueranno ad esserlo se le cose non cambieranno, perché l’importante è stato normalizzare i rapporti, riprendere relazioni commerciali ed economiche, avere di nuovo un partner affidabile con cui poter risolvere alcuni dossier rimasti in sospeso …

 

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2014/10/26/iran_eseguita_la_condanna_a_morte_di_reyhaneh_jabbari_/1109448