Andrea Fagioli martedì 15 ottobre 2019
Oggi a Firenze Hamdan, 33 anni, nato nello Yemen, discute la sua tesi Dall’accoglienza in una comunità cattolica alle esperienze sui passi di Giorgio La Pira
Il musulmano Hamdan Al Zeqri che oggi si laurea all’Istituto di scienze religiose di Firenze

Il musulmano Hamdan Al Zeqri che oggi si laurea all’Istituto di scienze religiose di Firenze

 

Oggi per Hamdan Al Zeqri è il grande giorno. Lui, 33 anni, musulmano attivo nella comunità islamica fiorentina, guida religiosa nel carcere di Sollicciano, docente di corsi di arabo presso l’associazione Italia- Kuwait, si laurea all’Istituto superiore di scienze religiose della Toscana con una tesi su Profilo e responsabilità del ministro di culto islamico in carcere, relatore fra’ Alessandro Cortesi, domenicano, docente di Cristologia.

È il primo caso in Italia di un esponente con incarichi ufficiali in una comunità islamica a laurearsi in scienze religiose in un istituto cattolico, come Avvenire aveva annunciato già nei giorni scorsi. Anche per questo stamani a mezzogiorno assisteranno alla discussione numerosi esponenti delle due religioni tra cui imam provenienti da varie parti d’Italia che hanno fatto il possibile per non mancare. Hamdan è arrivato a Firenze dal suo Paese d’origine, lo Yemen, nel 2004 per ricevere delle cure nell’ambito di un progetto di cooperazione sanitaria della Regione Toscana.

«Avevo un’infezione molto grave a una gamba», racconta il giovane musulmano che due anni dopo sarebbe entrato, diventandone socio, nella comunità “Il Mulino” a Vicchio del Mugello dove ancora vive. «È un ambiente cattolico in cui mi sento perfettamente a mio agio – commenta –, per me è una seconda famiglia».

Ma non solo: nel 2009 ha iniziato a frequentare anche i campi internazionali dell’“Opera Giorgio La Pira” al Villaggio La Vela di Castiglione della Pescaia in provincia di Grosseto. «È un appuntamento fondamentale di condivisione tra giovani cristiani, ebrei e musulmani. Credo che sia – spiega – un’esperienza unica in Europa». Infine, sempre più convinto dell’importanza del dialogo interreligioso e della necessaria conoscenza reciproca, Hamdan è approdato in piazza Torquato Tasso, nell’Oltrarno fiorentino, dove, all’interno della Facoltà teologica dell’Italia centrale, ha sede l’Istituto superiore di scienze religiose intitolato a Santa Caterina da Siena.

«È un ottimo studente, capace e appassionato – dice il direttore don Alfredo Jacopozzi –: siamo felici di averlo accolto e seguito negli studi». In questi anni, che Hamdan da studente-lavoratore definisce «stancanti, ma di grande arricchimento e fondamentali per capire i valori comuni », ha studiato a fianco di seminaristi, sacerdoti, suore e laici cattolici.

«Molti dei miei migliori amici sono preti – racconta il giovane di origini yemenite – . Quella dello studio all’Istituto di scienze religiose è stata un’esperienza per andare oltre gli stereotipi e i pregiudizi, per conoscere gli altri oltre i luoghi comuni. Ho scoperto – aggiunge – che islam e cristianesimo hanno tantissimo in comune sul piano umano e sociale. Resto un musulmano, anzi dirò di più: sono più musulmano di prima, ma mi sono innamorato di Gesù. Più capivo chi era Gesù Cristo e meglio vivevo il mio essere islamico. La verità è che studiare la religione degli altri non significa affatto rischiare di convertirsi, ma capire loro fino in fondo». Hamdan ci tiene anche a precisare che «l’arcidiocesi di Firenze, a tutti i livelli, non solo non ha tentato di convertirmi, ma mi ha appoggiato in tutti i modi e ha cercato sempre di farmi sentire a mio agio come islamico».

Precisa inoltre che non pensa assolutamente di diventare insegnante di religione cattolica, dice di non ritenerlo opportuno e di non sentirsi in grado, a parte il fatto che avrebbe poi bisogno dell’abilitazione e del benestare del vescovo diocesano. E poi ha il proprio lavoro di impiegato in un’azienda aerospaziale che si occupa in particolare di telecomunicazioni.

Nello studio di una religione diversa dalla sua, oltre ad aumentare una conoscenza ai fini del dialogo, Hamdan, che a livello di volontariato fa anche il mediatore culturale, vede un ruolo sociale. «Il mio studio della teologia cattolica sarà utile alla città», dice ora da cittadino italiano (lo è dal 2017) che sul proprio profilo Facebook ha postato l’articolo 2 della Costituzione («La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo… ») commentando che si tratta di «un tesoro internazionale e non solo italiano».

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