Luca Miele giovedì 9 gennaio 2020
Teheran, schiacciato dalle sanzioni economiche, ha bisogno di mercati e protezione. E Pechino vuole proiettarsi nella regione per difendere i suoi interessi
I funerali del generale Soleimani a Teheran

I funerali del generale Soleimani a Teheran – Ansa

 

Il messaggio è stato recapitato nel bel mezzo dell’escalation tra Iran e Stati Uniti: le relazioni tra Pechino e Teheran non si toccano. Anzi, “la determinazione della Cina a sviluppare un partenariato strategico globale con l’Iran non cambierà”, ha fatto sapere l’inviato cinese in Iran, Chang Hua. Proprio la crisi con gli Usa – con l’Iran sempre più ostaggio delle sanzioni economiche, l’Europa partner sempre più evanescente e sponda sempre più debole per Teheran – potrebbe stringere in un abbraccio di ferro i due Paesi. Conviene ad entrambi. A Teheran per rianimare la sua economia e continuare ad armarsi, eludendo sanzioni e embargo. A Pechino per saziare la sua fame di energia e difendere i suoi interessi. Per la Cina il modello è quello già sperimentato, ad esempio, in Venezuela: il vuoto lasciato dagli Usa è un’occasione formidabile per il Dragone per conquistare spazio e peso geopolitico. Sullo sfondo c’è il vero tavolo da gioco: la partita con gli Usa.

La Cina è oggi il principale partner commerciale dell’Iran, ma le sue importazioni di petrolio dal Paese sono fortemente diminuite a seguito delle sanzioni statunitensi. A novembre 2019, secondo gli ultimi dati disponibili, la Cina ha importato 547.758 tonnellate di petrolio iraniano, in calo rispetto ai 3,07 milioni di tonnellate di aprile. Il commercio tra Cina e Iran nel 2018 ha raggiunto un valore di 35,13 miliardi di dollari, con il petrolio pari a circa la metà (15 miliardi).La Cina è il maggiore importatore di petrolio al mondo e circa il 50% del suo petrolio arriva dai Paesi del Medio Oriente.

Altrettanto stretti sono i rapporti militari tra i due Paesi. Secondo l’Istituto Internazionale di Ricerca di Stoccolma per la Pace, la Cina ha esportato armi per un valore di 269 milioni di dollari dal 2008 al 2018. Alla fine di dicembre, Cina, Iran e Russia hanno svolto quattro giorni di esercitazioni tra Oceano Indiano e Golfo dell’Oman. La Cina ha, infatti, un’altra urgenza: blindare le rotte marittime. Il Paese è il principale esportatore di merci containerizzate: spedisce tre volte più merci degli Stati Uniti. Con la pirateria che colpisce il 90 percento delle linee marittime del mondo, il costo reale e potenziale che la Cina rischia di pagare è astronomico. L’abbraccio a Teheran si spiega anche così.

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