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Federico Peirone

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29 Aprile 2010

Lebbrosario di Abū Za’bal

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La speranza oltre ogni limite

“Nel 1992 mio marito ed io non pensavamo che l’incontro con i lebbrosi di Abu Za‘bal ci contagiasse, non di lebbra ma di voglia di aiutare, curare, cercare aiuto per 850 malati cronici che lì vivevano. Poi abbiamo scoperto anche i villaggi di ‘Abdel Monei Riad, Belbes, Esbiat, El Abiat. In questi paesini c’erano centinaia di famiglie di lebbrosi. Sette anni fa al lebbrosario non c’era praticamente nulla… Per aiutare gli ammalati e portarli fuori dalla miseria, dall’analfabetismo, dall’abbandono da parte dei loro stessi fratelli, abbiamo dovuto superare molti ostacoli, tra questi l’indifferenza. Al lebbrosario, da anni, lavoriamo con le Suore missionarie Elisabettine e Comboniane, tutte Suore italiane. Tra queste c’è Suor Gianvittoria Pizzuto, Suora Elisabettina, responsabile dei malati, con la quale si decidono tutti gli interventi riguardanti i bisogni dell’ospedale e la gestione delle adozioni a distanza. Finora, con gli aiuti in denaro raccolti nella nostra Regione (Veneto), specialmente nella zona del pordenonese, abbiamo potuto realizzare una sofisticata sala operatoria (a cui accede, oltre ai lebbrosi, la gente povera dei vicini villaggi), in cui lavorano a turno tre medici volontari egiziani. Grazie a questo, le infezioni sono diminuite e le operazioni chirurgiche di ammalati infetti si svolgono con migliore sicurezza. Abbiamo creato una rete idrica, con serbatoi di riserva, anche per il vicino carcere dei lebbrosi. Sono stati costruiti oltre 500 mq di servizi igienici, sistemati interi padiglioni per i ricoverati, sono stati fatti vari acquisti: decine di lavatrici, frigoriferi, depuratori, sterilizzatori, materassi, lenzuola, vestiti, carri e somarelli per le famiglie numerose e per i non vedenti. Stiamo aiutando i figli dei lebbrosi in difficoltà. Cerchiamo di aiutare i giovani ammalati a uscire dall’ospedale, dando loro la possibilità di un lavoro e di un posto per vivere. Tanti bambini che sono stati aiutati, ora sono diventati autosufficienti, intere famiglie hanno recuperato la loro vita e, come dicono loro stessi, la loro dignità. La lebbra è una malattia contagiosa, silenziosa. Ha una lunga incubazione e prosegue lenta e continua. Non a caso anche in Italia esistono cinque centri preposti per la diagnosi e la cura della malattia.

Rosa e Renzo

Suor Gianvittoria Pizzuto, delle Suore Elisabettine, scrive (marzo 2009):

 Le preghiere dei fratelli lebbrosi sono più potenti perché arrivano dalla sofferenza.

