Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Centro
Federico Peirone

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubeinstagram
10 Luglio 2016

IRAQ – ( 10 Luglio 2016 )

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

Iraq: una missione umanitaria ridà il sorriso ai bambini

Bambini iracheni in un campo profughi - AFP

Bambini iracheni in un campo profughi – AFP

Si è conclusa a Nassiriya, in Iraq, la missione umanitaria di medici e infermieri volontari di Emergenza Sorrisi, che per una settimana hanno operato senza sosta bambini affetti da labio-palotoschisi, ustioni gravi e altre patologie. E’ ormai dal 2008 che l’Iraq è al centro dell’azione di questa Organizzazione non governativa e sono 17 i Paesi del mondo interessati da missioni che hanno ridonato il sorriso, fin ad oggi, a circa 4000 bambini. Ascoltiamo il dottor Fabio Massimo Abenàvoli, chirurgo plastico e presidente di Emergenza Sorrisi, il quale, al microfono di Lucas Duran, parla di come si presenta oggi la realtà di Nassiriya e dei rapporti tra cristiani e musulmani:

R. – Aldilà di quella che è l’azione medica concreta abbiamo ritrovato davvero una passione per gli italiani, un rispetto, un affetto; abbiamo trovato un desiderio di evoluzione per quello che è il discorso di pace, di tranquillità, di poter lavorare, di poter girare e nuovamente passeggiare nelle loro città. Sicuramente l’Iraq è ancora un Paese con delle forti diversità, dei forti contrasti, dove però c’è questo desiderio di estromettere questi violenti, questi “terroristi”, come da loro vengono assolutamente giudicati. Vengono in qualche modo sicuramente emarginati e l’Italia in questo contesto può fare molto perché favorendo quello sviluppo all’interno di questo Paese sicuramente si favorisce quella che è una crescita anche sociale. Una cosa molto bella è che noi a volte ci vergognamo, mentre loro qualsiasi frase la concludono dicendo: “Inshallah” (Se Dio vuole). Noi invece molte volte abbiamo una titubanza a dire: “Se Dio vuole” o “Speriamo in Dio”. In realtà, il bello è questo: quando mi confronto con questi colleghi, con le famiglie, con queste persone, ma anche con le autorità, uso sempre questa espressione: abbiamo fatto una cerimonia di chiusura, di saluto; loro dicono “Inshallah” e io dico “Grazie a Dio, questa missione è andata molto bene”. Poi molte volte ridiamo insieme concludendo che Dio è uno solo. Devo dire che la cosa molto bella è che noi siamo partecipi della loro vita religiosa; siamo spesso invitati nelle loro moschee o ospiti dall’imam della regione che ci accoglie con molto calore. C’è un rispetto reciproco e una considerazione unica: la religione, in qualche modo, anche se diversa, unisce le persone ed è il contrario di quello che questi terroristi considerano. L’islam e il cristianesimo sono due religioni con due aspetti diversi, ma con un unico Dio.

D. – Per riassumere, per far comprendere anche a coloro che magari non hanno ancora conosciuto Emergenza sorrisi, cosa significa una missione come quella che è appena avvenuta in Iraq?

R. – Vorrei fare un breve riassunto. Dalla prima missione risalente ad alcuni anni fa, abbiamo operato molti pazienti grazie all’aiuto di medici. Nelle missioni lavoriamo con medici locali che ci portano i casi più difficili e si occupano di una patologia chiamata labio-palatoschisi, una patologia molto grave che coinvolge il palato. Un bambino con un’apertura o una mancata chiusura fisiologica del palato, non può vivere perché non può nutrirsi, affronta delle infezioni gravissime ed ha un indice di mortalità molto elevato nei primi anni o mesi di vita. L’altro aspetto è quello degli ustionati, molti di questi sono vittime di episodi di terrorismo. Purtroppo questi bambini non hanno la possibilità di avere una vita normale perché hanno delle cicatrici terribili che bloccano gli arti, come il collo ad esempio. In questi giorni abbiamo operato tre ragazzi con il collo completamente vincolato perché una sequela dei cicatrici da ustione impediva loro di sollevare la testa. Questa ovviamente è una situazione terribile perché in questo modo non è possibile vivere. In questi anni siamo riusciti, a partire dai primi interventi, a creare quelle che sono le condizioni perché i medici locali potessero operare autonomamente grazie a quella che è la vera cooperazione allo sviluppo, che ha consentito loro, tramite la formazione e la fornitura di strumenti, come i monitor ad esempio, di avere il necessario per poter agire autonomamente.

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/07/10/iraq_una_missione_umanitaria_ridà_il_sorriso_ai_bambini/1243052