Fiammetta Martegani (Tel Aviv) mercoledì 19 maggio 2021
Si moltiplicano nel Paese i messaggi di fratellanza tra arabi ed ebrei. Anche, e soprattutto, nelle «città miste» ferite dagli scontri di questi giorni
Il messaggio di fratellanza dello staff medico dal Rambam Hospital di Haifa, in Israele. Ebrei e arabi continuano a lavorare fianco a fianco

Il messaggio di fratellanza dello staff medico dal Rambam Hospital di Haifa, in Israele. Ebrei e arabi continuano a lavorare fianco a fianco – –

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«In questa situazione di estrema emergenza abbiamo problemi molto più urgenti degli atti vandalici di giovani delinquenti come quelli che stanno creando tensione nelle città miste. Sono teppisti che vogliono dividere, e non rappresentano affatto la maggioranza della popolazione». Shani Caspi è pediatra nel dipartimento di oncologia infantile al Tel HaShomer di Tel Aviv. In questi giorni, ha dovuto affrontare le conseguenze degli attacchi da parte di Hamas anche tra le corsie ospedaliere: «Date un’occhiata: qui tutti, bambini, genitori e personale medico, arrivano da luoghi diversi del Paese e appartengono ad ogni religione. Insieme, sottolineo insieme, stiamo affrontando questa crisi».
Mentre continuano gli attacchi missilistici provenienti dalla Striscia, in Israele arabi ed ebrei continuano a vivere e lavorare gli uni accanto agli altri: medici, infermieri, insegnanti, artigiani, negozianti. Una maggioranza silenziosa che rifiuta di cadere nel tranello dell’odio e che fa molto meno notizia dei razzi e dei missili. Rimbalzano sui social le immagini scattate negli ospedali di tutta Israele, in particolare quelle del Rambam Health Care Campus di Haifa, città simbolo della convivenza: medici e dottori arabi e israeliani che mostrano cartelli che invitano all’amicizia. In queste ore di tensione, anche il rettore del Technion ha cominciato una campagna mediatica per sottolineare come, da decenni, in quello che è il politecnico più avanzato della Startup Nation, studenti, professori e personale universitario lavorano quotidianamente uno accanto all’altro.

Una dimensione totalmente estranea ai linciaggi che insanguinano le strade di certi quartieri. La violenza, chi vive dentro a queste zone lo sa, è solo il prodotto di un’escalation voluta da una criminalità che esistite da anni. Una criminalità che ha trovato terreno fertile nel clima generale di tensione ed è riuscita a dilagare, provocando episodi di vandalismo nei confronti di qualsiasi cosa. I fanatici di entrambe le parti hanno preso di mira tutto quello che potevano: gruppi di arabi hanno attaccato le sinagoghe, ebrei di destra, come quelli del gruppo chiamato “La Familia”, hanno preso di mira le moschee.

Tuttavia, la maggior parte dei leader spirituali delle diverse comunità stanno collaborando attivamente per mantenere il rispetto e la fiducia verso l’altro, come è sempre stato. Sabato scorso, in occasione dello Shabbat che cadeva in concomitanza di Eid al-Fitr (la fine del Ramadan), Michael Vidal, sindaco di Ramla, ha invitato i rappresentanti locali della comunità islamica ed ebraica, a celebrare, insieme, le due festività. Con il rabbino e l’imam, c’era anche Smadar Sheffi, fondatrice del museo Contemporary Art Center of Ramla (Cacr) fondato nel 2019 proprio per dar voce alle diverse realtà culturali: «Qui scegliamo gli artisti per il valore delle loro opere, e non in base alla provenienza geografica o appartenenza religiosa. La fratellanza ci unisce soprattutto nei momenti di difficoltà. Durante gli attacchi da Gaza, sono state esposte al pericolo anche molte cittadine arabe. Continuiamo a tenerci in contatto, per accertarci di essere al sicuro: siamo tutti cittadini dello stesso Paese».

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