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Federico Peirone

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23 Settembre 2016

IRAQ – (23 Settembre 2016)

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Iraq: prevista per i primi di ottobre l’offensiva su Mosul

Truppe irachene verso Sharqat, 80 chilometri a sud di Mosul - AFP

Truppe irachene verso Sharqat, 80 chilometri a sud di Mosul – AFP

In Iraq, continua l’avanzata delle truppe guidate dagli Stati Uniti verso Mosul, occupata dai jihadisti dello Stato Islamico poco più di due anni fa. Strappata agli uomini del sedicente Califfato la città di Shirqat, 80 chilometri a sud di Mosul. Per il generale Joseph Dunford, capo degli Stati maggiori riuniti americani, gli iracheni saranno pronti a lanciare l’attacco per l’inizio di ottobre. Intanto, le Nazioni Unite lanciano un allarme umanitario per gli oltre 600 mila civili rimasti in città. Per un analisi sull’imminente offensiva, Michele Raviart ha intervistato Riccardo Redaelli, docente di Geopolitica all’Università cattolica di Milano:

R. – L’attacco verso Mosul era atteso da mesi ed è il punto cardine della lenta campagna per conquistare e riunificare l’Iraq ed eliminare la presenza dello Stato islamico, almeno nelle grandi sedi urbane. E quindi è un momento importantissimo, proprio perché la caduta di Mosul aveva dato il via al tracollo delle Forze armate irachene e aveva reso evidente il pericolo rappresentato dallo Stato islamico.

D. – A liberare Mosul sarà una coalizione di forze guidate dagli Stati Uniti, che comprendono l’esercito iracheno, alcune milizie curde e milizie sciite. Come sarà possibile coordinare questi gruppi per il futuro poi della città?

R. – Non dimentichiamoci che Mosul non è solo una delle principali città irachene, ma è anche una città simbolo, perché Mosul è – come dire – l’intersezione di tutta la complessità, la pluralità irachena. Mosul è la sede, ad esempio, storica delle comunità cristiane orientali e ha una presenza anche curda. E’ una delle città simbolo della pluralità irachena. Fondamentale sarà decidere che cosa fare di Mosul. Io credo sia opportuno che a entrare a Mosul siano soltanto le forze nazionali e irachene. Le milizie sciite che sono state finanziate, sostenute, armate dall’Iran sono state fondamentali per evitare la caduta di Baghdad nelle mani del terrorismo jihadista. Ma con le milizie non costruisci nessun percorso democratico. E anche i curdi hanno la tendenza a sfruttare le vittorie militari per incamerare altri territori. Questo sarebbe un pessimo segnale e porterebbe a un nuovo scontro fra le componenti irachene.

D. – Dall’altro lato, c’è lo Stato islamico. Abbiamo letto che probabilmente al-Baghdadi è apparso a Mosul dopo due anni. Cosa significa questa città per lo Stato islamico e che cosa significa perdere questa città?

R. – Perdere Mosul significa perdere l’ultimo grande centro urbano che tiene in Iraq. Significa venire completamente scardinato nella parte orientale del suo autoproclamato Califfato e significa poi esporsi a un attacco concentrico verso Raqqa. Evidentemente, vanno preparati sistemi molto efficienti di guerra asimmetrica, tenere il più possibile il campo, rendere soprattutto molto costosa in termini umani l’avanzata delle truppe avversarie e usare i civili come ostaggi. Sappiamo, però, che il morale sta peggiorando: sta diminuendo il flusso di volontari, anzi molti cercano di andarsene. Quindi, è evidente che vi è una forte difficoltà militare.      

D. – In mezzo a tutto questo c’è la popolazione civile che è stata avvertita con dei lanci di volantini di stare lontano dai jihadisti. Si parla di 600 mila possibili sfollati. Qual è la situazione della popolazione civile?

R. – Molti se ne sono andati o sono stati cacciati da Mosul, soprattutto cristiani. Una parte della popolazione, soprattutto quella più radicalmente sunnita, è rimasta anche perché a causa degli errori del governo di Baghdad vedeva nello Stato islamico una possibile soluzione. E’ fondamentale che chi entra in Mosul non si accanisca contro la popolazione oppure che si adottino tattiche e una strategia militare che cerchi di evitare al massimo le perdite civili. In passato non sempre è stato così. Soprattutto le milizie sciite hanno cercato di rendere la pariglia alla popolazione sunnita per tutti gli attacchi subiti da parte dei jihadisti contro gli sciiti.

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/09/23/iraq_prevista_per_i_primi_di_ottobre_loffensiva_su_mosul/1260220