I Frati cappuccini missionari di Milano al fianco del Libano, sconvolto dalla esplosione del 4 agosto scorso e in preda ad una profonda crisi economica e finanziaria. Oggi i religiosi milanesi annunciano che è giunto a Beirut il primo container pieno di generi di prima necessità – alimentari, per l’igiene e la salute – “in soccorso delle migliaia di disperati” che vivono nella capitale libanese. Il container è pronto a essere sdoganato, spiega padre Abdallah, cappuccino operativo a Baabda, vicino Beirut, che ha studiato a Milano: “Quanto è accaduto in agosto è stato il colpo di grazia. Oggi in Libano migliaia di cittadini sono ridotti alla fame. Vivevano di  servizi bancari e finanziari ma il sistema bancario è crollato. E il Covid-19 ha bloccato l’altra fonte di reddito che era il turismo. I morti per il virus sono circa 12 al giorno su meno di 7 milioni di persone, stanno aumentando, ma la vera emergenza è economica. I giovani se ne vanno in cerca di lavoro, di una speranza di vita. La corruzione è capillare. Noi cappuccini assistiamo direttamente 600 famiglie, non solo cristiane ma anche musulmane perché abbiamo buoni rapporti con tutti. Soccorriamo anche rifugiati iracheni e siriani”. I Frati cappuccini missionari di Milano operano nell’immediatezza del bisogno, come è avvenuto per i terremotati italiani per i quali il convento di piazzale Cimitero Maggiore è ancora un importante riferimento quale centro di vendita dei prodotti delle aziende agricole umbre tutt’ora in difficoltà. “Non si aspettano fondi e raccolte – spiega padre Marino Pacchioni, responsabile del centro missionario del capoluogo lombardo –, si getta il cuore oltre l’ostacolo, ma poi guai se non arrivasse la provvidenziale generosità dei milanesi”. Sul sito internet sono descritti tutti i progetti benefici avviati. Per donare, la Chiesa è sempre aperta dalle 6.30 del mattino (chiude solo dalle 12 alle 15).