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Federico Peirone

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17 Ottobre 2016

LIBIA – (17 Ottobre 2016)

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Libia: anarchia a Tripoli, dopo tentato golpe islamista

Il leader delle milizie islamiste, al Ghwell - ANSA

Il leader delle milizie islamiste, al Ghwell – ANSA

Situazione di “anarchia” a Tripoli, in Libia, dopo il tentato ‘golpe’ della scorsa fine settimana ordito dalle milizie islamiste dell’ex premier Khalifa al Ghwell contro Fayez al Sarraj. Scontri si sono verificati in varie zone della città, con un bilancio di almeno un morto e sei feriti. La guardia presidenziale del governo di intesa nazionale di Sarraj, riconosciuto dall’Onu, ha deciso di sostenere al Ghwell, nonostante molti golpisti siano stati arrestati. E le forze dell’autoproclamato esercito nazionale libico di Khalifa Haftar hanno annunciato di controllare “l’80% della Libia” e in particolare “il sud e l’est” del Paese. In questo quadro, agiscono dunque anche le milizie islamiste vicine ai Fratelli musulmani. Di quanto possano essere pericolose per il governo di al Sarraj parla Renzo Guolo, docente di Sociologia dell’islam all’università di Padova, intervistato da Giada Aquilino:

R. – Lo sono nel momento in cui mostrano che il governo non ha il pieno controllo del territorio: allora forse questo atto riescono in qualche modo a controllarlo – in un contesto in cui le alleanze tra le diverse milizie e fazioni cambiano repentinamente – però il risultato è che comunque si mostra debolezza. Se al conflitto classico con il generale Haftar e il governo di Tobruk si aggiunge anche una instabilità interna, in una transizione che non è mai stata semplice nella dimensione del potere tripolino riconosciuto a livello internazionale, diventa problematico pensare cosa possa succedere in futuro.

D. – Come inquadrare tali milizie nel vasto e variegato fronte di opposizione ad al Serraj?

R. – E’ evidente, per esempio, come le milizie e i gruppi che erano alleati con i Fratelli musulmani locali non abbiano gradito la modalità con cui la comunità internazionale ha investito il nuovo governo, proprio perché hanno ritenuto di subire questa situazione. Quindi è chiaro che possano manifestarsi anche al loro interno meccanismi di tipo scissionistico, che potrebbero indurre qualcuno a prendere addirittura la via di una rivolta in armi, al di là del tentativo di colpo di Stato effettuato nei giorni scorsi. Dopodiché resta il grande problema di come le milizie riconoscano ancora un potere, una sovranità centrale, perché ciò che sta decidendo ormai la lealtà e la fedeltà alle istituzioni non è l’adesione a un comune quadro politico, ma è sostanzialmente l’accesso alle risorse che, in qualche modo, l’economia di guerra in questi anni molto travagliati ha comunque distribuito. Pensiamo solo al controllo delle risorse petrolifere…

D. – Questa strategia si riflette anche un po’ nella linea delle forze di Khalifa Haftar che, dopo aver occupato proprio la Mezzaluna petrolifera, ora dicono di controllare l’80% del Paese?

R. – Certo: infatti il vero nodo è questo. Soprattutto capire quali siano le intenzioni dell’Egitto e dei Paesi del Golfo che appoggiano l’Egitto in tal senso e, a livello europeo, il ruolo della Francia, perché al di là delle posizioni ufficiali sembra delinearsi una sorta di appoggio o comunque di tentativo francese di disporre di più carte sul terreno libico: non solo il governo riconosciuto dalla comunità internazionale, ma anche – in seconda battuta – quello appoggiato oggi dall’Egitto.

D. – Cosa si può prospettare allora per il governo al Sarraj e per la Libia?

R. – E’ una transizione ancora molto complicata. Sia sul piano militare – più che contro l’Isis, nei confronti del generale Haftar – sia sul piano politico il quadro non è ancora ben delineato, cioè manca oggi in Libia una forza davvero in grado di unificare sotto il proprio dominio le diverse fazioni: o perché sono d’accordo con l’obiettivo di questo nuovo centro di potere o perché sono costrette ad accettare realisticamente il compromesso in base ai rapporti di forza, questa situazione è ancora molto lontana dall’essersi affermata sul terreno. Quindi, ciò che ci si prospetta è ancora un notevole livello di instabilità, almeno per i prossimi mesi.

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/10/17/libia_anarchia_a_tripoli,_dopo_tentato_golpe_islamista/1265769