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Federico Peirone

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12 Novembre 2012

LIBANO – ( 12 Novembre )

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LIBANO
Beirut: Jean Fahed, cristiano, nuovo presidente del Consiglio superiore della magistratura
di Fady Noun

La nomina accolta con soddisfazione dalle diverse anime libanesi. Uomo impegnato, fedele devoto, padre di famiglia attento, è un misto di “qualità professionali e umane”. Nel 1994 è sopravvissuto per miracolo all’attentato alla chiesa di Nostra Signora della Liberazione. Personalità di primo piano, anche da giudice ha sempre lavorato per la riconciliazione.

Beirut (AsiaNews) – Accolta da tutti i versanti come una decisione particolarmente felice, la recente nomina di Jean Fahed alla presidenza del Consiglio superiore della magistratura (Csm) porta ai vertici del potere giudiziario in Libano un cristiano impegnato, un uomo contraddistinto da un misto assai raro di qualità professionali e umane. La sua figura è familiare ai libanesi, che l’hanno conosciuto in prima battuta come Procuratore generale del Monte Libano (dal 2000 al 2002), ma soprattutto come commissario governativo del Tribunale militare dal 2003 al 2009. In tutti questi anni contraddistinti da turbolenze, caratterizzati da numerosi omicidi di matrice politica, tra cui quello di Saint-Georges del 14 febbraio 2005, in cui è morto l’ex premier Rafik Hariri, egli ha sempre mantenuto una posizione di primissimo piano.

A quasi 58 anni, Jean Fahed (nella foto durante il giuramento davanti al capo di Stato Michel Sleiman e al ministro della Giustizia Chakib Cortbawi) può essere considerato un magistrato relativamente giovane. Egli è originario di una regione situata nel cuore del Monte Libano e del Paese maronita. Fervente cristiano, avrebbe in un primo momento voluto diventare un ufficiale dell’esercito. La sua giovane età – aveva solo 17 anni al termine della scuola superiore – lo orienta verso studi giuridici, che in linea di principio dovevano essere solo un ripiego temporaneo [in attesa di iniziare la carriera militare]. Tuttavia, egli scopre una passione per lo studio del diritto che approfondirà – con risultati eccellenti – nell’Istituto superiore della magistratura.

La fede cristiana

Ogni ambito della sua vita porta dentro di sé il segno dell’appartenenza cristiana: il villaggio in cui è nato, la dimora familiare, la meravigliosa mamma che l’ha cresciuto, la scuola di Nostra Signora di Loueïzé, sotto l’ordine libanese Mariamita al quale appartiene anche suo zio, l’abate Boutros Fahed, superiore generale del suo ordine, l’università di San Giuseppe dove ha conseguito le lauree in diritto francese e libanese, fino agli anni della specializzazione a Parigi con una borsa di studio del governo francese (1976-1979) e la scoperta di una fede ancor più profonda al Santuario della Medaglia Miracolosa, che sorge in rue du Bac.

Agli occhi dell’opinione pubblica, la straordinaria carriera professionale di Jean Fahed è contraddistinta soprattutto dal passaggio al Tribunale militare. La sua presenza fisica sulla scena degli attentati ha catturato l’attenzione della comunità giuridica e dell’entourage diplomatico, la Francia in testa. Tutto questo gli è valso, nel 2008, il conferimento della rosetta di ufficiale da parte della Legione d’Onore.

Nel consegnargli il suo distintivo, il ministro della Giustizia Michèle Alliot-Marie ha bene espresso il suo valore con queste parole: “Nello svolgimento del suo gravoso compito, Jean Fahed ha promosso un suo stile […]. In questo modo, egli afferma in modo coraggioso la presenza e il controllo serrato della Procura sulla scena del crimine. Mediante la “tutela legale” offerta a vere e proprie operazioni militari contro le reti terroristiche, egli afferma la supremazia del diritto e della legalità allo stato di emergenza”. 

Egli gode di una fama di uomo di legge integro e coraggioso, accompagnato da uno stile di vita analogo. Su di lui, il guardasigilli Alliot-Marie aggiunge: “La disponibilità e la capacità di ascolto in Jean Fahed, corrispondono più a uno stile di vita che a un obbligo professionale. Dalle guardie della sicurezza ai collaboratori e impiegati, l’ammirazione e il rispetto che portano verso di lui il personale del tribunale riflettono le innegabili qualità umane e la dedizione di questo alto magistrato”.

Lavoratore instancabile

Questa dedizione ha fatto di lui un gran lavoratore. Uno studio condotto nel 1995 dalla Banca mondiale riguardo “l’asfissia del sistema giudiziario in Libano” ha dimostrato che Jean Fahed aveva – contrariamente alla tendenza del momento – emesso 2392 sentenze nel solo anno precedente, il 1994. A questo si può aggiungere che, fino al momento in cui era giudice unico a Jdeïdé, ogniqualvolta era possibile, questo uomo di mediazione si sforzava, prima ancora di dirimere le liti giudiziarie, di riconciliare le parti avverse che comparivano al suo cospetto.

Ai tempi in cui era giudice al tribunale di Jdeïdé, egli ha risolto una controversia fra due fratelli in lite per la loro società: “Eravamo nel mese di Ramadan” ricorda il magistrato, e “dopo essermi assicurato che erano entrambi praticanti, ho chiesto loro cosa avrebbe fatto più piacere a Dio che essi adoravano, il loro digiuno o la loro riconciliazione…”.

Uomo di diritto, Jean Fahed è al contempo persona legata alla terra e padre di famiglia premuroso. Egli trascorre il poco tempo libero al villaggio di origine. Lì, egli gode di una reputazione di probità e correttezza mutuata dal padre, a suo tempo presidente della municipalità, e grazie alla sua nomea riesce a promuovere o incoraggiare tutto quanto può servire allo sviluppo: parchi giochi, giardini pubblici, vie di comunicazione, scuole pubbliche, senza per questo scordare il compito tradizione di “sceicco Solh”, che ha assunto di sua spontanea volontà e che lo porta a conciliare liti familiari o divergenze fra opposte fazioni.

La vita familiare di Jean Fahed è segnata per sempre da un episodio drammatico: l’attacco terroristico contro la chiesa di Saydet el-Najat (Nostra Signora della Liberazione), una quindicina di km a nord di Beirut, domenica 27 febbraio 1994. Quel giorno, seduto nella terza fila sul lato sinistro della navata, egli partecipava alla messa con la moglie, incinta del loro quarto figlio. L’esplosione ha causato 13 morti e decine di feriti, tra cui la madre, lo zio e il figlio. Ed è stato un vero e proprio miracolo che la carica piazzata all’interno dell’organo, situato di fronte alla fila dei banchi nella quale si trovava, non sia esplosa. [Ed è per questo aneddoto che] Sua figlia ultimogenita si chiama Najat.

Il testo completo si trova su:

http://www.asianews.it/notizie-it/Beirut:-Jean-Fahed,-cristiano,-nuovo-presidente-del-Consiglio-superiore-della-magistratura-26334.html