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Federico Peirone

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18 Ottobre 2011

LIBANO/USA – (18 Ottobre)

"Riforestazione" cristiana del Libano per difendere il "vivere insieme" di Fady Noun
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Il patriarca maronita Béchara Rai ha compiuto nelle settimane passate un lungo tour negli Stati Uniti, dove la Fondazione maronita sta lavorando per ridare vita ai legami degli emigrati con il Paese d’origine.

Beirut (AsiaNews) – In visita pastorale negli Stati Uniti, il patriarca maronita Bechara Boutros Rai non ha mai omesso, nelle sue differenti tappe – Peoria, Houston, Cleveland, Chicago e Los Angeles – di affermare che i cristiani in Medio oriente non sono “una minoranza da salvare” ma sono una parte integrante della Chiesa universale, e sono i pionieri della battaglia che la Chiesa universale porta avanti per i valori che sono ormai patrimonio comune dell’umanità: libertà religiosa, libertà d’espressione, rispetto del pluralismo politico e del processo democratico.
“Amerei attirare la vostra attenzione sul fatto che la presenza dei cristiani in Medio oriente è essenziale per la Chiesa e la cultura umana”, ha affermato a Houston. “I cristiani sono parte integrante della Chiesa universale, del corpo di Cristo. Proseguono la proclamazione del Vangelo della salvezza nel loro ambiente geografico…il Vangelo della libertà e della dignità della persona…Noi facciamo appello alla comunità internazionale, e in particolare a quel grande Paese che sono gli Stati Uniti, a tener presente il ruolo indispensabile che giocano i cristiani in Medio oriente e a promuoverlo, e ad agire affinché questa presenza continui”.

Il patriarca aveva reso omaggio al ministro americano dei trasporti, Ray Lahood, un americano di ascendenza libanese, nato a Peoria. “Ray Lahood è una voce preziosa per il nostro popolo in seno all’amministrazione Obama; un grande appoggio per la nostra causa, la causa di un Libano che cerca la pace e la libertà per il nostro popolo, così che possa restare radicato in quel bel Paese che il papa Giovanni Paolo II ha definito un messaggio per l’oriente e l’occidente”. In questa stessa logica il patriarca ha raccomandato agli abitanti di Peoria: “Continuate a registrare i vostri matrimoni e la nascita dei vostri bambini al consolato libanese. In questo modo resterete legati a questa terra dei vostri padri e sarete un grande appoggio per i vostri fratelli e sorelle che vivono sempre in Libano, sapendo anche che il sistema politico libanese è basato sull’equilibrio confessionale fra cristiani e musulmani”.

Nel momento in cui a Beirut dei cartelloni pubblicitari vantano il vantaggio del fatto di avere delle “radici”, a Washington, la Fondazione maronita nel mondo, un’organizzazione creata dal patriarcato maronita e presieduta dall’ex ministro della Cultura, Michel Eddé lavora per una grande “riforestazione” umana del Libano, grazie alla ripresa di legami fra gli emigrati cristiani e la madre patria.
 
Ci sono negli Stati uniti circa 215mila maroniti che hanno la nazionalità libanese, ma in realtà sono molto più numerosi se si contano i discendenti di seconda e terza generazione. La Fondazione maronita nel mondo si è data l’obiettivo di ristabilire questo legame, e a questo scopo si è messa al servizio non solamente dei maroniti, ma di tutti i cristiani delle due Americhe: greci ortodossi, melchiti, siriaci e armeni. La presenza del patriarca maronita Béchara Rai gli ha dato l’occasione per moltiplicare i suoi contatti.

“Ci sono certamente molti vantaggi nell’essere libanesi” sottolinea Antonios Andari, infaticabile difensore della Fondazione maronita nel mondo. Cita “vantaggi patrimoniali e fiscali” senza dimenticare il diritto di voto, una volta che questo diritto potrà essere esercitato nelle ambasciate libanesi all’estero. “Ma oltre a tutti questi vantaggi, ce n’è uno, il più inestimabile, ed è quello di preservare il modello libanese del vivere insieme. Ora, se, come dimostrano alcune statistiche, il numero dei cristiani in Libano dovrebbe diminuire fino al punto di non rappresentare più che un decimo della popolazione totale nei prossimi vent’anni, il modello libanese stesso sarebbe compromesso. Bisogna dunque reagire, per il bene di tutti, e non solo dei cristiani”.

Il lavoro della Fondazione si è svolto soprattutto a Los Angeles e nel Michigan. La Fondazione spinge anche per l’adozione di una nuova legge che autorizzi i libanesi a trasmettere la loro nazionalità ai discendenti. Nello Stato del Michigan esistono 500 dossiers di cristiani che desiderano la nazionalità libanese. Ma solo 85 di essi rispondono ai criteri legali richiesti perché ciò avvenga adesso; gli altri devono attendere una nuova legge. Secondo Andari, una proposta di legge in questo senso dovrebbe essere approvata in Consiglio dei ministri molto presto. Una legge del genere è indispensabile se il progetto “Radici” deve veramente prendere corpo. “Non rientrate in Libano, ma date visibilità alle vostre radici libanesi. Bisogna impedire al Libano del vivere insieme di sparire”, afferma Andari. Un’enorme riserva umana è laggiù, nelle due Americhe, per ottenere questo obiettivo. Basta sapere come attingervi.

Il testo completo si trova su:


http://www.asianews.it/notizie-it/”Riforestazione”-cristiana-del-Libano-per-difendere-il-“vivere-insieme”-22938.html