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Federico Peirone

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8 Giugno 2016

IRAN – ( 8 Giugno 2016 )

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Teheran, vigilia del vertice antiterrorismo con Russia e Siria

Iraq - AP

Iraq – AP

I ministri della Difesa iraniano, russo e siriano si incontreranno domani a Teheran per discutere delle strategie “per rafforzare la battaglia contro il terrorismo”. La “presenza” iraniana già si sente in Iraq, a portare avanti l’offensiva contro l’Is è sia l’esercito regolare sia le milizie sciite. Intanto, almeno 15 civili, tra cui due bambini, sono morti in una serie di raid aerei dei jet di Damasco ad Aleppo, in Siria. Lo denuncia l’Osservatorio siriano per i diritti umani, informando che almeno 10 delle vittime hanno perso la vita in un bombardamento all’esterno dell’ospedale di Al-Bayan. Sulla “presenza” iraniana in Iraq, l’opinione di Vittorio Emanuele Parsi, direttore dell’Aseri, l’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica, al microfono di Debora Donnini:

R. – “Rumors” della presenza iraniana attiva in Iraq c’erano già da molto tempo, quindi non si è in presenza di uno sconvolgimento del quadro. E l’Iraq è vicinissimo all’Iran da anni ormai. L’Iran sta poi giocando un ruolo molto attivo nella lotta contro le forme di insorgenza sunnita, sia quelle ascrivibili al terrorismo sia quelle che, invece, si erano rivolte in Siria contro al-Assad. Per cui, l’Iran sta giocando un ruolo maggiore che cresce man mano che il Paese si sente più legittimato a giocare la sua partita dal procedere degli effetti dell’accordo sul nucleare. Avrà ancora sei anni prima che venga totalmente implementato. Quindi, gli iraniani sanno che gli americani potrebbero innervosirsi di fronte a questo e far saltare il tavolo dell’accordo – ossia iniziare a metterlo in discussione – e cercano di stare appena al margine di comportamenti che secondo loro sono “temibili”: insomma si assumono il rischio. Per alcuni aspetti lo fanno anche perché chiunque sia il nuovo presidente a questo punto, Donald Trump o Hillary Clinton, nessuno dei due sarà tenero verso l’Iran e ambedue saranno invece probabilmente molto più proni alle pressioni israeliane rispetto a quanto lo sia stato Obama.

D. – D’altra parte, arrivano però conferme da parte dell’Onu delle violazioni in corso delle milizie sciite ai danni dei civili sunniti di Falluja…

R. – Falluja è stata occupata dal sedicente Stato islamico, ma fa parte di quel tristemente noto triangolo che diversi anni fa diede molto filo da torcere agli americani per riuscire a liberarla dalla presenza di Al Qaeda. Quindi, il fatto che ci possano essere degli eccessi nel momento in cui le milizie sciite entrano in città è deprecabile ma prevedibile: l’importante è che questi si fermino e che il governo di Baghdad sappia imporre la legge e l’ordine e non le vendette e le ritorsioni.

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/06/08/teheran,_vigilia_del_vertice_antiterrorismo/1235620