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Federico Peirone

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13 Marzo 2014

LIBIA – ( 13 Marzo )

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Libia: è caos politico istituzionale. Nelle acque egiziane la petroliera caricata illegalmente dai separatisti



In Libia è caos politico e istituzionale dopo la sfiducia del Parlamento, nei giorni scorsi, nei confronti del premier Ali Zeidan fuggito poi in Germania. Da mesi, nel Paese, persistono scontri tra milizie contrapposte e spinte secessioniste che osteggiano il centralismo di Tripoli. Intanto è giunta in acque territoriali egiziane la petroliera nordcoreana caricata illegalmente dai separatisti della Cirenaica e riuscita a sfuggire al controllo dei militari a Sidra, motivo questo che ha innescato la sfiducia nei confronti di Zeidan. Massimiliano Menichetti ha raccolto il commento di Pietro Batacchi, direttore della Rivista italiana difesa:RealAudioMP3

R. – La situazione è di complessiva instabilità che sta irradiando le sue conseguenze in tutta la regione. Un vero e proprio vuoto di sicurezza che le autorità interinali libiche non sono riuscite a riempire dopo la caduta di Gheddafi e la guerra del 2011 e, non solo, non è mai esistito negli ultimi anni che la Comunità internazionale abbia fatto una guerra da qualche parte nel mondo senza poi pensare ad una missione di stabilizzazione. Curiosamente in Libia ce lo siamo dimenticati e queste di oggi sono le conseguenze. In Libia oggi è più corretto parlare di “fazionalismo” su base locale.

D. – Zeidan, storico oppositore di Gheddafi, fu designato proprio due anni fa con l’obiettivo di ripristinare i servizi di base, la sicurezza del Paese e disarmare le varie milizie. Venne rapito e rilasciato lo scorso anno; denunciò diversi tentativi di colpo di stato, poi la fuga…

R. – Zeidan alla fine si è trovato in un gioco probabilmente più grande di lui, in un contesto come quello libico – centrifugo e frammentato in diverse realtà tutte più o meno a base locali – e di fondamentalismo, di quaedismo. A questi attori locali rispondono sempre agende abbastanza circoscritte, molto personalistiche che fanno riferimento alle varie tribù e clan, da sempre i principali protagonisti della vita politica libica. Per cui, Zeidan si è trovato nel mezzo di questa situazione, sequestrato per alcune ore per altro da milizie pagate dallo stesso ministero della Difesa e questo è il grande paradosso del sequestro dello scorso autunno. Milizie che volevano semplicemente ricordare al primo ministro, come si dice in gergo, “chi è il vero padrone del negozio”.

D. – I separatisti della Cirenaica hanno più volte ribadito di voler vendere greggio indipendentemente dalle autorità centrali, accusando il governo di corruzione…

R. – Le milizie che controllano i terminal sono molto organizzate e sono composte da tanti uomini, si parla di 20 mila agli ordini di Ibrahim Jadaran persona scaltra e furba. Vedo quindi una situazione molto complessa, non sarà facile per le milizie che fanno capo al ministero della Difesa libico di riprendere il controllo dei terminal: si segnalano convogli di uomini armati da Tripoli che si stanno spostando verso la Cirenaica. Non mi stupirei se si dovesse arrivare ad uno scontro armato, perchè l’esportazione del petrolio da parte di Jadaran significa, né più né meno, la secessione della Cirenaica vera e non quella decantata.

D. – La Libia è andata oltre le divisioni tra Tripolitania, Fezzan e Cirenaica…

R. – Tre complessi regionali separati che, non dimentichiamo, vennero messi insieme dall’Italia negli anni ’20. Per cui, sarebbe un ritorno alle origini. La novità è che le aspirazioni della Cirenaica, in questo caso, sono sostanziate dalle perdite delle esportazioni petrolifere.

D. – In questo contesto comunque si cerca di lavorare alla costituzione in vista anche delle elezioni generali nel Paese…

R. – Le elezioni sono state programmate a luglio ma io non ci scommetterei, considerando anche che le recenti elezioni per l’assemblea costituente hanno fatto registrare una bassissima affluenza alle urne e non solo. In alcuni casi non sono state completate perché in alcuni seggi non è stato possibile votare a causa delle violenze e delle tensioni. Per cui, anche su questa nuova data delle elezioni, che dovranno portare alla nascita di un nuovo Parlamento libico, io sarei cauto perché la situazione e la sicurezza del Paese è precaria.

 

Testo proveniente dalla pagina

 
http://it.radiovaticana.va/news/2014/03/13/libia:_è_caos_politico_istituzionale._nelle_acque_egiziane_la/it1-781124

del sito Radio Vaticana