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Federico Peirone

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12 Dicembre 2014

IRAQ – ( 12 Dicembre )

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Iraq

Iraq, tre giorni di digiuno pregando per i profughi
 
 
 
 
 
 

Digiuno, preghiera e penitenza nei tre giorni che precedono il Natale, e l’invito a rinunciare a feste con musica e balli in occasione delle feste natalizie e del Capodanno: sono questi i gesti di penitenza che il patriarca Louis Raphael I Sako propone a tutti i fedeli della Chiesa caldea per invocare la liberazione di Mosul e della Piana di Ninive e per manifestare vicinanza concreta e solidale a tutti i profughi iracheni, costretti a abbandonare le città e i villaggi caduti sotto il controllo dei jihadisti dello Stato Islamico (Is).

“Nel tempo di Avvento – scrive il Primate della Chiesa caldea in un messaggio pervenuto all’Agenzia Fides – ci si prepara al Natale con il digiuno, la preghiera, la penitenza e le opere di carità. E soprattutto quest’anno – aggiunge il Patriarca – noi viviamo qui e ora in attesa della sua venuta nelle nostre vite e nelle nostre case, mentre il nostro Paese vive circostanze tragiche e dolorose”.

Per questo Sako chiede “a tutti i figli e a tutte le figlie” della Chiesa caldea di praticare il digiuno stretto da lunedì 22 fino alla sera del 24 dicembre, per invocare dal Signore il dono della liberazione di Mosul e della Piana di Ninive, così che tutti i rifugiati possano “ritornare in sicurezza alle proprie case, al proprio lavoro e alle proprie scuole”.

Nel suo messaggio, il patriarca caldeo si dice certo che “Cristo ascolterà le nostre preghiere”, e cita le parole di Gesù riportate nel Vangelo di Matteo: “Questa razza di demoni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno”. Inoltre il Primate della Chiesa caldea suggerisce ai cristiani di non organizzare feste con musica e balli in occasione del Natale e del Capodanno. Invita piuttosto tutti a sostenere iniziative di solidarietà concreta rivolte ai fratelli che si trovano nell’emergenza.

“Ho potuto toccare con mano la loro croce pesante e dolorosa” aggiunge, facendo riferimento anche alla sua recente visita ai profughi che hanno trovato rifugio nella città di Amadiya, e invita tutti ad aiutare e confortare quelli che vivono in simili situazioni di emergenza, invece di spendere energie e risorse nell’organizzazione di “concerti rumorosi”.

© riproduzione riservata

 

Il testo originale e integrale si trova su:

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/iraq-sako-tre-giorni-digiuno-profughi.aspx