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Federico Peirone

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15 Novembre 2016

IRAQ – (15 Novembre 2016)

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Iraq: un terzo di Mosul sotto il controllo governativo

Truppe governative nei pressi di Mosul  - AP

Truppe governative nei pressi di Mosul – AP

In Iraq prosegue l’assedio di Mosul, dove un milione di cittadini restano nelle zone controllate dallo Stato Islamico. Stesso scenario di devastazione in Siria. Qui la Russia ha rilanciato una vasta offensiva contro i gruppi ribelli nelle province di Idlib e Homs. Il servizio di Marco Guerra:

Un terzo del lato orientale della città è stata riconquistata dalle forze irachene, circa mille jihadisti sono stati uccisi, 108 sono stati catturati e 4000 bombe sono state lanciate dagli aerei della coalizione internazionale. Questi i numeri a quasi un mese dall’inizio dell’offensiva lanciata per riconquistare Mosul. Dall’altra parte del fiume, nelle zone ovest e nei quartieri meridionali e settentrionali, rimangono però circa un milione di persone sotto il giogo dello Stato islamico. Secondo stime Onu, gli sfollati hanno raggiunto 54.000 unità e oggi centinaia di civili affamati si sono messi in fila per il cibo nelle zone liberate. Preoccupano anche i fumi dei pozzi dati alle fiamme dai miliziani dell’Is e l’orrore delle mutilazioni sui cadaveri dei jihadisti. Intanto sul fronte siriano la Russia annuncia l’avvio di una massiccia offensiva contro LlIs e al Nusra nei pressi di Idlib e Homs. Coinvolta nell’operazione anche la portaerei russa al largo della costa. Dopo giorni di relativa calma, nuovi bombardamenti si registrano anche sui quartieri est di Aleppo controllati dai ribelli. Colpito un ospedale nella parte ovest. Almeno quattro le vittime complessive.

Sulla situzione dell’offesiva a Mosul e della battaglia per Aleppo, il commento di Gabriele Iacovinoresponsabile analisti del Cesi-Centro studi internazionali:

R. – È un’azione lunga, che inevitabilmente prenderà più tempo. Più si andrà avanti e più entrerà nel contesto urbano; perché una cosa è l’avanzata in un contesto “aperto”, come quello dei vari villaggi alle porte di Mosul, e un’altra cosa sarà il combattimento, strada per strada, all’interno della stessa città. Inoltre, più ci si avvicina a Mosul e più inevitabilmente andranno a crescere le tensioni all’interno della coalizione che sta portando avanti le operazioni. Sì, il nucleo fondamentale – il più grande – è l’esercito iracheno, ma poi ci sono anche le truppe dei Peshmerga, le milizie sciite, quelle sunnite. L’accordo prevede che ad entrare nella città saranno solo ed esclusivamente le truppe irachene; laddove però, di fatto, quasi tutte le realtà che stanno portando avanti quest’operazione vorranno avere un ruolo, e molto probabilmente vorranno anche entrare. Quindi, più si entra nel vivo delle operazioni, più, da una parte salgono i rischi, e dall’altra le tensioni all’interno della coalizione.

D. – Più complessa la situazione in Siria, dove c’è la capitale del sedicente Stato Islamico, Raqqa, e c’è Aleppo est, in mano ai ribelli…

R. – Sì, lo scenario siriano si può dividere in questi due grandi fronti: quello di Raqqa, dove l’Is viene combattuto da una coalizione capeggiata da milizie curde, supportate dagli Usa, laddove anche lì, in quella zona, ci sono forti tensioni tra gli stessi Usa, che supportano le milizie curde siriane, e la Turchia, che non vuole assolutamente che a riprendere Raqqa possa essere una compagine curda. Per quanto riguarda Aleppo, si sta preparando la grande offensiva del regime contro i ribelli, laddove sta arrivando anche la portaerei russa in area di operazioni; questa potrebbe avere un ruolo fondamentale per supportare l’avanzata lealista nei confronti dei ribelli. Quindi è uno scenario molto eterogeneo, dove gli interessi, sia regionali che internazionali, si vanno ad intersecare, e non sono assolutamente univoci.

D. – Comunque c’è uno Stato Islamico che, per essere sconfitto, richiederà ulteriori sforzi da parte di tutti, perché c’è una componente comunque sunnita che ancora lo appoggia sul territorio e il fronte è molto disgregato…

R. – Assolutamente sì; ma se vogliamo gli sforzi maggiori, che richiederà l’operazione contro lo Stato Islamico, non saranno esclusivamente militari, perché da un punto di vista militare il confronto dovrebbe essere abbastanza “facile” da risolvere per quanto riguarda la coalizione che combatte l’Is. Il problema sarà andare a cercare di estirpare le ragioni profonde – economiche, sociali e politiche – che hanno dato luogo alla nascita dell’Is. E questa sarà un’operazione ancora più complessa. Alle influenze politiche regionali si andranno  ad innestare anche altre dinamiche prettamente locali, sia in Iraq sia in Siria, che riguardano divisioni ancestrali per quanto concerne il palcoscenico mediorientale: sia religiose, tra sunniti e sciiti, ma anche etniche, tra arabi, curdi e le altre minoranze come gli yazidi, e via dicendo.

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/11/15/iraq_un_terzo_di_mosul_sotto_il_controllo_governativo/1272399