Redazione Esteri martedì 10 ottobre 2017
Una decina di uomini armati, probabilmente jihadisti di al-Shabaab, ha attaccato un pulmino: uccise almeno due donne. Il precedente orribile di Garissa. Tensione per il voto
Da giorni l'esercito è schierato nelle strade: si temono attacchi in vista del voto del 26 ottobre (Ansa)

Da giorni l’esercito è schierato nelle strade: si temono attacchi in vista del voto del 26 ottobre (Ansa)

Due impiegate sono rimaste uccise dopo che uomini armati hanno aperto il fuoco contro un autobus che stava trasportando un gruppo di studenti alla Technical University di Mombasa, in Kenya. Diversi ragazzi sono rimasti feriti. L’autobus stava trasportando gli studenti dai loro ostelli al campus per le lezioni. Il veicolo era accompagnato da un furgoncino con a bordo il personale del collegio e due agenti di polizia di scorta”, ha riferito un poliziotto.

“Circa 10 uomini armati sono usciti dai cespugli e hanno iniziato a sparare al furgone, uccidendo due donne dello staff. Il conducente del van e due agenti sono rimasti feriti”, ha aggiunto. Anche se al momento non è chiaro chi siano gli assalitori, molti indizi portano ai guerriglieri islamisti somali di al-Shabaab che anche in passato hanno compiuto massacri in territorio keniano. Lo stesso gruppo islamista, nel 2015, è stato protagonista del tremendo attacco all’università di Garissa, uccidendo 148 studenti.

A due settimane dalle presidenziali del 26 ottobre sale così la tensione in Kenya, sia nei palazzi del
potere che per le strade del paese. È atteso oggi un voto cruciale del Parlamento, chiamato a pronunciarsi su un emendamento contestato. “Se i deputati approvano questa legge, sarà una dichiarazione di guerra al popolo keniano” avverte James Orengo, senatore di opposizione. Lunedì centinaia di persone sono scese per le strade di Nairobi, disperse dalla polizia con gas lacrimogeni, mentre si incamminavano verso la sede della contestata commissione elettorale. I manifestanti hanno rivendicato a gran voce la sostituzione di alcuni suoi esponenti e la rimozione del emendamento che vieta alla Corte suprema keniana di invalidare nuovamente il risultato delle presidenziali del 26 ottobre in caso di mancato rispetto delle procedure elettorali.

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