“Carissimi tutti, dirvi grazie è troppo poco  per il bene che avete fatto a  queste creature.Dodici anni sono passati da quando in mille maniere vi ho fatto conoscere i lebbrosi di Abuzaabal. Io stessa stento a credere quanto” il bene ha vinto il male.” Io stessa rifletto e penso  all’insegnamento che Gesù Cristo ci propone ogni giorno…Ama il prossimo tuo come te stesso, quello che avrete fatto al più piccolo è come l’avreste fatto a me, ero affamato e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero ignudo e mi avete vestito ero ammalato e mi avete guarito. Io (Rosa n.d.r.) ho toccato con mano e  con il cuore tutto questo, lo vivo giorno dopo giorno.Nel mese di febbraio siamo andati al lebbrosario, siamo arrivati all’aeroporto dopo che era passata  una grossa tempesta di sabbia. Rivediamo le Suore : le vedo sempre belle, sorridenti ed accoglienti. Rivediamo gli ammalati e il cuore mi si ferma in gola. E’ un giorno di festa, i baci e gli abbracci sono centinaia, ma come farne a meno? Si incomincia a lavorare, si ricomincia alle 6 e 30 del mattino per noi in Italia le 5 e 30. Tutte le mattine al lebbrosario a curare i lebbrosi fino all’una e poi si mangia un boccone e si prosegue all’acquisto e  alla installazione della macchina dell’emodialisi. Per fortuna con il cambio favorevole siamo rimasti nella somma prevista. La sala viene allestita all’ospedale di Kanca, dopo aver finito tutti i preliminari: i permessi, le firme, i pagamenti si procede all’installazione  del macchinario.Non ci sembra vero, Suor Gianvittoria dice : si è avverato un grande miracolo.Al nostro arrivo ci aspettano quattro medici che sono quelli che lavorano al lebbrosario e sono: il dermatologo, la pediatra, il chirurgo, l’ortopedico.Intorno a noi ci saranno una ventina di pazienti tutti in dialisi stesi nei loro letti, mi dicono tre volte alla settimana per quattro ore. Purtroppo l’acqua del Nilo contiene dei parassiti che distruggono il fegato, i reni, la vescica (è una scena che ti stringe il cuore). Mi rendo conto di quanto è stato difficile mediare per avere il posto e poter fare i documenti affinchè i lebbrosi abbiano diritto alla dialisi come gli altri ma la lebbra è tremenda, ho visto ammalati completamente sfigurati, altri che senza piedi usano l’asinello per il trasporto. Solo nel reparto donne ultimamente sono state ricoverate quattro ragazze infette tutte poco più che ventenni, tra queste una infermiera. La malattia fa tanta paura ed è comprensibile che nessuno vuole gli ammalati vicino tantomeno in ospedale. Però se la persona è in cura, non è contagiosa e quindi  è necessario dare  una informazione corretta. Ho fatto un programmino di quanti interventi vengono fatti in un mese  nelle sale operatorie e penso che vi faccia piacere averne notizia. Ci sono complessivamente 12 medici ed una quarantina di infermieri. I ricoverati attuali sono 760, nell’ultimo mese sono stati ricoverati una cinquantina di infettivi nuovi. Sala otorinolaringoiatria: abbiamo collaborato per comperare un macchinario e ferri operatori. Le operazioni vengono eseguite due volte alla settimana : tonsille, timpano, adenoidi. ( In media 4o5 operazioni) ( due medici). Sala oculistica: abbiamo collaborato per comperare un macchinario misura vista, ferri, lenti. 500 visite al mese, 30 cataratte, laser, pulizia dei bulbi per l’occhio artificiale.(due medici). Sala chirurgia generale: interamente fornita da noi : due medici, 600 visite al mese dalle 20 alle 25 operazioni: amputazioni di arti, ernie, tumori, appendiciti, interventi ginecologici. Ambulatorio dentistico : due medici, materiale fornito da noi 40 pazienti alla settimana. Ambulatori generali: dermatologia: tre medici 600 visite al mese. Medicina generale: tre medici, 500 visite al mese. Ecografia, fornita da noi: un medico, 100 ecografie al mese. Ortopedia un medico 150-200 visite al mese. Otorinolaringoiatria: un medico 300 visite al mese. Sala fisioterapia interamente fornita da noi: due fisiatri, circa 260 pazienti al mese dagli iniziali 20-30 pazienti al giorno. I bambini adottati a distanza da 200 sono scesi ad una trentina. Dunque  in questi dati sono compresi i lebbrosi che vengono curati gratuitamente e poi i pazienti che  arrivano da altre parti vengono curati dietro un modico compenso. Questo dà la possibilità di contribuire alle spese del lebbrosario. Poi c’è il panificio allestito anche con il nostro contributo, dove una ditta appaltatrice sforna ogni giorno 7.500 pezzi di pane pari a quintali 3,50. Ad ogni lebbroso vanno gratuitamente quindici pezzi al giorno, mentre gli altri devono pagare. Ecco questo piccolo quadro della situazione penso che vi sia gradito. Pensate che undici anni fa al lebbrosario non avevano nemmeno gli occhi per piangere, i ricoverati venivano chiusi nella struttura, non avevano di che vivere né di che curarsi. Le Suore missionarie erano le uniche persone che hanno accettato di curarli e difenderli. Loro stesse diranno : sentivamo l’odore della lebbra da lontano e per un anno non abbiamo potuto mangiare la carne, tante volte la visione di quei corpi martoriati era talmente insopportabile che svenivamo all’ambulatorio. Vi assicuro che quando sono arrivata io nel 1997 non era cambiato niente. Ma con i vostri aiuti pensate quanto avete contribuito a ridare la vita e la speranza. Desidero sottolineare, la bontà di tanti di voi che: per anniversari di matrimonio, gruppi di volontari, gruppi missionari, gruppi di preghiera, Sacerdoti, Suore, giovani, bambini,catechisti, famiglie che colpite da un lutto hanno contribuito a trasformare un posto di dolore in una grande casa dove c’è una grande famiglia.”