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Federico Peirone

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2 Novembre 2015

LIBIA – ( 2 Novembre 2015 )

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L’Italia ricuce con la Libia ma preoccupa il saccheggio del cimitero

Tripoli: la profanazione del cimitero italiano - ANSA

Tripoli: la profanazione del cimitero italiano – ANSA

“Non c’è una tensione particolare tra Libia e Italia”. Lo ha detto il ministro della Difesa Pinotti ribadendo che “la notizia diffusa da Tobruk sullo sconfinamento delle navi italiane in acque libiche è falsa”.  Secondo la Pinotti ci sarebbe una volontà di mandare a monte i negoziati portati avanti dall’emissario delle Nazioni Unite, Bernardino Leon. Non ci sono conferme che le navi da guerra fossero italiane, fa sapere anche l’ambasciatore libico all’Onu. Intanto sono saliti a 1.300 i feriti a Sirte dall’inizio dell’offensiva dello Stato islamico contro la città.

Sono due le questioni che in questi giorni riguardano la Libia: le difficoltà nel creare un governo di unità nazionale, più volte promosso dall’Onu, e le devastazioni avvenute nel cimitero italiano di Hammangi a Tripoli. Secondo alcuni vi sarebbe un collegamento e le profanazioni sarebbero state messe in atto proprio da gruppi che osteggiano il tentativo di pacificazione nel Paese. Giancarlo La Vella ne ha parlato con Luciano Ardesi, esperto di nord Africa:

R. – La profanazione del cimitero italiano è una provocazione nei confronti dell’Italia e certamente un segnale che significa il timore di alcuni gruppi terroristici di vedere l’Italia, ma forse anche gli altri Paesi, intervenire in Libia e mettere fine alla guerra civile in corso in questo momento. E’ una guerra civile per bande e naturalmente ci sarà sempre qualche milizia che cercherà di sottrarsi a un eventuale accordo politico, che per il momento rimane ancora difficile da raggiungere.

D. – In Libia, i sentimenti anti-italiani sono in qualche modo sempre stati presenti?

R. – Io ho sempre avuto l’impressione che la politica anti-italiana di Gheddafi fosse un modo per il dittatore di accreditare la sua politica rivoluzionaria e di indipendenza nei confronti dell’Italia, l’ex potenza coloniale, e comunque delle influenze straniere. Credo che buona parte della popolazione libica mantenga un rapporto di amicizia. Non dimentichiamoci che c’era una piccola comunità italiana in Libia prima della caduta di Gheddafi, quindi non credo che sia un sentimento diffuso tra la popolazione. Però, è un sentimento che può essere giocato sul piano politico da parte di alcune forze politiche e anche terroristiche.

D.  – Per quanto riguarda la possibile formazione di un governo ad unità nazionale, è un obiettivo raggiungibile attraverso quelle che sono le tappe richieste dall’Onu?

R. – Il problema al governo risiede nell’equilibrio all’interno del governo stesso. L’ultimo piano proposto da Bernardino Leon era francamente squilibrato a favore di Torbuk, rispetto invece alla coalizione che è al parlamento a Tripoli. Bisognerà riequilibrare probabilmente queste due componenti e poi però bisognerà fare i conti con le milizie che sono sul territorio. Alcune di queste milizie sfuggono completamente alle stesse forze politiche, quindi noi dobbiamo vedere questo eventuale accordo solo come l’inizio di un lungo processo, ma non certo la soluzione finale al caos che in questo momento è in corso nel Paese.

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2015/11/02/libia_le_cause_della_profanazione_del_cimitero_italiano/1183808