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Federico Peirone

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11 Giugno 2016

LIBIA – ( 11 Giugno 2016 )

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Lotta al terrorismo

Libia, il Daesh è in fuga da Sirte
 
 
A.M.B.
 
 
 
I soldati libici hanno riconquistato Sirte, ex covo jihadista sulla costa mediterranea (Lapresse)
 
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Il porto di Sirte, roccaforte del Daesh in Libia, è stato liberato. Il portavoce delle forze fedeli al governo di unità nazionale di Fayez al Sarraj, generale Mohamed al Ghasri, ha annunciato che i leader del Daesh sono fuggiti nel deserto a sud, il Fezzan, ma che molti jihadisti sono ancora sotto assedio nel centro della città costiera.

I jihadisti sono ormai stretti in una morsa. Continuano a perdere terreno, dalla Libia alla Siria e all’Iraq. Nel nord della Siria i curdi hanno quasi chiuso l’assedio attorno a Manbij, minacciando Raqqa, roccaforte del Daesh. E in Iraq, da dove tutto è iniziato, l’organizzazione di al-Baghdadi è stretta d’assedio a Falluja, la seconda città più importante caduta in mano al Daesh, dopo Musul nel nord.

IN LIBIA. I militari fedeli al governo di unità nazionale di Fayez al Sarraj sono entrati a Sirte giovedì. Ieri sono proseguiti i bombardamenti d’artiglieria pesante contro le postazioni del Daesh. E stamani è arrivata la notizia della liberazione del porto e della conseguente fuga dei leader jihadisti verso sud, nella regione desertica del Fezzan.

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Il puntatore rosso indica Sirte, al centro della costa libica

L’operazione “Liberazione di Sirte” è cominciata il 12 maggio.

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Sul cartello nero la scritta: “Sirte, città controllata dal Daesh”

Nelle aree di Sirte liberate dalla presenza del Daesh ieri si sono tenute le preghiere del venerdì. Le preghiere nella moschea di al-Thalathine sono state trasmesse in diretta dalle televisioni libiche al Nabaa e al Tanasoh.

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L’operazione “Liberazione di Sirte”, fermi immagine da un video dell’agenzia Reuters girato il 9 giugno
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IN SIRIA. Il Daesh è sulla difensiva nella regione settentrionale di Raqqa, sua roccaforte in Siria, stretta tra l’offensiva governativo-russa verso Tabqa e da quella curdo-americana su Manbij. La cittadina è quasi isolata dalle milizie guidate dall’ala siriana del Pkk. Dopo un’offensiva verso il nord di Aleppo, i jihadisti si sono ritirati anche da Kaljibrin, tra Marea e Azaz a ridosso del confine turco.


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Il puntatore rosso indica la posizione di Manbij (CLICCA PER INGRANDIRE)

Le Forze della Siria democratica (Fsd), coalizione curdo-araba sostenuta dagli Usa, hanno completamente accerchiato Manbij e hanno conquistato la strada principale che collega la città alla Turchia. Secondo il Pentagono l’alleanza curdo-araba ha conquistato tre
chilometri quadrati nella zona nord-est della città e altri sei chilometri quadrati a sud. L’offensiva per liberare Manbij è scattata il 31 maggio.

Il sito di notizie siriano Aranews riferisce che centinaia di militanti del Daesh hanno evacuato le loro basi a Manbij. La conquista di Manbij è considerata strategica in vista dell’avvio di un’offensiva contro
Raqqa.


IN IRAQ. La battaglia per Falluja, assediata da settimane e di cui sembra inevitabile la caduta, è una delle più importanti nella lotta al Daesh: si tratta della prima città caduta in mano ai jihadisti, a soli 50 chilometri dalla capitale Baghdad. La presa di Falluja permetterebbe al governo di tornare a controllare le località sunnite nella valle dell’Eufrate a ovest della capitale. L’operazione è partita il 23 maggio.

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Il puntatore rosso indica Falluja, in Iraq (CLICCA PER INGRANDIRE)

La situazione della popolazione a Falluja è allarmante. Almeno 17mila sono riusciti a lasciare la cità, sugli altri incombe lo spettro della fame.

Business Falluja: la “tassa” per uscire di Nello Scavo

Secondo le ultime stime dell’Onu sarebbero oltre 50.000 le persone bloccate, di cui almeno 20.000 bambini, in condizioni assolutamente precarie per l’assenza di cibo, acqua potabile e medicine.

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Sfollati da Falluja nel campo di Ameriyat Falluja (Lapresse)

Il Daesh ha subito le peggiori sconfitte proprio in Mesopotamia, dove è nato e dove nel giugno del 2014 ha compiuto una fulminea avanzata fino a Mosul, sua roccaforte nel nord. Da allora le varie coalizioni che lo combattono sono riuscite a contenerne l’avanzata. I jihadisti hanno già perso città importanti come Tikrit, Ramadi e Sinjar.

Lo scorso aprile il segretario di Stato americano John Kerry ha detto che il Daesh ha perso in Iraq il 40% dei territori che aveva conquistato. E il ministro della Difesa Roberta Pinotti nei giorni scorsi ha affermato che il Daesh controlla solo il 15% dei territori siriano e iracheno, rispetto al 30% del 2014.

Le milizie di al-Baghdadi continuano a controllare l’intera provincia di Ninive, nel nord, con capoluogo Mosul, oltre a vaste porzioni della provincia occidentale di Al Anbar, confinante con la Siria. Proprio le regioni orientali della Siria sembrano essere il rifugio sicuro dei jihadisti.

VOCI SU AL-BAGHDADI FERITO. La tv irachena Al Sumariya riferisce che il leader del Daesh Abu Bakr al-Baghdadi (l’autoproclamato “Califfo”) e altri leader del gruppo terroristico sarebbero rimasti feriti in un raid aereo compiuto ieri dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti nella provincia di Ninive. Il colonnello Chris Garver, portavoce della coalizione, ha detto di avere visto la notizia ma di non avere “niente da confermare in questo momento”.
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Abu Bakr al Baghdadi, il “Califfo” del Daesh, in un video del 2014

Notizie sul ferimento o sulla morte, del leader del Daesh si rincorrono da mesi, ma non hanno mai trovato conferma. Quasi due anni fa, il 29 giugno del 2014, al Baghdadi annunciò la nascita dell’autoproclamato Stato islamico.

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Il testo originale e completo si trova su:

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/daesh-in-rotta-libia-iraq-siria-al-baghdadi.aspx