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Federico Peirone

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20 Gennaio 2015

IRAQ – ( 20 Gennaio 2015 )

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Iraq

«13 ragazzini uccisi dall’Is perché tifosi»
 
 
 
 
 
 
 

​Lo Stato islamico ha fucilato 13 adolescenti “colpevoli” di aver guardato la partita di calcio della Coppa d’Asia tra la nazionale irachena e quella giordana. La vicenda risale al 12 gennaio, ma è stata resa nota solo nelle scorse ore dagli attivisti del gruppo “Raqqa viene massacrata in silenzio”.

I 13 ragazzini sono stati sorpresi da militanti dell’Is a tifare per la loro nazionale davanti alla tv a Mosul, città sotto il controllo dei jihadisti dalla scorsa estate. Secondo gli attivisti, i ragazzi sono stati prelevati nel quartiere al-Yarmouk e sono stati portati in piazza, dove i jihadisti hanno spiegato la loro “colpa” e pronunciato la loro condanna con un megafono e li hanno poi uccisi a colpi di mitragliatrice davanti alla folla.

“I corpi sono rimasti in piazza e neanche i loro genitori sono riusciti a prelevarli, per paura di essere uccisi dall’organizzazione terroristica”, si legge sul sito dell’ong. Secondo l’interpretazione estremista del Corano seguita dai jihadisti dell’Is, guardare le partite di calcio, così come svolgere altre attività ricreative, è contrario ai principi dell’islam.

Intanto l’Is in un video ha minacciato di uccidere due ostaggi giapponesi se entro 72 ore non verrà pagato un riscatto pari a 180 milioni di euro. Nelle immagini si vede uno jihadista vestito di nero che brandisce un coltello e si rivolge in inglese alla telecamera attorniato dai due ostaggi che indossano tute arancioni in stile Guantanamo.

“Avete ora 72 ore per premere sul vostro governo perchè compia la decisione saggia di pagare 200 milioni di dollari per salvare le vite di due cittadini”, afferma il miliziano. La cifra equivale all’ammontare di aiuti non militari promessi dal premier giapponese, Shinzo Abe, ai Paesi che combattono contro gli jihadisti dello Stato islamico. Uno dei due ostaggi era già comparso in un altro video ad agosto e si era presentati come Haruna Yukawa mentre veniva interrogato con brutalità dai sequestratori. Il secondo ostaggio, Kenji Goto, è un giornalista free lance di 48 anni che realizzava documentari in Medio Oriente per conto della compagnia di produzione nipponica Independent Press.

Il primo ministro del Giappone, Shinzo Abe, ha definito “inaccettabili” le minacce. “La comunità internazionale deve rispondere con fermezza e cooperare senza cedere ai terroristi”, ha detto Abe parlando in conferenza stampa a Gerusalemme durante un viaggio in Medioriente, da cui è precipitosamente rientrato in patria. Alla domanda se Tokyo pagherà per il rilascio dei prigionieri, Abe ha risposto: “Riguardo a questo caso, diamo la priorità assoluta al salvataggio di vite e alla raccolta di informazioni con l’aiuto di altri Paesi. Garantiremo il massimo sforzo per salvare le vite (dei prigionieri, ndr) da ora in poi”. 

L’uomo che nel video dell’Is minaccia i due giapponesi sarebbe Jihadi John, il 23enne ex dj londinese divenuto un boia jihadista. Il terrorista -che ha un coltello in mano, è completamente vestito di nero e ha anche il volto coperto di scuro – parla con lo stesso accento inglese del miliziano che aveva ucciso altri ostaggi occidentali: James Foley, Steven Sotloff, David Haines e Alan Henning. Se fosse confermato che si tratta di “Jihadi John”, sarebbe la prima volta che il terrorista chiede pubblicamente un riscatto. Sulla testa di Abdel-Majed Abdel Bary, questo il vero nome del terrorista, pende una taglia da 10 milioni
di dollari offerta dal Senato Usa.

© riproduzione riservata

 

Il testo originale e completo si trova su:

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/13-ragazzini-uccisi-in-Iraq-perche-tifosi-di-calcio.aspx